DullTech, il dispositivo d’artista

Come risolvere l’annosa questione dell’allestimento dei video digitali? Ci ha pensato un vulcanico artista olandese a risolvere il problema. Non senza difficoltà…

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Constant Dullaart, DullTech

Constant Dullaart, DullTech

IL DILEMMA DEL VIDEO
In Italia era ormai notte fonda quando, con il fiato sospeso, un’intera comunità di artisti, curatori e addetti ai lavori seguiva il destino di un progetto su Kickstarter che solo poche ore prima sembrava prossimo al fallimento.
Partiamo dall’inizio: una delle discussioni più accese in merito all’esposizione di video digitali riguarda i sistemi di allestimento su più schermi che funzionano contemporaneamente e coordinati. Gli aneddoti su opere installate in modo non preciso a causa di limiti tecnici e inesperienza del curatore o dell’artista sono molti, a volte anche tragicomici, accomunati da un problema principale: l’utilizzo di tecnologie non predisposte per essere utilizzate in una mostra d’arte.

UNA SOLUZIONE, MOLTI PROBLEMI
Constant Dullaart, artista olandese e figura di spicco della comunità creativa legata alle ricerche sulle tecnologie digitali, ha per questo deciso di lanciare il progetto DullTech su Kickstarter. Si tratta di un dispositivo grazie al quale l’allestitore e l’artista hanno la possibilità di presentare il video digitale nella maniera più corretta, evitando di perdersi fra telecomandi, chiavette USB, formati video e “immagini schiacciate”. L’attenzione rivolta a questo progetto, dunque, non sorprende affatto. Non è stata, però, una cavalcata trionfale. Se nel corso delle prime settimane artisti, curatori e critici hanno promosso il progetto su social media e mailing list, è stato solo l’interessamento di Rhizome a dare la spinta decisiva: quando DullTech si è guadagnato uno spazio sulla loro homepage, ha ricevuto nell’arco di poche ore l’attenzione e i fondi necessari, poco prima della chiusura della raccolta.

Constant Dullaart

Constant Dullaart

E ALLA FINE, IL SUCCESSO
A distanza di qualche settimana dagli eventi, rimane viva la gioia della comunità che ha sostenuto l’iniziativa, orgogliosa di aver contribuito a risolvere una questione tradizionalmente problematica. Così come restano impresse le parole di uno stanco ma soddisfatto Dullaart: “This means I actually have to run a tech company”.

Filippo Lorenzin

www.dulltech.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

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