Arte senza gerarchie. Markus Raetz a Lugano

LAC, Lugano – fino al 1° maggio 2016. Il Canton Ticino dedica la prima mostra istituzionale all’artista bernese, offrendo un dettagliato percorso attraverso una carriera lunga cinquant’anni. Fra installazioni, sculture, disegni e incisioni.

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Markus Raetz, ME –WE (Dix. Muhammad Ali), 2007 - © 2016 Markus Raetz, Prolitteris, Zürich

Markus Raetz, ME –WE (Dix. Muhammad Ali), 2007 – © 2016 Markus Raetz, Prolitteris, Zürich

UNA MOSTRA, MOLTE INTERPRETAZIONI
Molte sono le chiavi di lettura con cui ci si può avvicinare alla mostra intitolata a Markus Raetz (Büren an der Aare, 1941) dal LAC di Lugano. Curata da Francesca Bernasconi, la rassegna offre una panoramica su un cinquantennio creativo durante il quale l’artista bernese ha saputo mescolare una gran varietà di linguaggi espressivi, mai sottomessi a un ordine gerarchico.
Non si tratta certo di un’esposizione mordi e fuggi, da attraversare fra una chiacchiera e l’altra. Ogni opera, per essere intesa nella sua complessità, necessita un’attenta osservazione. Raetz lavora sulle dinamiche percettive, sulla relatività dell’esistenza: non esiste un “no” che sia solo un “no”, un “tout” che sia solo un “tout”, entrambi sono anche “yes” e “rien”, basta leggere le sculture di filo di ferro da un altro punto vista. Il suo è un lavoro antidogmatico, come solo l’esperienza della vita può insegnare.

Markus Raetz, Zwei Pole, 1994-2014 - Kunstmuseum Bern, Hermann und Margrit Rupf Stiftung - © 2016 Markus Raetz, Prolitteris, Zürich

Markus Raetz, Zwei Pole, 1994-2014 – Kunstmuseum Bern, Hermann und Margrit Rupf Stiftung – © 2016 Markus Raetz, Prolitteris, Zürich

UN ARTISTA STUDIOSO
Raetz è un artista studioso, riflessivo, che durante la conferenza stampa di presentazione della sua importante mostra, sta in silenzio, non diveggia, ascolta. I riferimenti nella sua ricerca non si contano, ma nulla è esibito, anche in questo caso bisogna entrare nei fenomeni, comprenderli, scoprirli. L’intenso approfondimento del concetto di anamorfosi potrebbe andare a braccetto con l’imprescindibile testo dello storico dell’arte lituano Baltrušaitis.
Di grande interesse i quaderni di lavoro, molti dei quali esposti all’interno delle teche che seguono il percorso della mostra. La mano dell’artista è straordinaria, proprio come nelle incisioni, in cui talvolta è impossibile non pensare a Dürer, a Schongauer, ai maestri del Rinascimento tedeschi.
Tra i rimandi letterari spiccano il romanzo privo di una trama canonica, capolavoro letterario del Settecento, Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne, ma anche Raymond Roussel, uno dei padri spirituali della Patafisica. Nel lavoro di Raetz si scorge un’affinità elettiva con Magritte, Hokusai, con il nostro Domenico Gnoli e quindi con certo Duchamp.

Markus Raetz, Chambre de lecture, 2013-15 - © 2016 Markus Raetz, Prolitteris, Zürich - photo Alexander Jaquemet

Markus Raetz, Chambre de lecture, 2013-15 – © 2016 Markus Raetz, Prolitteris, Zürich – photo Alexander Jaquemet

DALL’INFANZIA ALLA FISIOGNOMICA
Tra le chiavi di lettura della mostra svizzera emerge anche quella dell’infanzia. Molte opere di Raetz potrebbero stimolare e divertire un bambino, per il quale, probabilmente, il gioco percettivo proposto è più naturale che per un adulto. Non a caso il museo ha puntato molto proprio sull’attività didattica. L’installazione appositamente realizzata per il LAC – Chambre de lecture – è composta da 432 profili di filo di ferro, suddivisi in dodici gruppi, disposti a intervalli regolari. Lo spettatore, una volta entrato, è circondato totalmente dall’opera. E il suo ruolo, come nel resto della mostra, deve essere attivo. Per realizzarla l’artista è tornato a meditare, tra l’altro, sulla discussione fra l’abate svizzero Lavater e l’intellettuale tedesco Lichtenberg, in merito alla fisiognomica. Secondo il primo era possibile cogliere l’anima di una persona attraverso il suo profilo, mentre il secondo consigliava di analizzare un volto attraverso il suo continuo mutare, tramite le espressioni che sono lo specchio della sfera interiore. Ecco quindi il ruolo giocato dalla caricatura nella formazione di Raetz.
Una mostra da non mancare, per conoscere un volto diverso della contemporaneità, che obbliga a un tempo diverso di fruizione, in aperta controtendenza al dilagante consumismo culturale.

Angela Madesani

Lugano // fino al 1° maggio 2016
Markus Raetz
a cura di Francesca Bernasconi
Catalogo Casagrande
LAC – LUGANO ARTE E CULTURA
Piazza Bernardino Luini 6
+41 (0)588 664200
[email protected]
www.luganolac.ch

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/51054/markus-raetz/

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