Firenze e il Novecento in salotto

Villa Bardini, Firenze – fino al 10 gennaio 2016. Rileggere la fisionomia del capoluogo toscano attraverso l’avventura figurativa del Novecento. Fra identità e contraddizioni, fra pubblico e privato. È questa la rassegna “Toscana 900”, in una regione che sta vivendo settimane sfavillanti.

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Ottone Rosai, I giocatori di toppa, 1928. Collezione Banca Monte dei Paschi di Siena

Ottone Rosai, I giocatori di toppa, 1928. Collezione Banca Monte dei Paschi di Siena

UNA RETE REGIONALE PER IL SECOLO BREVE
Ci sono innanzitutto alcune opere iconiche per identificare la pittura toscana del Novecento, come i giocatori di toppa di Ottone Rosai, paradigma sociale e formale per la cultura fiorentina del secolo breve, ma ci sono anche numerose sorprese come le opere provenienti dalla collezione di Loriano Bertini conservata alla Biblioteca Nazionale, e soprattutto opere che provengono da collezioni private cittadine e che possono costituire una storia alternativa per la fortuna dell’arte del Novecento.
La mostra a Villa Bardini fa parte di un progetto ambizioso e complesso, Toscana 900, che coinvolge tutto il territorio toscano, dove fra cataloghi, applicazioni per dispositivi mobili e un censimento capillare delle istituzioni museali dedicate al Novecento, emerge un patrimonio ricco e vario, ma non sempre facilmente accessibile. La misura intima e accogliente di Villa Bardini è il luogo ideale per queste opere, quasi come in un salotto privato.
In realtà una parte cospicua viene da collezioni istituzionali: il Monte dei Paschi, l’Accademia, la Biblioteca Nazionale, l’Archivio Bonsanti e l’Istituto d’arte. Di ognuna viene offerto un distillato che ne esemplifica il carattere e l’inclinazione e che insieme danno conto “di quale straordinaria stagione, popolata di avventurosi talenti, è stato il Novecento artistico a Firenze”.

Gualtiero Nativi, Forme nello spazio, 1948. Courtesy Frittelli Arte Contemporanea, Firenze

Gualtiero Nativi, Forme nello spazio, 1948. Courtesy Frittelli Arte Contemporanea, Firenze

COLLEZIONI PIÙ O MENO NOTE
La selezione dell’Accademia di Belle Arti presenta una selezione sui temi della figura e del nudo, iniziata su sollecitazione di Felice Carena (presente anche con un grande studio di nudo) che celebra l’Accademia come elemento di continuità e fedeltà alla forma.
La ricchezza culturale è affidata all’Archivio Bonsanti che, con poche opere di Pasolini, Leonetta Cecchi, Adriana Pincherle e Quinto Martini, dà corpo alle nevrosi e attitudini dell’intellighenzia cittadina; l’eccellenza produttiva e l’alba del made in Italy sono evocati dai progetti dell’Istituto d’arte.
Sorprendente e ancora poco nota è la selezione di libri d’artista prestata dalla Biblioteca Nazionale. La collezione di Loriano Bertini fu acquistata nel 2000 dal Ministero ed è attualmente il fondo più cospicuo di libri d’artista del Mibact, rimasto per volontà del collezionista miracolosamente integro. Qui si vedono un futuristico libro stampato su latta di Marinetti, una serie di Lucio Fontana con poesie di Quasimodo, poi Miró, Picasso, Gilbert  and George, testimonianze di una felice e non occasionale convergenza fra arte, editoria e letteratura.
Il prestito del Monte Paschi è particolarmente cospicuo e forse più noto, ma rende conto del ruolo che il collezionismo bancario ha svolto sul territorio, fra tutela e investimento, con opere significative di Rosai, Donghi, Burri, che contestualizzano e definiscono la memoria visiva del Novecento toscano.

Gino Severini, L’équilibriste, 1928. Collezione Banca Monte dei Paschi di Siena

Gino Severini, L’équilibriste, 1928. Collezione Banca Monte dei Paschi di Siena

COLLEZIONISTI SPREGIUDICATI
La sezione più inaspettata e appagante è data nelle due sale dedicate alle collezioni private cittadine, definite dalle curatrici “filtro e integrazione alle raccolte museali”. Con maggiore spregiudicatezza i collezionisti hanno inserito maestri internazionali accanto agli artisti toscani (come illustrano bene le foto in catalogo) e le sperimentazioni di Manzoni, Pascali e Castellani si sono ambientate fra pavimenti in cotto e travi a vista, o hanno conservato la memoria dei rapporti fra artisti internazionali, come Henry Moore e Ken Yasuda, e la città di Firenze.
Questa narrazione per immagini del Secolo breve apre a una rilettura meno convenzionale e stereotipa della Firenze da cartolina che si vede dalle finestre di Villa Bardini, carica di passato e contraddizioni, ampliandone infine l’orizzonte.

Silvia Bonacini

Firenze // fino al 10 gennaio 2016
Toscana ‘900. Da Rosai a Burri. Percorsi inediti tra le collezioni fiorentine
a cura di Lucia Mannini e Chiara Toti

Catalogo Giunti
VILLA BARDINI
Costa San Giorgio 2
800 860070 / 055 4385920
www.toscana900.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/47368/toscana-900-da-rosai-a-burri/

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