The Vegetable Orchestra. Perché ogni cosa può essere suonata

I viennesi sperimentano le potenzialità interpretative della musica. Con la natura. Ne nasce un’orchestra di dodici elementi, che prepara e suona strumenti molto particolari. Con scadenza il giorno stesso. Ma specificano: “Non siamo vegetariani”.

The Vegetable Orchestra - photo Heidrun Henke

La Vegetable Orchestra è unica al mondo nel suo genere. Dodici musicisti, due ingegneri del suono e un light designer. La loro specialità è esibirsi esclusivamente con strumenti costruiti con frutta e verdura fresche, scelte accuratamente la mattina nel mercato più caratteristico della città che li ospita. Poi, durante la giornata di preparazione al concerto, avviene la magia della trasformazione. Coltelli affilati, martelli, cucchiai e trapani sono gli aiutanti dei nostri artigiani del suono per la realizzazione dei loro strumenti.
Ecco allora che il sedano diventa un violino, la zucca un oboe intonato, le melanzane decise bacchette e le carote flauti traversi affinati. Tutti questi materiali sono organici e quindi durano solo per il tempo di un concerto o di una giornata in studio. Oltre alle verdure e a utensili vari, vengono utilizzati anche giradischi o trapani elettrici per creare rumori insoliti e aggiungere inaspettate sfumature alla struttura della composizione.
I suoni prodotti dagli strumenti vegetali sono molteplici, sotto diversi aspetti: trasparenti e scoppiettanti, striduli e profondi, scuri e ipnotici. Una moltitudine eterogenea di gemme acustiche e strani suoni, a noi sconosciuti per la maggior parte, la cui origine biologica non è sempre immediatamente riconoscibile. Le composizioni sono scritte su misura per soddisfare le caratteristiche specifiche degli strumenti utilizzati, in termini di caratteristiche sonore e di considerazioni pratiche per ottimizzarne le prestazioni.

The Vegetable Orchestra – photo Heidrun Henke

È incredibile l’effetto del suono caldo della terra che colpisce appena inizia il concerto. Per non parlare dei profumi dolci e rustici che avvolgono l’atmosfera. L’uso di diversi, e sempre vari, strumenti vegetali crea un universo musicale esteticamente unico, ricco di suoni che non potrebbero essere raggiunti con strumenti tradizionali. E l’effetto sul pubblico è grandioso, fin dalle prime note.
La Vegetable Orchestra è un progetto nato nel 1998 a Vienna e conta già più di duecento concerti e perfomance nei luoghi più impensati: dalle serre ai rifugi di montagna, dalle navi da crociera ai jazz club di mezza Europa fino ad approdare alle tanto ambite sale da concerto. Questo passato sfaccettato dà già un’idea chiara della loro versatilità stilistica.
Conversando poi con loro a concerto finito, scopriamo che il collettivo è un mix di persone con esperienze artistiche molto diverse. Musicisti, artisti, architetti, designer, poeti, scrittori. E che sono un gruppo di amici ben affiatati e piacevoli. Si divertono a rispondere alle domande sbalordite e curiose su ogni strumento. Spiegano che nelle decisioni artistiche ed estetiche tutti i dodici membri dell’ensemble hanno lo stesso peso decisionale. E questo ci colpisce, soprattutto pensando a un ambiente gerarchico come quello della musica classica contemporanea.
Raccontano ad Artribune che il loro primo strumento è spuntato fuori per gioco la notte di Natale del 1997 e per costruirlo sono bastati pochi secondi. Era un pomodoro e suonava perfettamente da solo, senza modifiche, bastava soffiarlo nel punto giusto. Mentre, per ottenere un buon cetriolofono, servono almeno quindici minuti, per non parlare dello xilofono carota e dei flauti ravanelli. Insomma, la durata della preparazione dello strumento dipende dall’ortaggio, ma alla fine il risultato, in ogni caso, è di un’armonia perfetta e rara.

The Vegetable Orchestra – photo Heidrun Henke

Una raccolta di stili unici e diversi che, incontrandosi, crea una dolce musica. La continua sperimentazione e la raffinatezza della musica vegetale sono tra gli obiettivi centrali di questo progetto, il fulcro della ricerca innovativa dell’orchestra. Ogni musicista, con il proprio particolare processo creativo, è di vitale importanza al fine di sostenere la continuità dell’autonomia artistica dell’ensemble. Non ci sono confini musicali per la Vegetable Orchestra. Spaziano dall’elettronica sperimentale al jazz, dal noise alla dub. Gli stili musicali più differenti si fondono e la forza musicale dell’ensemble si espande in modo omogeneo, coerente. E i loro strumenti, sempre unici e irripetibili, spesso determinano e mutano la direzione stilistica.
Un concerto della Vegetable Orchestra è un’esperienza che risveglia e tocca tutti e cinque i sensi. Infatti, ad accompagnare le performance, vengono proiettati dei video giganteschi dalle immagini affascinanti mentre un meraviglioso profumo di verdure si spande nell’aria. L’orchestra è anche famosa per offrire al pubblico una squisita zuppa alla fine di ogni concerto. Come dire: un delizioso pacchetto all-inclusive.
Il loro ultimo e terzo cd si intitola Onionoise e il tour per sponsorizzarlo è partito proprio da Berlino e dalle sale dell’ex centrale elettrica dell’Est.

Martina Camilleri

www.vegetableorchestra.org

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Martina Camilleri
Martina Camilleri (1984) ama scrivere e si occupa di comunicazione per l’arte, la musica e la letteratura contemporanea. Cresciuta sotto le cattive influenze di una dittatura mediatica, decide ben presto di partire per trovare rifugio artistico all’estero. Si forma in teatro, fotografia e arte visuale e lavora tra Francia, Norvegia, e Spagna. Una volta tornata in Italia si laurea in comunicazione e politica alla Sapienza di Roma, ma riparte grazie ad una borsa di studio vinta per un master in New Journalism a Berlino. Città che non ha ancora abbandonato.