Misticismo e percezione. Faig Ahmed a Roma

Macro Testaccio, Roma – fino al 29 marzo 2016. Prima personale museale in Italia dell'artista azero Faig Ahmed, a cura di Claudio Libero Pisano e realizzata in collaborazione con la galleria montoro12 Contemporary Art di Roma. Un percorso fra tradizione e misticismo, sperimentando le dinamiche percettive.

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Faig Ahmed – Points of Perception - installation view at Macro Testaccio, Roma 2016 - photo Giovanni De Angelis

Faig Ahmed – Points of Perception – installation view at Macro Testaccio, Roma 2016 – photo Giovanni De Angelis

MISTICISMO E ARTE
Il sufismo rappresenta la via mistica dell’Islam, quella disciplina che tende al perfezionamento spirituale e interiore dell’uomo e della donna di fede musulmana. Allo stesso tempo, l’insieme di dottrine che caratterizzano il sufismo hanno preservato, e preservano tuttora, l’intera comunità islamica dal rischio di un irrigidimento della fede o, peggio ancora, dalla massificazione dell’integralismo. Nel sufismo la divinità viene ricercata attraverso un’ascesi mistica, che è contemporaneamente un’estasi materialmente umana.
Così Faig Ahmed (Baku, 1982) usufruisce del sufismo come file rouge della sua personale Points of Perception al Macro Testaccio. L’arte, come il sufismo, rappresenta lo strumento per ampliare i sensi, per rendere visibile l’invisibile, per muoversi nel terreno di difficile definizione tra coscienza e percezione, tra ciò che consideriamo trascendete e la realtà che ci avvolge.

UNA MOSTRA ETEROGENEA
Per il suo fine, il sufismo utilizza un insieme eterogeneo di metodi, così Faig Ahmed sperimenta tecniche e linguaggi differenti, veri e propri punti di percezione, per sondare l’enigma della verità, per collegare passato, presente e futuro.
All’interno del padiglione 9a dell’ex mattatoio romano, sono in mostra molteplici opere, tra cui video, i caratteristici e bellissimi carpet works e una monumentale installazione.
I suoi carpet works – forse l’elemento distintivo dell’arte di Faig Ahmed – sono tappeti eseguiti con procedimenti antichissimi e tradizionali, ma la cui forma, interna ed esterna, viene riprogettata e modificata attraverso l’uso del computer. Il passaggio avviene dal digitale all’analogico, in controtendenza rispetto a molta arte contemporanea, e proprio per questo motivo ricco di fascino.

TRADIZIONE E FUTURO
I telai tradizionali si trasformano in luogo di sperimentazione, in cui questi tappeti vengono distorti e liquefatti e dove la geometria segue direzioni imprevedibili. Come negli arabeschi, ci si può perdere nella contemplazione dei dettagli, seguire un singolo motivo e osservarne la continuazione, ma le forme si sciolgono, i colori si sovrappongono, le linee si allungano. La sinfonia riccamente orchestrata, di cui parlava Oleg Grabar, diviene una dissonanza eseguita da un complesso di free jazz. La tradizione che diviene futuro, cosa chiedere di più?
L’enorme installazione, posta al centro della mostra, simula il pavimento di una moschea che si alza in un’onda imperiosa e rassicurante, quasi a simboleggiare che nell’Islam la giusta interpretazione della tradizione è la strada da percorrere per un futuro ancora troppo spesso offuscato.

Mattia Andres Lombardo

Roma // fino al 29 marzo 2016
Faig Ahmed – Points of Perception
a cura di Claudio Libero Pisano
MACRO TESTACCIO
Piazza Orazio Giustiniani 4
06 0608
[email protected]
www.museomacro.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/51478/faig-ahmed-points-of-perception/

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