La casa del futuro? Ecco come sarà Biosphera 2.0, con illuminazione, cucina e riscaldamento autonome e a impatto zero

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Biosphera 2.0 (foto Coblanco Film&Communication)

Biosphera 2.0 (foto Coblanco Film&Communication)

Punta a monitorare le reazioni dell’organismo umano al variare delle condizioni climatiche esterne Biosphera 2.0, il modulo abitativo di 25 mq inaugurato a Courmayer, ai piedi del Monte Bianco. La struttura, dotata di illuminazione a led, cucina a induzione, sistema di riscaldamento e raffrescamento e di centrale tecnica, dovrà garantire, in modo autonomo e senza alcun ricorso a una rete di energia esterna, una temperatura confortevole dell’ambiente e delle superfici abitative, sia in inverno sia in estate, mantenendo anche un buon livello di qualità dell’aria interna. Un team di studenti di architettura del Politecnico di Torino, vincitori di un concorso al quale hanno partecipato oltre 100 studenti delle facoltà di architettura e ingegneria italiane, ha curato il layout architettonico dell’unità che impiega legno garantito secondo i criteri del programma “PEFC” ed è certificato secondo gli standard energetici “Passivhaus” e “Minergie-P”.

NON SOLO GREEN, MA ANCHE SOCIAL
Biosphera 2.0 non è solo “green” ma anche “social”: sta infatti compiendo un viaggio di dodici mesi tra l’Italia e la Svizzera – Aosta, Milano, Rimini, Torino e Lugano, queste le tappe – e ospiterà complessivamente venti inquilini: collegati con una webcam, racconteranno e presenteranno la vita quotidiana all’interno del modulo con post, fotografie e video pubblicati sul sito e sui social network. In attesa degli esiti del progetto, da questa esperienza può intanto scaturire una riflessione sul tema dei moduli abitativi temporanei. Un paio di anni fa avevamo parlato di CasaZera, sviluppata sempre, tra gli altri, dal Politecnico di Torino e che si proponeva di recuperare aree industriali dismesse dialogando con le preesistenze. Il rischio di questi interventi è che rimangano prototipi isolati, poco applicabili alla realtà quotidiana e difficilmente esportabili al di fuori dei contesti da quali prendono vita. Non ultimo si inserisce il problema dei costi e la concreta necessità di realizzare un prodotto “in serie”, che non si riduca ad essere un mero oggetto di studio. Forse Biosphera può farci ben sperare, se non altro per il coinvolgimento dei giovani progettisti in prima persona: sono infatti i vincitori del bando di concorso i primi fruitori dei nuovi spazi abitativi, a loro l’opportunità di sperimentare le peculiarità del prototipo. Nell’arco di un anno infatti, sono chiamati a fornire il proprio punto di vista sulle caratteristiche che una casa e una città del futuro dovrebbero avere, per garantire la massima qualità della vita.

Elisabetta Biestro

http://www.biosphera.ph/

 

 

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