Sgarbi batte Ministero dei Beni Culturali. Il tribunale di Venezia condanna la Soprintendenza a riammettere il critico nei ruoli: “invalidità delle dimissioni”

Print pagePDF pageEmail page

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi è stato riammesso in servizio nei ruoli della Sovrintendenza di Venezia”. La notizia arriva da una nota dello stesso Sgarbi, che cita il pronunciamento della sezione lavoro del Tribunale di Venezia (Presidente dottor Luigi Perina) “che, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Giampaolo Cicconi e Claudio Baleani (difensori dello storico e critico d’arte) ha dichiarato la ‘invalidità delle dimissioni, siccome irrituali’, e la ‘inapplicabilità del decreto ministeriale di cessazione del rapporto di lavoro tra le parti’, condannando, altresì, il Ministero a riammettere in servizio Sgarbi”.
Sulla vicenda che portò alle dimissioni – “in realtà mai formalizzate” – del critico si sono versati negli anni fiumi di inchiostro, reale o virtuale: dimissioni presentate “per evitare una procedura di licenziamento minacciata dal Ministero per via di una controversia legata alla sua aspettativa in qualità di ispettore della Soprintendenza di Venezia, incarico ricoperto dal 1974 (e dal 1989/1990 in poi in aspettativa senza assegni per mandato elettorale)”. Difficile dire qualcosa di sensato sulla questione, stante l’impenetrabilità della legislazione italiana con le mille eccezioni fatte di emendamenti, commi e regolamenti vari: di certo molti – la più parte – additarono Sgarbi di aver approfittato della sua posizione per occupare indebitamente una posizione pubblica. Ora questa sentenza – se sarà possibile analizzeremo dettagli e motivazioni – sembra invece decretare che fosse tutto in regola…

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community
  • rasoio

    :)))) Che macello, in italia non si capisce mai niente, eccezioni e controeccezioni , condanne e assoluzioni a ruota. Boh? bah?
    Siccome dicono che parlo male di tutti qui diròe qui mi pentirò di dirlo che se Sgarbi non fosse Berlusconiano mi comincerebbe (quasi) a diventare simpatico. Tra l’altro, se ragioniamo bene , il suo padiglione Italia alla Biennale era sì un caravanserraglio disordinato e arbitrario ma meglio il casino dell’ipocrisia programmatica dei vari Enwezor, Obrist e altri ras che fanno mostre internazional- radicali ma ordinatissime perchè regolate da un numero precisissimo di sponsors.