Ecco i nomi dei 10 curatori della 16a Quadriennale d’arte di Roma. Ad aprile si conosceranno gli artisti invitati: a ottobre il via alla mostra

Print pagePDF pageEmail page

Palazzo delle Esposizioni

Palazzo delle Esposizioni

 

Michele D’Aurizio, Luigi Fassi, Simone Frangi, Luca Lo Pinto, Matteo Lucchetti, Marta Papini, Cristiana Perrella, Domenico Quaranta, Denis Viva, Simone Ciglia & Luigia Lonardelli. Eccoli, i nomi dei curatori della 16a Quadriennale d’arte di Roma, appena annunciati dalla Fondazione La Quadriennale e dall’Azienda Speciale Palaexpo a seguito di un bando a inviti indetto lo scorso settembre, rivolto a sessantanove curatori delle generazioni più recenti. Una procedura, molti ricorderanno, che per certi versi aveva molto ben impressionato: per il ritorno alla sede storica di Palazzo delle Esposizioni, per il legame con l’Azienda Speciale Palaexpo come organizzatrice e produttrice dell’evento, al fianco della fondazione, per i modelli organizzativi innovativi, avviati con grande anticipo. Ma che non era rimasta immune dalle critiche, per la mancata previsione di spese di trasporto e assicurazione delle opere che avrebbe complicato non poco le scelte di curatori e artisti: problema poi risolto con un adeguamento del bando. Turbolenze che hanno portato anche alle dimissioni di Claudio Libero Pisano dal consiglio della Quadriennale.

OBBIETTIVO, CONDIVIDERE I RISPETTIVI PROGETTI
Ora lo step decisivo, con la scelta dei curatori con cui si entra nel vivo dell’organizzazione: il successivo appuntamento sarà ad aprile con la conferenza stampa nazionale, nella quale saranno resi noti i nomi degli artisti invitati, mentre la mostra aprirà i battenti a metà ottobre 2016 al Palazzo delle Esposizioni. Riflessioni sulla scelte? Le lasciamo ad ognono di voi, dopo che per settimane hanno impegnato la commissione composta dallo scrittore Marco Belpoliti, dall’architetto Nicola Di Battista, dalla storica dell’arte Maria Grazia Messina, dal grande artista Giuseppe Penone, dalla storica dell’arte Angela Vettese, assieme al presidente della Quadriennale Franco Bernabè e al direttore generale dell’Azienda Speciale Palaexpo Mario De Simoni. Certo non sarà una sfida facile far lavorare insieme personalità tanto diverse, distinte, distanti: una bella scommessa per la Quadriennale, solo a settembre capiremo se sarà stata una sfida avvincente o un prevedibile pasticcio. Per ora si apre una fase di confronto tra i curatori: “l’obiettivo è quello di condividere i rispettivi progetti, mettere a fuoco i contenuti della mostra nella sua polifonia di ambiti, approcci e attitudini, definire le opere in dialogo con gli artisti, decidere l’allestimento insieme alla committenza”.

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community
  • Ottime scelte dei curatori vi prego di scegliere Scala Roberto meditate

  • lucia

    Ma è possibile che su 69 curatori, si scelgono sempre gli stessi nomi ?
    Con la visione delle sempre identiche opere fatte dagli amici di questi curatori? Ha ragione Luca Rossi, è una vera propria dittatura, la cosa brutta che non è manco finanziata dallo stato.

    • Whitehouse Blog

      Ciao Lucia, in questo caso non è possibile criticare questa selezione, non conoscendo nessuno dei 69 progetti presentati. Vorrei invece porre l’attenzione su un dato molto più interessante: una giuria di quasi tutti curatori ha selezionato i progetti di curatori. Ossia, gli artisti sono una sorta di colore e di sfumatura sulla tavolozza del curatore. Ci sono artisti che hanno partecipato a più progetti, come attori che sono richiesti in più film, ma il regista-autore-artista è in definitiva il curatore e non l’artista. La differenza è che però la mostra non è un ‘opera unitaria come un film, ma è una selezione di opere. Il risultato finale è che si ricorderanno i 10 curatori e difficilmente gli artisti partecipanti ad ogni progetto. Tanto meno le decine e decine di opere partecipanti. Il risultato è un vuoto in quanto il curatore non è propriamente artista mentre l’artista tende ad essere soffocato e costretto ad omologarsi. Dobbiamo pensare che in questo modo il curatore entra in una sorta di “competizione celata” con l’artista, questo anche senza intenti negativi da parte di artisti e curatori. Da un lato gli artisti per essere selezionati si appiattiscono verso percorsi prevedibili e spuntati, e dall’altro lato vivono una sorta di complesso di inferiorità verso il curatore che tende ad intercettare la committenza. Chiaramente si salvano solo quegli artisti che rappresentano percorsi e linguaggi consolidati. Ed ecco spiegata la crisi in cui verte la generazione degli artisti giovani e mid-career italiani (40-50 anni….anzi vorrei sapere quali sono???). Si tratta di una crisi di linguaggio (opere e percorsi deboli) ma anche una crisi di promozione-valorizzazione (i curatori tendono a promuovere se stessi e non i proprio coetanei artisti). Questa dinamica deprime e disincentiva la qualità, lasciando dietro di sé un sostanziale vuoto, in quanto gli artisti hanno le gambe tagliate e i curatori non sono propriamente artisti. Ed ecco spiegato la status basso di cui gode il contemporaneo in italia, ed ecco spiegata una politica sostanzialmente disinteressata che fa scelte a caso (vedi padiglioni italia) e la totale assenza dell’arte dal dibattito pubblico. Quando invece viviamo in un mondo in cui l’arte, come sensibilità per vedere e sentire, presiede a tutto.

