Contraddizioni olimpiche a Casa Italia. Nella base azzurra di Londra il cibo è top (Bottura ai fornelli), ma l’arte fa flop (Tamburro alle pareti). Qual è il senso?


Antonio Tamburro, Attesa

L’artista italiano più in vista a Londra, in queste giornate olimpiche di sovraesposizione mediatica? Il nome che ci rappresenta ufficialmente, con tanto di coccarda istituzionale? Quello che l’Italia si gioca, nella città al momento sotto i riflettori del mondo, mentre alla Tate, per dire, c’è Damien Hirst e alla Turbine Hall Tino Sehgal? Eccolo: Antonio Tamburro. Chi è? Ma come. Potreste averlo incrociato nei circuiti simil Telemarket, o senz’altro nelle pubblicità di alcune tra le sue numerosissime mostre: dalla Bocca di Bacco a Berlino alla Confartigianato di Prato, dalla Padua Art Gallery di Padova al Museo Contadino di Isola Augusta in Friuli.
Ed è uno, Tamburro, che con i topic sportivi ha un certo feeling. Nel 2006 realizzò il logo della maglia rosa, simbolo del novantesimo giro d’Italia, e nel 2008 disegnò il manifesto per i campionati del mondo di ciclismo di Varese. E ora eccolo, celebrato negli spazi di Casa Italia, il quartier generale del Coni presso il Queen Elizabeth II Conference Centre a Westminster. Qui si tiene “Tradition Innovation – Italian Olympic Spirit”: ventotto artisti nostrani, tutti alle prese col tema, of course, dello sport. Di Tamburro, main guest dell’evento, c’è una grande personale; poi ci sono gli scatti del fotografo Stefano Nicolini e infine “Celebrating Rome 1960”, una raccolta di ceramiche realizzate da “fabbriche, laboratori e singoli artisti” (di cui nemmeno sono elencati i nomi).

Antonio Tamburro, Ciclismo – Gimondi

Tra i supporter anche la Camera di Commercio Italiana di Londra, mentre ideazione e curatela sono della professoressa Renata Freccero dell’Università degli Studi di Torino (docente di Cultura della Sicurezza Stradale presso la SUISM, già prof. di Storia dell’Educazione Fisica e degli Sport presso l’ISEF). E non poteva sottrarsi ai rituali di rappresentanza, il presidente Napolitano. Che non solo presenzia e loda, ma assegna anche una “Medaglia Dedicata”. Ultima chicca: a introdurre il percorso espositivo c’è una tela di Antonio Nunziante, maestro neometafisico, tra gli aficionados del circuito Telemarket.
Ora, non è che uno vuole fare lo snob. Ma davvero non si capisce perché certe occasioni di visibilità internazionale, quando ci sono di mezzo l’ufficialità accademica e istituzionale, debbano ricadere nel giro più commerciale (notoriamente ben ammanicato), escludendo le eccellenze della ricerca contemporanea. Quasi che una vetrina popolare come quella dei Giochi meritasse un certo qualunquismo d’ispirazione provinciale. La qualità? Lasciamola ai piccoli circuiti specialistici, ai salotti colti. Aberrazione mostruosa.
Certo, qualcuno risponderà che la qualità è opinabile. Eh no. Il buon Tamburro, per esempio – per non parlare degli sconosciuti ceramisti – quante presenze in prestigiose collezioni pubbliche, quali testi di grandi teorici, quali mostre di rilievo internazionale può vantare, tanto da meritarsi il titolo di ambasciatore olimpionico dell’arte italiana? Se la risposta è ‘nessuno’, vuol dire che a Casa Italia hanno preso un abbaglio. Oppure che hanno scelto sulla base non del merito, ma di chissà che altro.
Così, mentre la casa azzurra di Londra eccelle nel food, con chef del calibro di Massimo Bottura e Massimo Spigaroli, per l’arte ci dobbiamo accontentare. Ma in fondo, è sempre il caro, vecchio Bel Paese, tutto “pizza e mandolino”: se vuoi magnà te la cavi di lusso, per il resto s’improvvisa allegramente. Tanto la medaglia ce la danno uguale.

- Helga Marsala

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  • francesco gattuso

    finalmente al Maestro viene riconosciuto un riconoscimento riconoscibile !

  • http://www.youtube.com/user/mrserenarte Eugenio Santoro

    Gentile Marsala,

    Ma non faceva prima a scrivere che non le piace?

    Mai,dico mai, una critica negativa, solo giri di parole, sofismi.

    Un po’ di coraggio, su, tenga alta la bandiera della Sicilia-nità!

    • http://www.artribune.com Helga Marsala

      se non è critica negativa questa! e che altro dovevo scrivergli al povero Tamburro?! grazie per aver definito “giri di parole” e “sofismi” il mio articolo, eh. fa piacere, dopo un sabato estivo di duro lavoro, sentirsi dire queste belle cosine.

      • http://www.sestosensoartgallery.com Barbara

        Gentile Helga Marsala,
        La ringrazio per aver dato con il suo articolo illuminante e soprattutto “sincero” una visibilità ulteriore al Maestro Antonio Tamburro che in questi giorni fino al 12 di Agosto ha in corso la sua importante mostra “Prolessi – 5 views of an Olympic City”, nell’ambito dell’ampia mostra “Tradition Innovation – Italian Olympic Spirit” , curata dalla Professoressa Renata Freccero dell’Università di Torino, negli spazi di Casa Italia, il quartier generale del Coni presso il Queen Elizabeth II Conference Centre a Westminster. Mi dispiace che lei abbia scelto di proposito delle immagini non recenti e non a tema con l’evento in questione, senza neppure una didascalia completa e la fonte delle immagini. Mi dispiace anche per la sua immagine di giornalista e critica d’arte da oggi fortemente compromessa per aver scritto il falso (l’artista non ha mai lavorato con Telemarket) e diffamato persone ed istituzioni gratuitamente.

