Il gigante e la bambina. Paola Angelini, un viaggio nella pittura. Sette giorni chiusa nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia, al cospetto di Tiziano

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Paola Angelini, Gallerie dell'Accademia, Venezia - 2015

Paola Angelini, Gallerie dell’Accademia, Venezia – 2015 – foto Giovanni Cecchinato

Chissà da quanti anni, forse decenni, ai custodi delle Gallerie dell’Accademia non capitava di vedere un artista sostare per ore dinanzi ai capolavori del rinascimento e del barocco, conservati tra le sale del museo veneziano. Un tempo accadeva regolarmente. Gli artisti, con matite e tavolozze, trascorrevano intere giornate a contemplare dipinti e sculture, studiandone i segreti. Roba che oggi suona come terribilmente retrò.
Succede però che una giovane pittrice di talento, a un certo punto, si metta in testa di confrontarsi con uno dei maestri del ‘500 veneto, un gigante assoluto che intrecciò mistica e sensualità del colore: Tiziano Vecellio.
Paola Angelini, trentaduenne originaria di San Benedetto del Tronto, ha giocato il suo match dieci ore al giorno, per sette di giorni di fila, senza sosta. Ha affrontato il gigante, in solitudine, facendo quello che nessuno usa fare più: lei e lui, divisi da cinque secoli di storia, a immaginare un dialogo. E così farsi guidare, cercare una direzione, uscirne a pezzi per ritrovarsi altrove.
Non so da quanto tempo non arrivava qualcuno a chiedermi di poter entrare qui per lavorare dal vero. Eppure il museo, secoli fa, era nato per questo…”. Sorpreso, il direttore delle Gallerie, Giulio Manieri Elia, il consenso a Paola lo ha dato volentieri, dischiudendole il radioso arsenale custudito dall’antica istituzione.

Tiziano Vecellio, Pietà, 1576, olio su tela, 352 x 349 cm, Venezia, Gallerie dell'Accademia

Tiziano Vecellio, Pietà, 1576, olio su tela, 352 x 349 cm, Venezia, Gallerie dell’Accademia

Armata di colori, solventi, pennelli e cavalletto, Paola ha trasferito lì il suo atelier e si è piazzata di fronte  ad un immenso Tiziano: La pietà del 1576, opera della maturità in cui si coglie quell’incredibile rarefazione pulviscolare, quella libertà compositiva, quel dinamismo pre-manierista che suggellarono la lunga ricerca dell’artista. Nei lavori degli ultimi anni la pittura di Tiziano esplose, definitiva, come un movimento ascensionale, come una tempesta sacra.
Quella tela fu il suo testamento. Pervasa da un’aura di disfacimento, pare intrappolare il senso della materia che trasmuta: dalla vita alla morte, e viceversa. Un’opera gloriosa, disperata, d’argento e di cenere, di ascesa e di caduta. L’ultima, prima che la peste lo uccidesse, a quasi novant’anni.

Paola Angelini - Gallerie dell'Accademia foto Alessandro Fogo

Paola Angelini – Gallerie dell’Accademia foto Alessandro Fogo

Paola Angelini ha dipinto, in quest’esperienza quasi performativa, tele di diverse dimensioni e con diversi passaggi di forma e di stile, tutte in mostra – fino al 22 febbraio – alla Fondazione Bevilacqua La Masa, che ha sostenuto il progetto. L’immagine analizzata, introiettata e ripresa, si è evoluta giorno dopo giorno: dallo studio della struttura fino alla piena smaterializzazione, che sporge verso l’astrazione fra luminescenze aeree. Tanto che l’ultimo quadro prosegue, contraddice e libera la sua pittura precedente. È l’inizio di un fase nuova, al termine di uno strano rituale.
A un certo punto ero talmente dntro il qudro che non lo vedevo più, lo conoscevo  memoria”, racconta. “Conoscevo ogni dettaglio, ogni linea, ogni piano. Si trattava, a quel punto, solamente di dipingere. Di farne luce”. Rimane il movimento dei corpi, la geometria dei pesi e dei volumi, come impronte invisibili. Tutto il resto è un levitare di timbri e di lumeggiature, un pulviscolo color pastello, un’impermanenza necessaria. Scrollandosi di dosso la gravità di troppo. “Non vedevo più”. Una specie di iper visione, che coglie la retina nel mezzo della cecità. Sette giorni in viaggio tra l’occhio e lo spirito, sulle tracce di Tiziano. E l’ombra di lui, ancora per un po’, ad indicare la strada incontro alla pittura.