      • Salieri :)

        Caro White,
        sono artista diciamo cinquantenne.
        Si hai ragione, è proprio così , anzi peggio .
        Se uno è bravo sul serio e non ha le protezioni viene fatto fuori perchè il livello è talmente basso che stonerebbe con tutto il resto.
        Che fare?
        i galleristi non sono meglio dato che proteggono i loro magazzini: guarda l’ultima fiera di Bologna , a me è sembrata una schifezza.
        Se non avessi un lavoro mi avrebbero fatto fare la fame.
        in genere sto zitto ma quando parlo parlo , ma se dovessi parlare sempre mi farei nemici il 90% degli artisti e dei critici e però non saprei dove parlare per fare più danni possibile.
        Perchè a questo punto, caro White, io sto pensando che forse bisogna fare più danni possibile e lamentarmi su Artribune non mi basta piu.

        • Whitehouse

          Il problema è che dei danni non importa niente a nessuno, in quanto il valore dell’arte viene tenuto celato al pubblico. Esempio: abbiamo bisogno di SUV in pianura e cellulari da 1000 euro? Questo avviene perché viene esaltato il valore di SUV e cellulare. Le persone subiscono questa assenza di arte perché la vita è tutta arte. Ma non ci sono critici e divulgatori capaci di rendere questo evidente. Poi in Italia è arrivato il Sig. Rossi……continua

    • Bisognerebbe che il bando fosse trasparente e che tutti i dati fossero resi pubblici così si può capire il senso della scelta e quali erano le alternative, dai incrociamo le dita!

      Sarebbe anche interessante che in Italia si creasse un premio per giovani artisti di un certo spessore e qualità sul tipo del Turner o del Duchamp forse proprio la quadriennale potrebbe essere il luogo più significativo o forse una fiera come fanno con le Fiac…

  • Giampaolo Abbondio

    Ma scusate Artribune? Ma perché permettete questi patetici e fasulli botta e risposta tra Whitehouse e se stesso sotto forma di immaginari pseudonimi?

    • Salieri:)

      Spiacente Abbondio ma se alludi a me io non
      Sono whitehouse ma veramente un’altra persona,
      cosa ti fa pensare il contrario?

      • Giampaolo Abbondio

        Ti aspetto in galleria lunedì 15 alle 17 allora.

        • Salieri:)

          Abbondio ero a milano oggi per fare la corte di rito ad un altro e ora sono sul treno di ritorno ma di lunedi non posso purtroppo e non sono così coglione di riprendere il treno per un’appuntamento alla cieca :)

    • Caterina Porcellini

      Ciao Giampaolo,
      confermo che non si tratta sempre di Luca Rossi… abbiamo tutta una serie di commentatori “affezionati”. ;)

  • Marcel Del Mar

    Eppure questa specie di gara tra curatori è stata falsata. Il regolamento prevedeva di presentare un progetto con i nomi degli artisti e le loro opere. Successivamente si era detto che le opere potevano essere discusse in un secondo tempo. Gli artisti però dovevano essere tassativamente inclusi nel progetto presentato. Ed invece si scopre che un candidato tra i selezionati ha presentato il progetto senza artisti e li deve ancora selezionare. Ora mi domando: siam sicuri che i candidati siano stati scelti in base ai progetti e non solo per il loro peso politico?

    • damienkoons

      artisti ????? a cosa servono, ci sono già i curatori!

    • Vasco da Gama

      Allora vi sarà il colpo di scena e alla conferenza di aprile ci riveleranno che c’è ed è stato inviato pure Luca Rossi?

  • Angelov

    Ma che bisogno c’è di una Quadriennale quando una Biennale basta e avanza?
    Storicamente, Roma e Venezia sono state sempre in conflitto tra di loro per ragioni di prestigio e di potere, nei secoli passati; ora, sulla falsariga del Festival del Cinema di Venezia è nato il Festival del Cinema di Roma etc; si voleva anche abolire il Gran Premio di formula uno di Monza per trasferirlo appunto a Roma…
    Ma questo egocentrismo di una Capitale che vuole avere tutto, lasciando il resto dell’Italia sguazzare nel provincialismo, non è forse un sintomo di una impostazione culturale delle cose che faccia un po’ acqua da tutte le parti?

    • vogliono fare i francesi de roma!

  • 10? a questo punto potrebbero fare loro una bella mostra, che ne so un’analisi del sistema italiano visto da 10 punti di vista diversi, possibilmente con nomi nuovi, superando i soliti giovani di quaranta o cinquanta, un poco di freschezza e tanto coraggio, speriamo !

  • Marcel Del Mar

    Invece di attendere fino ad aprile, chiediamo ad esempio alla coppia curatoriale Simone Ciglia & Luigia Lonardelli quali artisti hanno scelto. Se volete l’intervista posso farla io.

  • Pingback: Quadriennale di Roma 2016, gli artisti invitati | Artribune()