Ecco cosa diventerà il Museo Nazionale del Bargello. Primi passi per la neodirettrice Paola D’Agostino: che governerà 5 storici musei fiorentini

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Paola D’Agostino nella Sala di Verrocchio del Museo Nazionale del Bargello

Paola D’Agostino nella Sala di Verrocchio del Museo Nazionale del Bargello

Il rilancio del Museo Nazionale del Bargello di Firenze – reso autonomo dalla Riforma Franceschini e ora capofila di un gruppo di eccellenze che comprende il Museo delle Cappelle Medicee, il Museo di Orsanmichele, il Museo di Palazzo Davanzati e il Museo di Casa Martelli – è la sfida più complessa, in Toscana, della nuova era avviata ufficialmente il primo dicembre scorso con l’insediamento dei venti – discussi – direttori. Ne è consapevole Paola D’Agostino, la storica dell’arte napoletana con prestigiose esperienze, professionali e formative, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ora alla prese con la gestione di queste cinque istituzioni museali. “Ci hanno già definito Cenerentola!”, ironizza, offrendo uno spunto di riflessione intorno a quella sorta di “posizione subordinata” che il suo gruppo di musei sembra occupare rispetto al colosso formato dalla triade Uffizi-Accademia-Palazzo Pitti, nonostante l’inestimabile patrimonio: il solo Bargello, tempio nazionale della scultura reduce dal semestre di festeggiamenti per i 150 anni di apertura, racchiude la maggiore concentrazione di capolavori di Donatello, senza contare le opere di Michelangelo, Verrocchio, Cellini, Giambologna e di molti altri artisti ancora. Tuttavia, quella che andrebbe scardinata è l’idea della visita al museo come evento episodico: “I musei devono essere luoghi in cui tornare più volte, in cui trascorrere ore. Ed è un dolore“, confessa la D’agostino in conferenza stampa, “che Orsanmichele sia aperto una sola volta alla settimana. Dove sono i fiorentini? Io ancora non li vedo lì”.

5 MUSEI CONSORZIATI, MA NESSUNA COMPETIZIONE
Consapevole degli oneri e delle nuove risorse ora disponibili per questo raggruppamento museale, D’Agostino si sofferma più volte sulle proprie esperienze all’estero, ricordando ad esempio l’incredulità degli statunitensi di fronte al ruolo marginale del mecenatismo in Italia. “Io sono tenace. Credo che per cambiare davvero“, sottolinea, ”dobbiamo incentivare l’idea che questi musei sono patrimonio pubblico, appartengono a tutti noi. Dobbiamo rendere questa coscienza civile agendo a tutti i livelli, a partire dalla didattica, un’assoluta priorità della mia direzione che merita di essere adeguatamente strutturata”. E sulle relazioni e i possibili contatti tra i musei accorpati prosegue: “Attraverso questa unione il Ministero non ha inteso dare vita ad un’operazione di marketing. Siamo piuttosto un consorzio e non esiste competizione tra le varie realtà. Non ho in mente una ricetta di grandi strategie, ma un’azione costante che passa anche attraverso una migliore informazione”. E sul futuro, sul calendario delle mostre e sulla possibilità che il Bargello continui ad ospitare eventi culturali come avvenuto nel passato conclude: “Dovete darci il tempo di organizzare il piano amministrativo, non abbiamo ancora un consiglio di amministrazione e un’autonomia piena. Intanto sto valutando i progetti approvati da chi mi ha preceduto. Sicuramente il Bargello intende proseguire la grande tradizione di mostre, di alto valore scientifico, che hanno fatto la sua storia”.

Valentina Silvestrini

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