Riapre la Rocchetta Mattei sull’Appennino bolognese. Restauri (quasi) completati. Ma l’idea di farne un museo dedicato ad Ontani è ormai un ricordo

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Rocchetta Mattei - foto di Giorgio Bartolommei

Rocchetta Mattei – foto di Giorgio Bartolommei

Fu fatta erigere nel 1850 dal conte Cesare Mattei sulle rovine di un antico maniero risalente al Duecento. Acquistata nel 2005 in stato di abbandono dalla Fondazione Cassa di risparmio di Bologna, la Rocchetta Mattei tornerà ad essere visitabile a partire dal 9 agosto, anche se gli interventi di restauro sono stati completati per due terzi.
Il singolare castello dalle cupole arabeggianti alle pendici dell’Appennino bolognese, riaprirà le sue porte al pubblico solo nei weekend. Per il momento. Nel lungo termine, la Fondazione Carisbo punta a investire sull’immobile e farne un polo multifunzionale da inserire stabilmente nel percorso culturale, artistico ed enogastronomico dell’area di Savignano e di Grizzana Morandi, il paese che negli anni Ottanta prese il nome dal pittore che a lungo vi soggiornò. Il presidente della fondazione bancaria bolognese, Leone Sibani, è certo che la Rocchetta “ha le potenzialità per essere motore e traino per lo sviluppo culturale e turistico del territorio.”
E l’idea di fare del castello dall’architettura eclettica un museo dedicato all’altrettanto stravagante Luigi Ontani? Che fine ha fatto? Il progetto era stato dato per certo nel gennaio 2012, quando Renato Barilli ne aveva dato annuncio pubblicamente, nel corso di un talk a Bologna. Allora, il presidente della Fondazione era Fabio Roversi Monaco. Un museo (o una mostra permanente) dedicato all’artista nato nel 1943 a poco più di dieci chilometri dalla Rocchetta è rimasto a lungo tra i progetti più accreditati per l’edificio. “Praticamente è cosa fatta” aveva dichiarato nel 2013 Virginiangelo Marabini dal CdA della Fondazione. Lo scorso aprile, invece, lo stesso Ontani ha reso noto che il museo non si farà. È bastato un cambio di presidenza Carisbo. E il museo è diventato un “miraggio perduto”.

Marta Pettinau

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