      • Franco

        Lei scrive Chi è Tamburro?. Io le rispondo Chi è lei???.

        • Roberto

          Mi sembra un articolo commissionato, altro che libera stampa!

      • http://www.youtube.com/user/mrserenarte Eugenio Santoro

        eh certo…lavori solo tu Helga….gli altri lì a fare niente…..

        Stupendo: “..e che altro dovevo scriverGLI al povero Tamburro…” prima lo attacchi e poi lo assolvi…..

        PS Ridatemi “Alessandro Querci” lui sì che è veramente falso…..

      • lea

        forse per questo è così incazzata con l’artista e con il mondo? forse avrebbe preferito in quel sabato estivo starsene a panciolle all’aria a riposarsi?Poverina….La vera poverina è lei…..

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

        Cara Helga, la critica negativa, non va considerata come qualcosa che si può utilmente adoperare, se se ne ha bisogno, e che, se non la si adopera, se ne sta buona e inoffensiva. Quindi, niente impiccagioni nella pubblica piazza per chi, coscientemente e cognizion di causa critica sulla qualità dell’opera di un artista!

        La critica è un pungolo propulsore di enorme portata che spinge avanti la qualità dell”opera di un artista, ed è lo strumento più importante del suo progredire in termini di originalità, contenuto e qualita di linguaggio. Anzi, a mio avviso, dove non c’è critica (negativa/positiva) l’arte manca di stimoli intellettuali, poiché dove non c’è qualità c’è povertà di linguaggio e non si può parlare di “artista”, ma soltanto di catafalchi viventi.

        La qualità nell’arte non è “opinabile”, non è uno strumento musicale che si usa soltanto quando necessita, che “suona” soltanto quando esplica la sua funzione, finita la quale si può tranquillamente riporlo in un angolo, dove se ne starà quieto e innocuo, in attesa di essere ripreso e utilizzato quando e come a noi piacerà.

        La qualità del lavoro di un artista, come la critica negativa è ben altro. Se ci rifiutiamo di criticare il linguaggio di un artista “illustrativo”, “accademico” o quanto altro…, allora dobbiamo rassegnarci al fatto che i mediocri accademici italioti scelgono gli artisti che vogliono e criticano per noi.

        Quando il potere politico si affida a questi il compito di rappresentare l’Italia alle Olimpiadi, di decidere sulla qualità dell’artista, i danni d’immagine che se ne ricevono potrebbero essere più numerosi e più cospicui dei benefici. E ciò perché noi lasciamo il campo a queste “figure” che all’estero, in tema di qualità ci rappresentantano. Ecco che la critica negativa è stimolo al miglioramento continuo, all’esigenza di acquisire meriti riconosciuti.

        Amichevoli saluti

  • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

    Cara Helga, quanto hai ragione!!! Ma, sai com’e’…il cibo lo si mangia mentre “l’arte”, per quei signori, e’ qualche cosa da attaccare alle pareti tanto perché non risultino “spoglie”… che ci vuoi fare purtroppo e’ cosi’ e non e’ Rroseselavy !!

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Caro Luciano, se fosse vivo M. Duchamp, raccomanderebbe a tutti i pittori figurativi di preparare i loro aspiranti fruitori (SOPRATTUTTO)in filosofia e in estetica. Perché il prestigio e l’ascendente di un artista contemporaneo si basa soprattutto sulla vastità del suo sapere filosofare, sulla profondità della sua cultura e sulla qualità della sua creatività. Tutto il resto sono soltanto orpelli secondari: non determinanti sul piano estetico.

  • Guido Cabib

    Brava Helga!
    ottima news e veramente non so come sei riuscita a restare cosi calma di fronte al dipinto L’attesa , perchè a me fa mancare il respiro….Le donne dovrebbero essere felici di come le ha rappresntate….
    Ancora brava!

  • http://www.artribune.com Massimo Mattioli

    Ma poi, vogliamo ancora stupirci se alla Biennale di Gwangju non ci sono artisti italiani? Pensate se una delle sei curatrici avesse pensato bene di fare un salto a vedere a Casa Italia qual era la nostra proposta…

  • dust

    @Cabib: da uno che fa le mostre di Matteo Sanna ci si aspetterebbe un po’ di pudore, prima di sparare sugli altri…

    • Guido Cabib

      ahahahah ignobile commento da un ignobile che non si firma…quindi taci !

  • Ri.Chi.

    Una spruzzata di vapor acqueo aromatizzata al culatello ed il nazional-popolare diventa chic. Lo sponsor è appagato ed il ritorno dei soldi spesi per stampare riconoscimenti internazionali, certo.

    Per fortuna in Italia non abbiamo la regina e Damien Hirst.

  • giorgio bonomi

    Un Paese che ha mandato in giro Berlusconi, può benissimo mandare in giro a rappresentarlo Tamburro; un Paese che ha affidato a Sgarbi il Padiglione italiano della Biennale di Venezia, può benissimo affidare l’arredamento di Casa Italia a tale “professoressa” Freccero. Guardate il curriculum della professoressa: è molto lungo e spazia tra la ginnastica e la pedagogia (non quella nobile della Montessori, ma quella dell’ex Magistero), comunque fa capire che è ben introdotta nelle stanze del sottobosco del Potere. Ah… dimenticavo, la professoressa dice che non conosce bene l’inglese, però gioca a golf!
    Su Nunziante, fa troppo caldo per sprecare parole.
    Un brava alla giovane Marsala: continua così, pagherai dei prezzi ma ne varrà la pena.

