Gli artisti ce la fanno da soli? Nel castello di Fombio, in Lombardia, un progetto che “licenzia” curatori e galleristi: ecco le immagini

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Allestimenti No Place, Castello di Fombio, Lodi 2

Niente curatori, e neppure galleristi: sono solo gli artisti i protagonisti – ma anche i coordinatori – del progetto di mostra corale No Place, nato da un’idea di Umberto Cavenago e appena inaugurato nel castello di Fombio, in provincia di Lodi. Tanti artisti, ben duecentocinquanta o forse anche di più, visto che il numero è in costante divenire. Il progetto funziona così, una sorta di chiamata alle armi: gli organizzatori hanno invitato un certo numero di artisti, che a loro volta hanno coinvolto altri nomi, e così di seguito. E così fino al momento in cui si è raggiunta una cifra talmente impegnativa da consentire questa vera e propria invasione dell’antico maniero.
Performance, installazioni effimere, proiezioni, azioni e talk, per tutta la serata andrà in scena una costante e coinvolgente reinvenzione degli spazi. Gli artisti invitati sono diversi per età, provenienza geografica e ricerca, ma tutti sono stati invitati a presentare un’opera che viva di “luce propria”, quindi interventi visibili su tablet, smartphone e video. Tra i protagonisti del progetto anche Luca Pancrazzi, Marco Andrea Magni, Iginio De Luca, Giovanni Oberti, Domenico Antonio Mancini, Emanuela Rizzo, Michele Guido, Stefano Canto, Giancarlo Norese, Giovanni Termini, che ha proposto un video surreale e ironico, talvolta ossessivo, sui confini tra industria e paradosso.

– Lorenzo Madaro

http://noplace.space/

 

 

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  • antonio

    Da una parte un mercato speculativo con gallerie talvolta finanziarizzate, quando va bene mercanti spesso ignoranti ; poi, critici e curatori dal ruolo ormai compromesso e non più credibile. .
    Quindi un vertice, con valori arbitrari determinati da una certa economia e dalle relazioni, spesso poco trasparenti spesso non argomentate. Dall’altra, verso il basso, il casino assoluto. 250 artisti non bastano e ne arrivano altri. Una festa, una socialità ritrovata da riunione di categoria, con il rischio della confusione , della demagogia.
    insomma ordine in cielo disordine sottoterra, ma i valori sempre in divenire dovrebbero fondarsi tra uno scambio tra questi opposti oggi incomunicabili.

    • Stee Katzi

      Ho cercato di tradurre questo commento con google ma non ci sono riuscito.