Biennale di Venezia, dopo i workshop del Padiglione Italia, la mostra degli studenti. Vincenzo Trione racconta il progetto, con una nota sulle Accademie

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Palazzo Grimani a Venezia - Foto Giovanni Dall'Orto

Palazzo Grimani a Venezia – Foto Giovanni Dall’Orto

Dopo sei mesi di laboratori, dedicati agli studenti delle Accademie di Belle Arti d’Italia, Codice Italia Academy chiude il sipario sulla prima parte strettamente didattica e lancia, a chiusura, la fase espositiva. Dal 17 novembre Palazzo Grimani ospita una selezione delle opere prodotte durante i workshop, frutto dell’interazione tra 125 allievi e cinque artisti del Padiglone Italia alla 56° Biennale di Venezia: Giuseppe Caccavale (Pittura), Nino Longobardi (Scultura), Davide Ferrario (Cinema e Video), Andrea Aquilanti (Disegno), Antonio Biasciucci (Fotografia).
Abbiamo chiesto a Vincenzo Trione, curatore del Padiglione Italia e ideatore di Codice Italia Academy, di raccontarci senso e sviluppi di questo percorso, con un po’ di considerazioni al margine.

Vincenzo Trione

Vincenzo Trione

È la prima volta che il Padiglione Italia si apre al mondo dei giovanissimi, sposando una mission didattica. Come nasce l’idea?
Fin dall’inizio ho pensato a un progetto che costituisse l‘altra faccia del Padiglione Italia; mi affascinava l’ipotesi che il Padiglione non nascesse e finisse con l’opening, dentro l’Arsenale, e che potesse avere una seconda vita, spalmandosi per sei mesi in un luogo lontano da quello in cui si ritrova si solito il mondo dell’arte contemporanea, un posto come la periferia di Marghera. Così, mentre il Padiglione si fonda su un’idea di monumentalità e di solennità, il progetto con le accademia ha più a che vedere con un’idea di palestra.
L’altro intento importante era quello di ripristinare il rapporto fra le generazioni, un fatto che troppo spesso – ed è un vizio antico – viene sacrificato, con la tendenza a demonizzare i padri. Mi interessava invece che dei maestri trascorressero del tempo con i ragazzi – 25 per ogni laboratorio – lavorando a stretto contato, confrontandosi.

Codice Italia Academy, 2015

Codice Italia Academy, 2015

Che impostazione segue la mostra a Palazzo Grimani?
La mostra diventa un approdo, un regalo fatto ai ragazzi. Li ho scelti io stesso, selezionando i lavori migliori tra quelli realizzati durante i workshop. E il percorso espositivo smonterà i workshop stessi: non ci saranno delle sale dedicate ai singoli linguaggi, ma una serie di aree tematiche, mescolando le opere prodotte durante ogni laboratorio: dall’autoritratto al corpo, dalla relazione fra pittura e scrittura al paesaggio interiore, passando dal rapporto con il reale. Tutti temi scaturiti dall’esperienza di questi mesi: rivedendo i lavori degli studenti ho rintracciato affinità sorprendenti, argomenti che ritornavano, interessi comuni.
La sede non è stata scelta a caso: si tratta di uno dei luoghi storicamente più connotati di Venezia, con opere di Bosch, Giorgione, Giovanni da Udine. La cosa straordinaria sarà mettere in dialogo le opere di questi giovani con dei capolavori della storia dell’arte.

Codice Italia Academy, 2015

Codice Italia Academy, 2015

Dopo questa lunga full immersion nel mondo delle Accademie, che impressioni ti porti dietro? Sono davvero un grande vivaio per la creatività contemporanea?
Le Accademie italiane versano in una condizione di assoluta incertezza, tra difficoltà economiche e gestionali spesso drammatiche. Nonostante ciò restano il posto in cui, se vuoi capre l’are contemporanea, devi per forza mettere il naso. Devi andare lì, frequentarle, captare le energie che vengono da questi ragazzi. In Italia, oggi, sono i laboratori più sorprendenti in assoluto. La cosa che mi ha colpito è che c’è una preparazione diversa sui vari linguaggi dell’arte: chi studia cinema e video, ad esempio, ha una cultura più avvertita rispetto alla contemporaneità, chi fa scultura sembra lontano dalla nostra epoca. Una divisione tra iper moderni e involontari arcaici.
Le Accademie vorrebbero trasformarsi del tutto in Università, ma a mio avviso è meglio che non lo diventino mai. Sono un’altra cosa. Io le trasformerei in luoghi meno burocratici, in cui un docente accede non per concorso ma per merito. Immagino solo visiting professor e non vincitori di cattedra, almeno per alcune discipline. Mi chiedo perché artisti come Paolini, Tirelli o Kounellis non insegnino in Accademia.
Infine, mi preme sottolineare che, per Codice Italia Academy, si è creata una condivisione forte tra le varie accademie italiane, tutte disposte a sostenere il progetto, anche finanziariamente: noi non avevamo più fondi e i direttori hanno dato una mano straordinaria, sostenendo i viaggi e i soggiorni dei ragazzi. Mi auguro che questo diventi un modello, replicabile anche nel 2017. Un’iniziativa da replicare ed eventualmente potenziare.

– Helga Marsala

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