La prima mostra postuma di Hema Upadhyay. Da Verona immagini dell’omaggio dello Studio la Città all’artista indiana assassinata nel dicembre 2015

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Hema Upadhyay, Where the bees suck, there suck I, Studio la Città, Verona (foto Roberta Morgante) 1

La sua vicenda è nota anche alle cronache generaliste, e anche noi ve l’abbiamo già raccontata: quella di un’artista Indiana, brutalmente insieme al suo avvocato a Mumbai, nella megalopoli tentacolare che aveva ispirato le sue installazioni, di cui aveva raccontato le stratificazioni culturali, le rapide trasformazioni e il loro impatto sugli abitanti. Finora ci sono stati cinque gli arresti, incluso l’ex marito dell’artista, ma restano ancora da accertare il reale movente e le singole responsabilità degli indiziati. Parliamo di Hema Upadhyay, a cui la sua galleria italiana, Studio la Città di Verona, dedica la mostra Where the bees suck, there suck I, omaggio postumo appena inaugurato.
In esposizione l’installazione che dà il titolo alla mostra, l’enorme benna che imcombe minacciosa e inesorabile su un agglomerato di baracche (già esposta al Macro di Roma nel 2008, a Studio la Città e al Museum on the Seam di Gerusalemme nel 2010, al Tennis Museum di Helsinky nel 2011); singoli lavori del ciclo Princesses’ Rusted Belt, alcuni video e una serie di fotografie di Michele Alberto Sereni che documentano il lavoro installativo delle ultime opere di Upadhyay. Helene de Franchis . L’anima della galleria – e i collaboratori ricordano così il grande talento dell’artista e gli anni di progetti condivisi, a partire dalla collettiva del 2008, India Crossing, attraverso le successive personali e la recente partecipazione al Padiglione Iraniano della Biennale, fino all’ultimo progetto, previsto per il prossimo aprile al MFA di Boston, purtroppo in assenza di Hema. Noi eravamo alla preview della mostra, eccovi le immagini…

Roberta Morgante

 

 

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