Anish Kapoor a Versailles, ecco le immagini in anteprima. Sei grandi sculture in dialogo con i giardini del castello sempre più aperto al contemporaneo

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Anish Kapoor a Versailles, davanti a C-Curve © Silvia Neri

Anish Kapoor a Versailles, davanti a C-Curve © Silvia Neri

Dal 2008 il castello si è aperto all’arte contemporanea invitando ogni anno un artista diverso: Jeff Koons, Xavier Veilhan, Takashi Murakami, Bernar Venet, Joana Vasconcelos, Giuseppe Penone e Lee Ufan. Si tratta di un’iniziativa unica, un modo per far dialogare i grandi artisti dell’epoca barocca con gli artisti contemporanei, e far vivere il luogo come uno spazio aperto alla creazione. Quest’anno Versailles apre i suoi giardini ad Anish Kapoor: curata da Alfred Pacquement, la mostra che durerà tutta l’estate, dal 9 giugno al 1 novembre, è organizzata con il sostegno di Kamel Mennour e ha come mecenate la maison Dior. Catherine Pégard, presidente dello Chateau de Versailles, aveva invitato l’artista indiano due anni fa, ma lui ha preferito prendersi del tempo per studiare il luogo e riflettere sulle opere. Nonostante “Versailles n’a pas besoin de décor”, come precisa Kapoor, il ruolo dell’artista contemporaneo non è occupare lo spazio, ma inserirsi all’interno di un contesto storico per creare un dialogo nel tempo attraverso l’arte.
Catherine Pégard descrive il lavoro dell’artista come un universo leggibile solo attraverso l’immaginazione, un mondo in cui il visitatore di perde nelle dualità che marcano il lavoro dell’artista: terra e cielo, visibile e invisibile, dentro e fuori, ombra e luce. Anish Kapoor crea infatti un dialogo con i giardini di Versailles e la storicità del luogo influenza l’artista, il quale si interroga su come interagire con essi. Dopo uno studio del luogo, la scelta delle opere e la loro collocazione, il risultato è, secondo il curatore Alfred Pacquement, una scultura che diviene un paesaggio del corpo. La monumentalità delle opere investe spazio di luce, di vortici, di riflessi, di percorsi visivi: i quattro elementi naturali sono tutti coinvolti in questa esposizione il cui percorso consiste in sei opere, grandi, aperte e luminose, di cui una allestita nella storica sala della palla corda. Abbiamo partecipato alla conferenza stampa di apertura e visitato i giardini in anteprima per voi, ecco le immagini…

– Silvia Neri

 

 

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  • angelov

    “Fare l’indiano” è un’espressione che avrebbe origine nel nord-america, e riferita agli indiani d’america; anche se , secondo me, potrebbe essere riferita agli indiani dell’India, o a chiunque e di qualsiasi nazionalità che continua a fare lo gnorri o anche il nesci.
    Nel caso specifico di Kapoor…….(omissis)……………(omissis)………….(omissis)………………………

  • Si conferma la caduta di un’artista che aveva un delicato profilo ora sempre più mediatico e poco stimolante….