 – Helga Marsala

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  • angelov

    Gerhard Richter – Verkuendigung nach Titian.

    • Jon

      Artista orrenda. Pessima pittrice. Confronto imbarazzante.

      • Helga Marsala

        Paola Angelini è una giovane pittrice di talento, e non certo unicamente secondo il mio parere. Ma la cosa imbarazzante qui è che qualcuno non capisca che non c’è nessun “confronto” tra lei e Tiziano: una cosa ridicola, nemmeno ipotizzabile da lontano. Ma di che parliamo?

      • christian caliandro

        non ho capito, con chi sarebbe il confronto imbarazzante? con Tiziano? quindi un pittore degno di questo nome non dovrebbe ‘confrontarsi’ quotidianamente con i maestri del passato, non dovrebbe fare di questo la sua pratica, cercando di imparare i loro segreti e di perfezionarsi sempre più, perché sennò Jon e quelli come Jon provano “imbarazzo”?

        • Ruote

          Caliandro il tuo interesse per la pittura fin da troppo negletta
          é positivo: purtroppo sembri non averci grande confidenza
          La angelini avrebbe dovuto far questo quand’era studente e forse ora farebbe opere migliori o forse anche peggiori chissá.
          Si vede che non sapete cos’erano gli anni 80 e com’erano le accademie al tempo. Se degli imbecilli in questi anni hanno rovinato le accademie questo non toglie che
          é ridicolo per un vero pittore mettersi in posa
          quando fa semplicemente esercizio: ma vi sembra una notizia? Siete cosi poco abituati alla pittura che la cosa vi sembra straordinaria? Beh puó darsi che in effetti lo sia.
          Peró scusatemi, caliandro ed helga , che pittori conoscete?
          Datemi qualche nome cosí almeno mi oriento meglio.
          Lei helga mi é simpatica non si offenda ma per favore lei é di
          palermo mi pare , vada a trovare De Grandi almeno.
          Se volevate fare pubblicitá alla angelini va benissimo peró
          Allora cominciate una ricgnizione seria
          Sulla pittura italiana : ci sarebbero sorprese

          • Helga Marsala

            ahhahhaa, “vada a trovare de grandi almeno”? dice a me? ma è una battuta?!! spero stia scherzando.

            PS. non è una “notizia straordonaria”, è una piccola storia, che in tanti hanno letto ed apprezzato. buonaserata.

          • Ruotato

            Cara Helga non scherzo affatto. Le ho fatto il nome di De Grandi
            perché so come lavora e so cosa puó fare e forse lui le
            Potrá spiegare che genere di impegno e abilitá ci vogliono per affrontare lavori pittorici complessi: cose che la maggioranza dei critici non conoscono, conpresi gli esperti di pittura dell’ultima ora. Credo peró che un vero pittore le potrebbe spiegare le differenze di esecuzione di Tiziano e la giovane Angelini. Tralascio i soggetti e i temi della pittura della Angelini, che qualcuno ha giustamente definito innocui o simili: la sua tecnica pittorica richiama il fare tipici di tanta pittura approssimativa abboracciata paraespressionista e rudimentale degli anni 80 che forse lei e Caliandro conoscete poco in sé e nel contesto. Tralascio anche gli evidenti e ricorrenti problemi di composizione.
            Ora anche Picasso faceva dei d’aprés molto liberi ma era Picasso. In questo caso sinceramente il risultato non é degni di nota. la gran parte dei pittori di talento fa questo tipo di copie per esercizio e per approfondimento ma in genere non fa uscire questo genere di lavori dallo studio: non ha senso.
            Lei dice che non solo secondo lei la Angelini é una brava artista?
            Per ora non lo é. Chi sono i suoi ammiratori?
            Collzionsti o critici abituati ai valorii della pittura italiana come chia icingolani montesano o roba del genere?
            Voi critici dovreste fare una seria e approfondita ricignizione nella pittura italiana e magari cercare negli anfratti :
            Questa sarebbe la vostra funzione e non incensare i soliti
            Giovincelli buoni perché addomesticati e mansueti, i Botto e Bruno della pittura
            Aspetto i vosti prossimi articoli non mi interessa fare schermaglie
            N

          • Helga Marsala

            Francesco De Grandi (che ha letto questo pezzo) è uno dei miei più cari amici. Ed è anche, sempre a mio modesto avviso, uno dei pittori italiani (e non solo) più bravi in assoluto. Ho curato diversi suoi progetti e scritto varie volte per lui, fra recensioni e saggi in catalogo. Se conosco e sento la pittura lo devo anche a persone come lui, e ad altri amici e maestri, con cui mi confronto da anni. Dunque grazie del consiglio, ma era superfluo.
            E confermo, Paola – che è molto più giovane di Francesco – è una pittrice con un buon talento, che sta facendo un percorso autentico. Questo articolo è un gesto di fiducia nella sua pittura. Che crescerà ancora, immagino. Ed è anche, semplicemente, una piccola storia sincera, che prende atto di un’esperienza coraggiosa, fatta – lo assicuro a lei e ad altri maligni qua sopra – con l’intenzione di maturare e mettere in crisi il proprio lavoro. Cosa che fa onore all’autrice (con cui ho parlato a lungo, naturalmente). Saluti.

          • Ruote

            Lei pensa sul serio che io credessi che lei non conoscesse De Grandi?
            Comunque contraccambio i saluti e buona fortuna alla Angelini.

          • Helga Marsala

            Beh, io non so chi sia lei, visto che ha l’anonimato. Quindi magari sì, poteva pensare che lo conoscessi di nome e che avessi visto dei dipinti, ma non che ci conoscessimo così bene. Infatti mi suggeriva di farmi spiegare da lui cos’è la pittura. E io ho risposto: non occorre. Oggi stesso abbiamo commentato insieme questo commentario, pensi un po’. E infine sì, concordo in pieno con la sua chiosa: buona fortuna alla Angelini!

  • Pura fantasia e speculazione I THE best than you do you know Where I me

  • Gabriele

    Brava Paola, bravissima Paola!

  • Chiara Spada

    L’operazione in sé è puramente recitativa. il fatto stesso che l’artista si presti a tale operazione senza considerarne la natura, la dice lunga su quanto sia consapevole di quello che fa. Provo a spiegare : Gli artisti che un tempo si recavano nel museo per confrontarsi con i grandi maestri e raccoglierne i segreti, lo facevano, cercando di rubare/metabolizzare i segreti della loro grandezza dal punto di vista non astrattamente concettuale, ma FORMALE. Il terreno di confronto era disciplinato da fattori pittorici puramente “accademici”. I segreti delle cromie, celate sotto velature e strati di vernici eseguiti con immensa maestria. Per questo accedevano ai musei, non per far bella figura di sé. Questa pittrice si sarebbe potuta sedere davanti ad una bella foto ad alta risoluzione delle immagini studiate e il risultato sarebbe stato essenzialmente lo stesso. La sua pittura, di cui ce ne mostra gli esempi, non restituisce molto delle peculiarità in questione, perché ha semplicemente realizzato una SUA visione pittorica prendendone in prestito solo le composizioni. Non mi pare sia andata lì a cercare di scoprire e restituirci chissà quali maestrie formali .o se l’ha fatto, non c’è riuscita molto bene. Cosa che quasi certamente ha fatto SAMORI’, ben attento a non farne spot, e con risultati eccellenti . In pratica è un’operazione EDULCORATA , dopata, ben pubblicizzata, che non fa altro che svelare le debolezze dell’attuale situazione artistica e culturale, che ha bisogno di queste operazioni e che, a causa della mancanza di una vera consapevolezza teoretica, di fronte a queste operazioni che blandiscono e cercano di irretire si dice , acriticamente, che sono fantastiche, belle, sono tutti bravi, bis. Dico questo, al di là del valore che ognuno vuol dare all’artista. La sua pittura in alcuni casi può sembrare sincera, lei un po meno .

    • christian caliandro

      Scusami Chiara Spada, ma che cosa significa esattamente il tuo ragionamento? Se ho capito bene, secondo te a Paola è preclusa l’imitazione di Tiziano a priori, solo perché ha 32 anni nel 2015 e non nel 1655. Quindi la pittura non è viva, o non può tornare ad essere viva, ed è proibito oggi fare quello che si è fatto per secoli? In base a cosa? Veramente non si comprende la distinzione che tu fai tra ‘formale’ e ‘concettuale’. Dalle foto ad alta risoluzione Paola non avrebbe potuto stabilire alcun rapporto fisico con l’opera, né rendersi conto di alcune soluzioni molto importanti di questo che è l’ultimo dipinto di Tiziano. Non mi sembra proprio una cattiva cosa il tentativo da parte di giovani artisti di ricostruire dall’interno i fondamenti di un linguaggio come quello pittorico che certamente esce da una fase piuttosto lunga di oscurità.

      • Chiara Spada

        non ho affatto detto, se ha letto e capito bene, che a questa Artista è preclusa una qualsiasi operazione. vuole mistificare? Il tipo di operazione fatta, per la sua natura pratica di studio, andava risolta con altri presupposti. è stata proposta, acriticamente, come una cosa fantastica, senza essere onestamente attenti alle criticità che ne risultano. è il risultato che è deludente sotto l’aspetto pratico, perché le peculiarità di quella pittura sono lontane anni luce dalle soluzioni pittoriche proposte. Sembra che abbia parlato da sola , invece di dialogare con le opere oggetto di studio. è una pura esaltazione delle SUE peculiarità pittoriche. per questo ho detto, provocatoriamente, che se avesse preso delle foto ad alta risoluzione, sarebbe stata sostanzialmente la stessa cosa. Perché le è interessato Tiziano solo come cornice, per parlare delle SUA pittura. ( ripeto : l’esempio di SAMORI’ ne è un termine di paragone, ma ce ne sono decine e decine validissimi) Lei si è messa in gioco e , secondo il mio parere, ha fallito. (ma è anche normale; è una giovane pittrice, brava, un po proterva, ma che deve migliorare.) La cosa che ho criticato di più è l’incapacità dei “giornalisti” e critici, di carpirne le criticità. e dire che sarebbe questa una parte fondamentale del vostro lavoro. Non si aiutano né gli artisti né i fruitori in questo modo. e non è onorevole.

  • Pingback: Fotografia d’Arte, Paola Angelini alle Gallerie dell’Accademia Venezia()

  • angelov

    La scelta stessa del soggetto, un quadro dipinto nello stesso anno della morte del maestro, ormai senza più quei cromatismi che avevano reso il suo stile inconfondibile, da un’idea dell’inesperienza nella scelta compiuta.
    Gerhard Richter compì una medesima operazione nel 1972, quando si trovava a Venezia, ma con risultati decisamente diversi, dovuti ad una maggior esperienza.
    Comunque, l’idea di ritornare a “copiare” nei musei o nelle collezioni, i capolavori dei maestri del passato, al di là dei risultati ottenuti, è sempre una pratica valida, che tende ad re-insegnare agli artisti l’umiltà del semplice lavoro manuale e a resettare le loro ambizioni e aspettative.

  • Alice Ginaldi

    Ecco i soliti rosiconi. Mi chiedo se non abbiate altro nella vita, la risposta è nei vostri commenti… Paola fatti una bella risata, ricordandoti che tutti i rosiconi fanno già una vitaccia infelice e tu in compenso stai dimostrando un grande impegno fatto di coraggio, carattere. Sempre con il sorriso sul volto.

  • Non vi permetto di diffamare la parola chiave di Artribune divina ed eccelente rivista d’arte contemporanea , ma una povera pittrice che cosa può realizzare se non riesce neanche a copiare una virgola , poi dovete accettare anche le critiche positive ed attive , basta parlare con gente che proviene da una sub cultura post modernista, continuate a leggere i mostri della demenza, ma dai non sa neanche tenere il pennello in mano .