Scandalo a Zagarolo. Dopo Nitsch a Palermo, anche Luigi Ontani nel mirino dei censori. Smontate le opere alla Fondazione India-Europa: non piacevano agli indiani

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Luigi Ontani, HanuMan, 1976 fotografia acquerellata a mano dall'artista, courtesy l'artista e galleria Lorcan O'Neill, Roma

Luigi Ontani, HanuMan, 1976 fotografia acquerellata a mano dall’artista, courtesy l’artista e galleria Lorcan O’Neill, Roma

Mentre a Palermo impazza la polemica sulla prossima mostra di Hermann Nitsch, che animalisti e spettatori iper sensibili (o semplicemente a digiuno d’arte concettuale e body art) vorrebbero far cancellare dal Comune, un po’ di chilometri più in là, a Zagarolo, un altro episodio di “censura” fa capolino, in questo caso senza petizioni, né clamore.  Il protagonista è Luigi Ontani, maestro indiscusso del secondo Novecento italiano, invitato dalla Fondazione India-Europa per una mostra, negli spazi della Villa Il Labirinto, sede dell’istituzione ed ex dimora di Alain Daniélou, storico delle religioni e orientalista. L’occasione era il Summer Mela 2015, giornata dedicata allo Yoga e alla cultura indiana, promossa tra gli altri anche dal Maxxi.

“SONO STATO CENSURATO”. I GUSTI DEGLI INDIANI E LA RABBIA DI ONTANI
Qualcosa però è andato storto. Inviate 21 foto, più un grande pannello con altre 18 immagini – come raccontato a Repubblica – l’artista ha appreso solo per caso che, pochi giorni dopo l’opening, le opere erano state smontate e stipate in uno sgabuzzino.  Pare non fossero gradite agli ospiti indiani. Disturbanti, inquietanti, agitavano i presenti.
Sempre secondo la versione di Ontani, dunque, il problema stava nei suoi storici tableaux vivants, con quel mix di simbolismi orientali, riferimenti all’eros e alla spiritualità, ambiguità sessuali, suggestioni legate al corpo, al sacro e alla trasmutazione identitaria. Un nudo di troppo? Un’ibridazione audace? Un linguaggio troppo poco convenzionale per certi conservatori stranieri? Chissà. Fatto sta che il carico di pezzi è rientrato a casa, lasciandosi dietro una scia d’amarezza e di risentimento: “Mi cadono le braccia”, ha dichiarato Ontani. “Ormai non c’è più limite all’intolleranza, non mi va più di tacere: sono stato censurato”.

Luigi Ontani, San Sebastiano Indiano,1976

Luigi Ontani, San Sebastiano Indiano,1976

ARTE E CENSURA. UNA STRADA INSIDIOSA
E se resta inspiegabile la dinamica esposta dall’artista, con un allestimento smontando anzitempo, alla chetichella, il tema di fondo è sempre uno: qual è il limite della censura? Com’è possibile sacrificare dignità e libertà d’espressione di artisti – per altro storicizzati e riconosciuti a livello internazionale – per assecondare perbenismi, capricci o fastidi di singole persone o gruppi di attivisti? Quando il criterio della mannaia entra in azione, spariscono parametri, logiche, confini. Tutto diventa censurabile. Dall’etereo corpo nudo di Ontani ai crudi rituali di Nitsch. Che qualcuno si senta offeso ci può stare. Ma basterebbe voltarsi dall’altra parte, anziché pensare di cassare tutto ciò che non si vuol vedere. Una questione di prospettive. E di consapevolezza: vita, morte, valore e tenuta dell’arte competono alla storia. Non certo ai censori per professione o ai benpensanti del caso.

– Helga Marsala

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  • angelov

    “Maestro indiscusso del secondo novecento italiano”
    Mah…non saprei

    • lgg

      Io credo proprio di si! Direi anzi che è uno dei veri grandi del secondo novecento, Italiano e non, purtroppo non abbastanza ben conosciuto ed apprezzato

  • NANNI M.

    “Tra il 1782 e il 1788 Mozart scrisse parecchi canoni su propri testi osceni che la casa editrice Breitkopf & Härtel di Lipsia pubblicò dopo la morte delcompositore censurandone i titoli e cambiando completamente i testi. Così il Canone a 6 voci in si bemolle maggiore Leck mich im Arsch K 231 [K 3826 c] (del 1782 ca.), il cui titolo tradotto in italiano è testualmente ‘Baciami nel culo’, si tramuta in ‘Lasst froh uns sein’ (Stiamocene allegri). Mentre il Canone a 3 voci in si bemolle maggiore Leck mir den Arsch fein recht schön sauber K 323 [K 3826 d] (Leccami il culo e puliscilo per benino) viene ribattezzato ‘Nichts labt mich mehr’ (Nulla mi conforta di più). Con questo titolo e col testo sostituito è stato pubblicato ancora nel 1989 dal Bärenreiter-Verlag.” http://www.artribune.com/2013/11/io-trattato-come-le-pussy-riot-censurato-a-roma-il-nudo-di-franco-losvizzero-laccademia-di-romania-ci-ripensa-e-chiude-la-mostra-in-simbiosi-parla-lartista/

    BASTA CENSURA!