  • http://alfonsoleto.wix.com/terminal Alfonso Leto

    TAMBURRIATA VERA!
    Se è l’Italia di Monti che viene rappresentata in questa selezione d’arte contemporanea denunciata a chiare lettere e con puntualità da Helga, è un’Italia non di banchieri ma di bancari che ha scambiato Tamburro e Nunziante per i dioscuri dell’arte italiana contemporanea, senza sapere di stare ri-scrivendo il sequel di un sequel di un film di Franco e Ciccio ( con tante scuse per i due grandi comici, tanto simpatici e cult del nostro cinema). Quando i due fecero l’indimenticabile Ultimo tango a Zagarolo (tanto amato da Carmelo Bene).
    Quì non arriviamo a quelle vette kitsch della comicità, quì siamo nel ridicolo.
    Ma, ragioniamo: nessun niente nasce nasce dal nulla. Per arrivare su quel podio Tamburro etc è passato attraverso un meccanismo. Quale? nNon certo un filtro di competenze artistiche. Chi ha selezionato gli artisti? Secondo me tutto si è consumato all’interno del mondo sportivo, del CONI, per esempio, che ha selezionato non solo gli atleti, ma anche gli artisti ( e magari per una piccola speculazione di mercato consumata tra telemarket e qualche commissario CONI che ha in casa tanti quadri di Tamburro.
    L’altra domanda è: se è stato praticato l’antidoping agli atleti, perchè non si pratica anche l’antidoping a questi “competitivi” artisti?
    Vogliamo l’antidoping per Tamburro, Nunziante e compagnia.

  • elisa

    È vero che Bottura purtroppo rappresenta l’eccellenza italiana oggi, ma le garantisco per esperienza che la sua cucina non è così lontana dall’ “arte” di Tamburro o dalla “musica” di Allevi… ovvero la créme del nulla, dell’arte priva di contenuti (di sapori, di melodie) il cui vuoto è riempito dalle parole dei critici e del solito circuito mediatico che li esalta. Una scelta per ottenere facili consensi, senza starsi a scervellare troppo. Nella cucina, Bottura serve a metterci il nome conosciuto a livello internazionale (il che non lo rende bravo in cucina, solo noto), Spigaroli (per fortuna) a garantire che i nostri atleti mangino bene.

  • babajaga

    Tamburro familia: Marco artistucolo, sorella galleristucola, papà artistarello… Tristi figure di un Sistema da sottobosco che ogni tanto (per amicizie e qualche botta dè c..o.!) emerge dalla melma. Siamo messi così: questa è little-Italy, ma denunciare serve ancora!!

    • http://www.marcotamburro.it marco

      cara babajaga, sai spesso la genetica puo’ essere molto incisiva, e quando attacca..be’ ti assicuro che e’ fantastico.p.s anche per te se vuoi un posto da usciere.saluti.

    • giovanna

      patologicamente geloso e invidioso, tanto da avere la vista oscurata.Per il suo bene si vada a leggere con attenzione ” gli invidiosi ” di Alberoni. Potrebbe essere utile per il suo ben-essere

    • http://www.marcotamburro.it marco

      e poi…caro ba ba…iaba…abbi almeno la dignita’ di presentarti e metterti a nudo, non aver paura,sei uomo ..donna o trans?. visto che sei stato alquanto offensivo, se hai bisogno di qualche chiarimento di persona, ne sarei ben felice di accontentarti..a quelli come te, andrebbe ritirata la carta d’identita’..tanto a che serve?

    • http://www.marcotamburro.it marco

      e pi..famiglia..non FAMILIA,,,,a scuola!!!!

      • lidia

        marco, a scuola insegnano anche l’uso della punteggiatura, che in tutti i suoi post pare essere del tutto sconosciuta. e anche la sintassi zoppica. quindi non faccia tanto il maestrino. per altro “familia” – sempre che non sia un banale refuso da digitazione, non certo un errore grammaticale – è in ogni caso il corrispondente latino.
        poi certo, lei è assai carente soprattutto sul fronte educazione, ma vabè, quella è un’altra storia.

        • giovanna

          lidia proprio tu parli di educazione? con la tua risposta evidenzi la tua mancanza assoluta di rispetto per gli altri.Forse conosci qualche parola di latino ma è ben poca cosa. Anche tu comunque hai necessità di leggerti gli “invidiosi” di Alberoni.

          • http://www.marcotamburro.it marco

            grazie giovanna.

    • giulio

      ma come si fa ad essere così offensivi.!!! questa è diffamazione caro “BARBAGIANNI”.Sono i soggetti come lei che fanno la little-italy e rimangono nella melma a lungo.

      • http://www.marcotamburro.it marco

        ma quelli come barbapapa’, vivono nascosti come topolini…o meglio sorci. hanno solo il web come mezzo comunicativo..col cavolo che me lo viene a dire di persona

  • vincenzo

    la solita italietta, doveva essere l’era del merito con Monti ed invece… è venuto per mantene lo stallo, questa cosa è un po il simbolo di quanto siamo nella cacca fino al collo, anche nelle mostre quelle stravalutate dai super critici, ci rappresenta bene devo dire, del resto se entri nella migliore delle gallerie italiane rischi anche li di trovare il Tamburro sfondato, quindi perchè meravigliarsi?

  • Angelov

    La punta di un iceberg.
    Quello che ci s-definisce in termini di identità, è proprio questa distanza abissale che c’è in Italia tra Potere politico, che c’è ma non si vede, e tutto il resto.
    Si sa tutto, ma solo a cose fatte.
    Ovviamente per il bene comune, gestito dagli eletti dal popolo con regolari elezioni e via dicendo…
    Ma i nipotini di Macchiavelli siamo noi e non gli inglesi, come vorrebbero farci credere.
    Nella perfida Albione, ma dove non esistono segreti, degli 007 si sa anche la taglia dei calzini.

  • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

    Certo che queta accoppiata Tamburro-Nunziante ha qualcosa di incredibile:come giustificare tanta incontestabile inadeguatezza? Ma solitamente di che si occupano i patetici incaricati(e,ovviamente,coloro che li hanno scelti) che hanno messo in piedi questo autentico ridicolo “evento”? Significativa consolazione la presenza limitata al solo scrivere del “Maestro” neometafisico.
    Evidentemente,e fortunatamente!, tutto continua ad avere un limite.

  • dust

    tranquilli, la prossima volta ci mandiamo qualcuno degli artisti fluxia, zero, t293, farronatini e moussoscopini (come dice LucaRossi). così la VERA ARTE è salva…

    • Giuseppe Celi

      Condivido, Eden

  • http://www.artribune.com Massimo Mattioli

    Dunque, la cosa si fa interessante! Leggete questo comunicato, si parla della mostra a Casa Italia alle Olimpiadi di Pechino.

    “In occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008, in collaborazione con Casa Italia, Coni, è stata organizzata una rassegna di opere grafiche e pittoriche di artisti italiani.
    La mostra è allestita dal 08 al 31 agosto nelle sale di Casa Italia; vi partecipano i seguenti 50 artisti provenienti da 12 regioni:
    Bachis Lydia – Bajoni Ermes – Belgioioso Paolo – Biancofiore Angela – Bosich Giuseppe – Bracchitta Sandro – Casorati Francesco – Di Gennaro Pino – Fantinato Giuseppe – Finocchiaro Pino – Fiorani Elena – Fioriello Giuseppe – Fontani Simonetta – Freccero Renata – Galbusera Renato – Gatti Vincenzo – Guadagnino Mario – Jannelli Maria – Kanaris Manuela – Lantieri Paolo – Lorenzini Sandro – Magnolato Cesco – Margari Franco – Marino Enzo – Minuto Renata – Monaco Elena – Monari Isabella – Nespolo Ugo – Onida Maria Antonietta – Oronti Giuseppina – Pergolini Angiolo – Puccini Pierluigi – Rolle Luisella – Savinio Ruggero – Scotto Aniello – Sepe Novara Angela – Serafini Andrea – Sirotti Raimondo – Soffiantino Giacomo – Tabusso Francesco – Tarasco Pietro Paolo – Tucci Giuliana – Turria Giovanni – Valenza Giuliana . Varca Andrea – Veremejenco Tatiana – Verna Gianni – Viarengo Elisabetta – Zamboni Roberta – Zelio Andrea.
    Il catalogo dell’esposizione è corredato da un saluto introduttivo del Presidente del Coni, Giovanni Petrucci, “…sono felice di poter celebrare la creazione di un genere unico di opere ispirate allo spirito olimpico, sottolineato dalla qualità di incisioni e pitture che veicolano un messaggio di pace, di intesa tra popoli, di dialogo e fair-play, oltre a una sconfinata passione per Io sport”, da una presentazione di Gianfranco Schialvino e da un testo esplicativo di Renata Freccero, curatrice della mostra insieme a Giuliana Valenza.”

    Ancora la professoressa Freccero!!! La quale pare – non ho potuto verificare, per cui lo scrivo col beneficio di inventario, sucsandomi se non rispondesse al vero – nel catalogo si autodefinisse “docente di Cultura della Sicurezza Stradale presso la SUISM di Torino, già Prof. di Storia dell’Educazione Fisica e degli Sport presso l’ISEF di Torino”

  • Ursula

    Dust, ironizzi pure, ma è proprio quel che ci vorrebbe

    • dust

      ma sì, in fondo due neon, tre prese di corrente e due credenze (anche se di seconda mano) in un ritiro fan sempre comodo

      • Giuseppe Celi

        Eden Dust, condivido!

  • http://www.mondobizzarrogallery.com Dario Morgante

    Ma qual sarebbe esattamente il senso di una mostra d’arte a Casa Italia?

  • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

    Dust,ma come hai fatto ad individuare tutti quelli-ma forse qualcuno manca- che minimo avrebbero cercato di fare qualcosa di adeguato? Temo che le televendite ti condizionino assai.A tua scusante si potrebbe dire che il sentir insistentemente definire “maestri”,naturalmente disinteressatamente,i suddetti pittori favorisce indubbiamente il crederli tali.Ma guarda che,al massimo, sono “elementari”.

  • gianfranco grosso

    complimenti Helga, un senso critico alto, colto e ironico legato ad una visione reale della contemporaneetà . il tuo articolo ha chiarito bene, come si presenta lo stato dell’arte del nostro bel paese alle olimpiadi di londra 2012….. semplicemente “non sense” (Il nonsenso è un genere parassita) breve spunto tratto da wikipedia.
    continua così….!
    g

  • anna

    vero, quasi….. orrendo

  • Giuseppe Celi

    Criticare un evento e corretto, ma gettare infamia ad un artista è terrificante e poco professionale, specialmente se a scrivere è un critico giovane, e che dovrebbe sapere che deve ancora farsi le “ossa” in un campo delicato come l’Arte, e dove spesso è facile parlar bene degli artisti portati avanti da galleristi ricchi e alla moda. Il suo articolo, cara signora Helga Marsala, è patetico e contraddittorio, perchè poteva benissimo non scriverlo o perlomeno non fare nomi e pubblicare foto. In questo modo fa intendere di essere faziosamente schierata contro taluni artisti italiani non supportati da sponsor miliardari. L’articolo lo trovo disgustoso, superficiale, banale e riduttivo perchè è una critica facile per dire tutto il male che si vuole e da una donna brava e giovane come lei non me lo sarei aspettato, visto che la leggo su Artribune con interesse. Ci sta la critica se è costruttiva e questa non lo è. Si vada a vedere tutte le mostre curate, gestite e promosse dai facoltosi mercanti e poi parli con più obbiettività, se riesce a non farsi condizionare dalle mode e dalle imposizioni di mercato.

    • Angelov

      Caro Celi, noi italiani non abbiamo più il diritto di essere patrioti.
      Ce l’hanno gli inglesi, gli americani ed il resto del mondo.
      La molla che ha fatto scattare tutto questo, è il semplice fatto che questo artista, sponsorizzato dai rappresentanti del popolo italiano, dovrebbe rappresentarci tutti.
      Ed essere voce fuori dal coro, non sempre è garanzia di integrità.
      Ciò vale per lui, ed anche per lei.

      • Giuseppe Celi

        Gentile Angelov, considero una caduda di stile il modo come è stato redatto l’articolo in questione. Nientaltro. Se crede che abbia voluto difendere Tamburro e Nunziante, posso rassicurarla. A tuttoggi non ho ricevuto alcun incarico legale da parte loro.

    • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

      No caro Celi qui, scusami, sei tu ad essere uscito fuor dalle righe e se permetti, pacatamente, ti dico perche’:
      - scrivi “gettare infamia ad un artista è terrificante e poco professionale” il che e’ assolutamente vero e condivisibile ma , di Tamburro, Helga ha scritto : ” quante presenze in prestigiose collezioni pubbliche, quali testi di grandi teorici, quali mostre di rilievo internazionale può vantare, tanto da meritarsi il titolo di ambasciatore olimpionico dell’arte italiana? Se la risposta è ‘nessuno’, vuol dire che a Casa Italia hanno preso un abbaglio” puoi affermare che questo sia “gettare infamia” … se puoi dimostrare che quanto ha scritto Helga non e’ vero allora si, in caso contrario no.
      E’ vero Helga ha anche scritto ” Potreste averlo incrociato nei circuiti simil Telemarket” cosa che non so se sia vera o meno perché non seguo Telemarket (nulla di personale contro la trasmissione solo che quando sono all’estero, ovviamente mi sarebbe impossibile vederla e quando sono in Italia ho di meglio da fare). E’ chiaro che la frase di Helga non e’ certo usata in senso apprezzativo ma da qui a definirla “infamante” mi pare ce ne corra (e tra l’altro se tu affermassi una cosa del genere potresti incorrere in seri guai giudiziari con Telemarket, per diffamazione)
      - scrivi: ” L’articolo lo trovo disgustoso, superficiale, banale e riduttivo perchè è una critica facile per dire tutto il male che si vuole”, ovviamente hai diritto alle tue opinioni ma, se le esponi, dovresti poi anche spiegarle, e quindi: perché disgustoso? perché superficiale? perché banale? perché riduttivo? e dove sta’ tutto questo “male che si vuole”?
      Ti faccio ancora notare che, spesso, ci si lamenta che, in Italia, non si esprimano più critiche negative o “stroncature” ma se ne arriva una c’e’ subito il Giuseppe Celli di turno a saltare sulla seggiola. Helga Marsala ha scritto un articolo in cui esprime una critica negativa, con spirito e spigliatamente e senz’offesa alcuna (come suo stile), non tanto a Tamburro o al suo lavoro, quanto a come sia stato scelto Tamburro, al fatto che fosse il caso d’invitarlo a Casa Italia, che dovrebbe mostrare al mondo l’eccellenza Italiana. Ti debbo dire in tutta onesta’ che se avessero invitato me e se Helga avesse scritto un articolo analogo, me ne sarei certo dispiaciuto, ma non avrei potuto davvero darle torto e questo non perché giudichi il mio lavoro disprezzabile o senz’importanza, al contrario! ma perché devo onestamente riconoscere che non sarebbe serio presentarmi come epitome dell’eccellenza Italiana nell’arte e credo che, in tutta onesta’, neppure Tamburro, che certamente ha tutto il diritto a considerare il suo lavoro importante, anzi fondamentale e ad andarne fiero, possa considerarsi tale (d’altro canto sul suo sito web c’e’ il suo cv e non ci vuol molto a leggerselo): Tamburro ha i suoi ammiratori ed i suoi collezionisti, come io ho i miei, ma non ritengo che, ne’ gli uni, ne’ gli altri, pensino davvero che, per quel che abbiamo fatto a tutt’oggi, io o lui si possa finire nelle pagine della futura storia dell’arte o che si rappresenti oggi “il meglio” dell’arte contemporanea Italiana!!.
      Il punto che sembra sfuggirti e’ che la critica fondamentale di Helga non e’ quella della scelta di Tamburro quanto quella della Prof Freccero (Docente Universita’ di Torino, corso di laurea : Teoria e storia dell’educazione e della formazione motoria e sportiva) che determina le scelte “artistiche” di Casa Italia da due Olimpiadi… ritieni davvero, in tutta onesta’, che con tutti i critici e curatori in circolazione in Italia questa sia una scelta condivisibile? Una rivista online del settore (che non cito e che quindi diventa ovvio capire quale sia) elenca, per il suo nome, 4 (diconsi quattro !!) mostre curate, va bene che sono tutte legate allo sport o alle Olimpiadi, ma basta questo per fare della Prof. Freccero il “curatore” ideale di Casa Italia? E in base a quali “competenze tecnico-scientifiche” venne scelta per curare “Casa Italia” 2009, inizio di questa sua fulgida carriera?

      • giulio

        mah che nome è non si sà.forse non esiste o non ha il coraggio di esistere. penso che sia solo qualcuno che vuole buttare merda su chi è meglio di lui.Forse mah è molto frustrato?

    • http://www.fpac.it Francesco Pantaleone

      Caro Giuseppe Celi,

      grazie per averci fatto sorridere, il tuo commento è un simpatico collage di banalità, luoghi comuni e qualche assurdità.

      Per prima cosa, ti assicuro che i galleristi che trattano gli artisti esposti in questo momento a Casa Italia sono certamente più ricchi dei galleristi che trattano gli artisti che piacciono a Helga Marsala.

      Poi paragonare una critica negativa a “gettare infamia” mi sembra una considerazione quantomeno retrò.

      E ancora che vuol dire “da donna brava e giovane come lei non me lo sarei aspettato”?? Ma perchè per parlare chiaro bisogna essere una donna cattiva e vecchia? Ma che stiamo parlando della Minetti? Sono questi i tuoi parametri? Helga Marsala è una bravissima giornalista che ha sempre scritto le cose come stanno, senza compiacere nessuno (vatti a leggere i suoi articoli sul Museo Riso)

      Ed in fine, mi spieghi come si fà a fare un articolo di critica su una mostra ma “senza fare i nomi”?!

      Brava Helga, continua così non ti fare spaventare da questi commenti mafiosetti e minacciosi, l’informazione deve essere libera ed ognuno deve avere il diritto di dire quello che pensa.

  • mah

    condivido in parte cosa dice giuseppe: helga parla troppo. bastava dire che sto tamburro fa cagare

    • Giuseppe Celi

      Caro Mah, anch’io condivido in parte quel che scrivi. Il resto, sai meglio tu dei cessi che frequenti.

    • aldo

      psicologicamente intuisco che lei è un pittore sfigato che non lo conosce nessuno. la gelosia fa sparlare e fa perdere la lucidità e l’obbiettivita.

    • carlo

      lei MAH è di poche parole e per di più volgare. non è certo il suo pesante giudizio che cambia le cose . merntre alcuni artisti sono a londra lei caro MAH dov’è?

  • http://www.artribune.com Helga Marsala

    Signor Celi, mamma mia, si tranquillizzi. Non è nel mio “stile” infamare o diffamare. Non ho offeso, né insultato, ho solo fatto una critica. Ho solo detto che a mio parere questa non è l’eccellenza su cui l’Italia dovrebbe puntare per farsi rappresentare ufficialmente all’estero in occasioni di grande visibilità popolare. Ho detto che l’idea che la ricerca debba trovare spazio solo nei circoletti per addetti ai lavori snob, è un’aberrazione. Si tratta solo di un opinione, che per altro, sia qui che su facebook, decine di persone condividono. Ci sarà un motivo, no? A me viene chiesto di esprimere opinioni, di informare, di fare analisi. E’ il mio lavoro.

    Vede, il punto è uno: tutte le volte che mi trovo a fare una critica, a stroncare una mostra (e mi creda lo faccio sempre con grande delicatezza), a portare avanti un’inchiesta che denunci qualcosa, beh c’è sempre qualcuno che se la piglia con me. Qualcuno che dice: ma tu come hai osato? come puoi tu esercitare un pensiero critico? Come puoi denunciare fuori dai denti o anche solo lievemente sollevare il dubbio che qualcosa non vada? Ci sono abituata. E davvero, sto sempre attenta a non andare fuori dalle righe e a misurare le parole.
    E quando ho detto che il potente di turno stava solo cercando di utilizzare l’Istituzione per giochetti squallidi, o che, come in questo caso, si stavano consumando i soliti “ammanicamenti”, l’ho detto con convinzione. Sapendo cosa facevo.

    Io non ho nulla contro Tamburro, che fa i suoi quadri allegri e colorati e che sicuramente tanti compreranno con gioia. Io ce l’ho col sistema, che continua a seguire regole legate a interessi personali, ad approssimazione, a qualunquismo, spesso a corruzione, anche solo ad ignoranza. Ma questa signora Freccero, “docente di Cultura della Sicurezza Stradale presso la SUISM di Torino, già Prof. di Storia dell’Educazione Fisica e degli Sport presso l’ISEF di Torino”, chi è? E’ davvero lei la persona più adatta a progettare delle mostre in una sede di rappresentanza nazionale, in occasioni come questa? Suvvia Celi, ma le pare il caso di prendersela con me? Ma di che stiamo parlando?
    L’Italia non conosce il concetto di merito. L’Italia è alla frutta, caro Celi. Tutto questo non è più tollerabile. E il fatto che la critica sia sempre più sonnacchiosa, è solo un sintomo. Beh, sa che c’è? Io voglio stare sveglia e vigile. Oggi più di ieri. Poi ripeto, sono solo opinioni.

    • Domenico Di Cristofaro

      Carissima Helga,
      ho da qualche anno il piacere di conoscere il Maestro Antonio Tamburro, e se Lei voleva utilizzare l’artista per denunciare il sistema, le assicuro che ha scelto la persona sbagliata.
      Antonio Tamburro è sempre stato contrario a qualsiasi forma di potere politico e giornalistico e a tutte quelle figure parassitarie che vivono nel nostro “bel paese”.
      Le consiglierei di conoscerlo e sono sicuro che avrebbe un opinione totalmente opposta a quella attuale e si ricordi che nell’arte non c’è un unica verità sostenuta spesso da critici modaioli perchè non si può far passare per opera d’arte un teschio incastonato di diamanti e cancellare tutto il resto.

      • http://www.artribune.com Helga Marsala

        Non ho assolutamente motivo per ritenere che il signor Tamburro non sia un bravissima persona. Ripeto, il problema qui è chi decide e chi sta ai vertici del sistema politico e culturale.

        • Domenico Di Cristofaro

          Be!
          Se il problema è chi ha deciso e non chi è stato scelto direi che il suo articolo è decisamente fuorviante, mi permetta di farle una domanda imbarazzante: ma le opere esposte a Casa Italia le ha viste?Sa perchè glielo chiedo? Glielo chiedo perchè non leggo nel suo articolo una parola sulle opere esposte non un accenno al significato delle stesse, ma solo riferimenti all’artista che fra l’altro fa intendere di non conoscere.Mi scusi ma non riesco a leggittimare in modo costruttivo il suo articolo che sembra più uno sfogo pieno di rancore che una critica costruttiva.

          • http://www.artribune.com Helga Marsala

            Rancore? Non conosco nè Tamburro nè la Freccero, nè Nunziante o Nicolini. E nemmeno il resto della Direzione del giornale conosce nessuno di queste persone. Nessuno ha motivo di rancore. E mi creda, se ne avessi avuto non avrei scritto. La critica alle opere nulla c’entra, non è una recensione.
            Il messaggio mi pare chiaro e mi pare che molti abbiano compreso. Questo articolo tutto è tranne che uno “sfogo”, non ho offeso nessuno e ho argomentato con chiarezza. Per altro, in tanti anni, non ho mai utilizzato il mio lavoro per sfoghi personali. MAI.

  • lea

    ma lei chi è ? chi la conosce , mai lette le sue presunte critiche e mai le leggerò , perchè intrise di veleno che potrebbero contagiare e uccidere.vedo una giovane che sembra avere la verità in tasca .. in realtà solo molto, molto presuntuosa perchè la sua non è stata una critica ma un attaccco feroce ad un grande artista internazionale che per fortuna usa ancora pennello e colori per farci emozionare. ed io cara e presunta crica d’arte mi emiziono di fronte alle tele del maestro Tamburro. Ha visitato la sua personale a Palazzo venezia a Roma ? una mostra che rimane impressa per la belleza e la grandezza pittorica . ma lei deve farsi conoscere e quindi ha bisogno di attaccare , di offendere con superficialità e senza rispetto. Si, lei è sveglia e vigile ma lo fa solo ed eclusivamente per essere visibile e non certo per l’amore per l’arte. La invito a documentarsi prima di lasciarsi imbrigliare da quel sentimento che si chiama INVIDIA

  • http://www.artribune.com Massimo Mattioli

    Signori, tralasciando i lai dei legittimi adoratori di Tamburro, il tema va ricondotto all’essenziale: il merito. Nessuno obbietta nello specifico l’opera di questo artista: ma si obbietta – eccome! – che sia stata scelta per essere ospitata in una sede UFFICIALE dello Stato italiano. Perchè siamo convinti che chi abbia questo, che ancora può essere considerato un onore, dovrebbe meritarlo, e soprattutto DIMOSTRARE di meritarlo. E vale tanto per Tamburro, quanto per la curatrice.
    Il risultato di ciò sapere qual è? Che l’Italia sparisce sempre più dalla scena internazionale. Domani si apre al MoMA la grande mostra di Alighiero Boetti, che è già stata in posticini come Reina Sofia e Tate Modern. Voi sapete chi la cura? Nessun italiano, ma tre curatori stranieri. A noi non piace questa situazione, e lo continueremo a scrivere: a voi sì?

    • Francesco Sala

      non vorrei passare per novello luca rossi, ma solo pochi giorni fa è uscito questo:

      http://www.artribune.com/2012/07/apokalips-now-almeno-al-pirellone/

      fatte salve le debite differenze e senza voler dare giudizi omologanti, mi sembra sempre più evidente come il pubblico sia distante anni luce dalla rappresentazione reale e puntuale del sistema arte in Italia.

      su Tamburro si può dire tutto e il contrario di tutto, ma una cosa è certa: il suo stile, il suo modo di fare arte, non rappresenta le linee evolutive che oggi sta prendendo l’arte in Italia. Quindi non “ci” rappresenta, per questo – al di là del giudizio estetico e del curriculum – non merita di essere tedoforo dell’arte italiana alle olimpiadi.

      ma come non l’avrebbero meritato kounellis o paladino, tanto per fare due nomi a caso: che pure tutti (spero!) riconosciamo come più significativi, per profondità di sguardo, rispetto al povero Tamburro!

    • Giuseppe Celi

      Gentile Signor Mattioli, condivido appieno le sue osservazioni.
      “…l’Italia sparisce sempre più dalla scena internazionale. Domani si apre al MoMA la grande mostra di Alighiero Boetti, che è già stata in posticini come Reina Sofia e Tate Modern. Voi sapete chi la cura? Nessun italiano, ma tre curatori stranieri. A noi non piace questa situazione, e lo continueremo a scrivere: a voi sì?”
      A me neanche piace questa situazione, e ahimè, non possiedo come Voi giornalisti, la disponibilità di uno strumento come il Vostro giornale per ribadirlo in ogni circostanza. A noi italiani e a me in particolare, non resta che attendere tempi migliori, e uomini migliori. Rimango fortemente esitante circa le attese poichè prevedo siano troppo lunghe come lungo è l’elenco degli artisti, dei critici, dei giornalisti, dei CURATORI, e degli esperti…, dove è difficile scovare merito e competenza “certificata”. Se Lei ha dei nomi di curatori italiani e bravi veramente non appartenenti a nessun carrozone politico o casta, ne indichi qualcuno. Cordialmente. Giuseppe Celi

  • dikipop(disoccupato)

    bello tutto questo dibattito, alcune risposte un po’ sopra le righe (ma in fondo chi può dirlo, se una cosa è troppo eccessiva) alcune risposte molto condivisibili le ho apprezzate…Tamburro a mio modo di vedere è uno che usa si il pennello, ma come una zappa, e a giudicare da quello che si può ottenere con una zappa (coltivare frutti, fiori, producendo beni primari alla sopravvivenza umana)… ma poi si deve anche innaffiare, concimare, potare, disinfestare e raccogliere… forse con una laurea in agraria potrei fare anche il critico d’arte? e il bidello? e il cardiologo? e battere il record dei 100 metri piani? (per rimanere in tema olimpionico)!

  • Ivan

    Pieno sostegno a Helga.
    Ivan

  • Margaretha

    Madonna che “opere” mediocri e banali!
    E poi basta con sto’ Maestro, già uno che si fa chiamare maestro sta sulle palle a prescindere.

  • giorgio bonomi

    Ma insomma un po’ meno volgarità e meno pusillanimità (firmatevi con nome e cognome, vigliacchi!). Vorrei dire ai Signori Marco e Cosimo che prima di scrivere ai giornali, anche se on line, facciano un corso di recupero serale per (ri)prendere la licenza elementare, visti gli errori ortografici, grammaticali e sintattici!

  • save

    Brava, in poche righe sei riuscita a spiegare cosa succede , in Italia, intorno all’arte contemporana, purtroppo!!! E poi ci meravigliamo in campo internazionale i nostri artisti non sono conosciuti? Se questa è l’arte contemporanea con cui il nostro paese decide di presentarsi al mondo, mi viene da aggiungere: per fortuna contiamo poco e nulla.

  • tato tripodo

    sarà che di arte non ne capisco niente ma a me piace.

    ciao helga scritto molto bene.
    complimenti

  • alex

    non conosco Tamburro
    lei due immagini mi sembrano banali

  • http://www.artribune.com Helga Marsala

    Signori, una volta per tutte. Il problema non è nemmeno Tamburro in sé. Il problema, a mio-nostro parere, è che questo progetto espositivo, nella sua interezza – con le foto, le ceramiche, le tele, etc – non ci pareva il meglio che l’Italia si potesse giocare in una situazione simile. E’ un progetto di profilo mediocre, che non rende giustizia alle ricerche più forti e più attuali che l’Italia potrebbe vantare, e che non sta su un livello alto. Il pacchetto proprio, il concept, la mostra, tutto.
    Io non credo che ne usciamo bene e non credo che questa occasione si dovesse usare così. Tamburro va bene, Nicolini va bene, i ceramisti vanno bene, gente che fa il suo onesto lavoro, che a qualcuno piace e qualcun altro no. Ma il punto è che non vanno bene qui. E dunque non c’entra il “mi piace” o “non mi piace”. Il punto è che sarebbe bello se riuscissimo a volare più alto, ogni tanto. E a capire che il mondo ci guarda e ci giudica e che già all’ultima Biennale con il padiglione Italia una gran figura non l’abbiamo fatta.
    Ora non ditemi che ci avrei messo due neon, due mucchietti di polvere e due fili colorati, a Casa Italia. Perchè no, non è quella la questione. Proprio io, se volgiamo parlare di me, amo la pittura e la scultura e non me ne frega niente di difendere i manierismi neo-concettuali di certi giovani spinti per forza dalle gallerie della cupola snob milanese. Non va bene questo e non va bene quello. Va bene la qualità. Mi piace Borremans e mi pace Tuymans, la pittura-pittura, ma mi seduce anche Jankowski, di cui scrivevo due giorni fa, che fa un’installazione concettuale fortissima sul tema della critica d’arte. Una cosa che ha un senso, che fa la differenza. La qualità, lo stupore, lasciare il segno, dire qualcosa, essere dentro a un percorso di ricerca ed essere dentro alla contemporaneità (che non significa inseguire il “trend”, per carità).
    Io credo che i tedeschi, per una mostra in un’ipotetica Casa Germania, durante le Olimpiadi, ci avrebbero messo un signor curatore e dei signori artisti. Pittori, magari. Ma tra i più forti della scena europea.
    Ora spero si essermi spiegata.

  • Giuseppe Celi

    Ora spera di essersi spiegata? Certo che ce n’è voluto di tempo prima di partorire questo topolino per rimadiare in extremis il suo sfortunato autogol. Al prossimo articolo, gentile signora Marsala, le consiglierei, prima di pubblicarlo, di contare fino a tre…non si sa mai scappi l’offesa gratuita per ingenuità o per partito preso, o per altro motivo misterioso. Noi-io, lo avevamo capito sin dall’inizio che gli artisti invitati non fossero la causa del problema principale dell’evento inglese. Ora,Lei, pur mostrando un ammirevole sforzo di buona volontà nel mitigare il danno causato all’immagine dei due malcapitati artisti, ne esce ugualmente malconcia. Più che sperare di essersi spiegata, speri nella indulgenza dei due “poveri” martiri. Le confesso in tutta sincerità che a parte “l’autogol”, l’articolo mi era piaciuto molto. Con stima. Giuseppe Celi

    • http://www.artribune.com Helga Marsala

      Ma lei sta scherzando, spero. Ma quale autogol? Riscriverei tutto quello che ho scritto. Mi pare chiarissimo. Non ritengo questo evento di livello adeguato all’occasione, dal concept, agli artisti, al progetto, alla curatela. Punto. