È crisi? L’asta Christie’s di arte contemporanea conferma l’avvio di anno debole per il mercato dell’arte. E per paradosso arriva il record per l’anticapitalista Joseph Beuys

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Peter Doig - The Architect's Home in the Ravine

Peter Doig – The Architect’s Home in the Ravine

La conferma arriva da Christie’s: le turbolenze macroeconomiche internazionali, innescate da una condizione dell’economia cinese – con relativi risvolti sociali – che non fornisce nessuna garanzia di tenuta sui livelli degli ultimi anni, si rispecchiano anche sul mercato dell’arte. Dopo Phillips e Sotheby’s, anche Christie’s registra una Evening Sale di contemporaneo molto cauta se non fallimentare, totalizzando poco più di 58 milioni di sterline, circa la metà dell’omologa vendita dell’anno scorso. Ieri sera in verità l’atmosfera era un po’ diversa, frizzante pur senza boati milionari, con molti giovani in sala e un catalogo che ha puntato più su nomi più o meno nuovi che sui soliti big.
La curiosità? La più grande sorpresa dell’asta è arrivata da Joseph Beuys, il primo e forse maggior nemico del “capitalismo” specie se applicato all’arte, che si è ritrovato inopinatamente al centro di una contesa che ha portato il suo Zeitpunkt: Das Massaker von Muenchen, del 1972, al nuovo record di 854mila sterline, partendo da una stima di 250–350mila. Record anche per Untitled di Robert Mangold, venduto a quasi 750mila sterline. Altre buone affermazioni? Bene i tre Alexander Calder in catalogo, con un grande mobile del 1974 che ha sfiorato i 2 milioni di pound. E bene anche Two Figures di Francis Bacon, venduto a 5,5 milioni, mentre il top lot della serata è stato The Architect’s Home in the Ravine di Peter Doig, che ha superato gli 11 milioni.

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