Torino. Camera apre con Boris Mikhailov

Camera, Torino - fino al 10 gennaio 2016. Con la retrospettiva di Boris Mikhailov apre il nuovo centro italiano per la fotografia. La mostra è strutturata in nove serie, rappresentative della storia personale e documentaristica dell'artista ucraino e della sua terra. In un percorso che racconta il continuo superamento di barriere storiche attraverso la sperimentazione dell'oggetto fotografico.

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Boris Mikhailov, Senza titolo, dalla serie Red, 1968-75 - (c) Boris Mikhailov - courtesy Camera, Torino

Boris Mikhailov, Senza titolo, dalla serie Red, 1968-75 – (c) Boris Mikhailov – courtesy Camera, Torino

CAMERA APRE CON L’UCRAINA
Partiamo da una fotografia. Facciamo un ingrandimento. Entriamo nel particolare. Mettiamoci un nostro vissuto. Immergiamoci nella storia. Sono i consigli da tenere a mente quando si entra a Camera, che ha aperto con una mostra retrospettiva su Boris Mikhailov (Kharkiv, 1938), artista famoso per aver saputo raccontare gli ultimi cinquant’anni di storia dell’Ucraina con uno sguardo sociologico e artistico al tempo stesso.
Sono circa 300 le opere esposte, ma la grandezza della mostra non è riconducibile alla quantità di materiale, quanto al tema della ricerca artistica: la terra d’origine dell’autore. E qui entriamo nel campo dell’ormai celeberrima non-fiction. Potrebbe essere un caso, ma viene da pensare non lo sia, che recentemente il Nobel per la letteratura sia stato assegnato a Svetlana Aleksievic.

BORIS MIKHAILOV E SVETLANA ALEKSIEVIC: LE TANTE AFFINITÀ
È un processo stimolante, quello di cercare punti in comune tra i due. Sarà per il taglio giornalistico, o comunque documentaristico; vedere la serie The Theater of War (2013) per credere. Sarà perché non sempre il racconto è rigoroso in senso cronachistico, ma si prende alcune licenze poetiche: ne è un esempio la serie Superimpositions (1968-75), dove il linguaggio subisce una vera e propria rivoluzione grazie alla sovrapposizione tra diapositive diverse, creando un effetto onirico straordinario. Sarà per il termine ‘rivoluzione’, altra parola chiave in questo processo di ricerca, perché non c’è solo il coraggio della creazione, ma anche un coraggio fatto di umanità. Un’umanità costituita da persone immerse nell’epoca sovietica: Black Archive (1968-79). Infine altri volti, altre persone spogliate di vestiti e dignità, ma pur sempre uomini, che mostrandosi per come sono raccontano una storia, uno spaccato, un pezzo di qualcosa che resterà per sempre.

Boris Mikhailov, Senza titolo, dalla serie Superimpositions, 1968-75 - (c) Boris Mikhailov - courtesy Camera, Torino

Boris Mikhailov, Senza titolo, dalla serie Superimpositions, 1968-75 – (c) Boris Mikhailov – courtesy Camera, Torino

PUNTI DI VISTA
Quanti altri indizi servono per avere una prova? D’altra parte Mikhailov abbatte i confini della fotografia restituendo al pubblico la vita vera, anche se a volte dissacrata dal punto di vista; ma in fondo chi si può dire al di sopra del punto di osservazione personale? Chi è veramente obiettivo nel raccontare una storia?
Vedere le opere di Mikhailov, leggere i testi di Svetlana Aleksievic, significa compiere in qualche modo una profonda rivoluzione culturale, prendendo parte a una testimonianza. Il filtro è semplicemente lo scatto, che coglie e rimanda, proiettandoci in un racconto della realtà. Uno dei possibili, non uno univoco, come un certo genere di informazione vorrebbe far credere. In fondo è nelle contrapposizioni che si legge meglio questa nostra contemporaneità così caotica.

Eugenio Giannetta

Torino // fino al 10 gennaio 2016
Boris Mikhailov – Ukraine
a cura di Francesco Zanot
CAMERA
Via delle Rosine 18

011 0881150
[email protected]
www.camera.to

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/46993/boris-mikhailov-ukraine/

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