Achille Bonito Oliva, rileggere Giorgione attraverso Balestrini. L’arte come una Tempesta

Achille Bonito Oliva legge Nanni Balestrini, attraverso Giorgione. Fra passato e presente, fra filosofia ed ermeneutica dell'arte, un video su un nuovo progetto esposto a Venezia, dedicato al celebre dipinto "Tempesta". In esclusiva su Artribune Television

Print pagePDF pageEmail page

Quello che è interessante, nel quadro di Giorgione – e che Balestrini riprende – è proprio questo: l’arte, in realtà, è sempre una catastrofe. Una catastrofe linguistica. La rottura dell’equilibrio tettonico del linguaggio della comunicazione corrente; ed è il precipitato, in una sorta di spazio aperto, per combattere l’entropia, il progressivo silenzio verso cui si avvia il linguaggio”.
Achille Bonito Oliva ripercorre l’iconografia della Tempesta di Giorgione, misteriosa tela carica di malinconia autunnale, esplosa ed implosa in una natura naturans che trabocca di vita, di congiunzioni mistiche e di simbolismi opachi. Da questo capolavoro del Cinquecento veneto è partito Nanni Balestrini per una mostra ospitata dalla galleria veneziana Michela Rizzo, a cui Abo regala un video intervento critico.
In un nuovo ciclo di lavori, dunque, Balestrini si aggancia al quadro di Giorgione, intersecandolo con l’omonima commedia di Shakespeare. Nella lettura che Bonito Oliva fa del progetto, l’essenza del discorso sta tutta in questa analisi perpetua intorno alla natura linguistica dell’esistenza e alla dimensione esistenziale del linguaggio stesso, laddove è l’arte – perenne tempesta rigenerativa  – a determinare la salvezza delle forme, dei codici e degli schemi sintattici, eternamente fallibili e progressivamente deteriorabili. L’arte che rifonda, ripensa, rilancia, rendendo il linguaggio – daccapo – necessario.

Giorgione, Tempesta, 1502-03

Giorgione, Tempesta, 1502-03

Partendo dal mito del Paradiso Perduto – che è una delle possibili chiavi interpretative del dipinto – Balestrini elabora un discorso intorno al concetto di perdita: smarrire il senso, la funzione della comunicazione, l’idea di coesione sociale e di saldezza politica, nel cuore di un’epoca oscura. Una crisi che riguardò il Cinquecento veneziano, e che ugualmente riguarda il passaggio attuale fra due millenni. Così, nel frastuono di un momento storico convulso e fragile, disseminato di macerie, l’arte pare offrire un un appiglio nuovo, sorprendente come uno sconquasso.
L’opera di Balestrini è un’opera anche stereofonica, sonora”, aggiunge Abo. “È un’opera che si confonde col rumore del mondo, non attraverso il silenzio, ma attraverso la contaminazione, la scomposizione. Una sorta di teppismo culturale iniziale: prendere l’opera e farla a brandelli, creando una realtà ridotta a pezzi. Ecco che l’unità dell’opera, il mito dell’opera da guardare, attraverso Balestrini riceve una sorta di piccola variazione. L’arte non è intoccabile. Ed ecco che Balestrini crea un inciampo al povero Giorgione”. Esprit postmoderno e tensione escatologica, sulle tracce del senso perduto e dello slancio vitale ritrovato.

Helga Marsala

Nanni Balestrini, La Tempesta perfetta
fino al 7 novembre 2015
Galleria Michela Rizzo – GIUDECCA 800Q
Isola della Giudecca
www.galleriamichelarizzo.net

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community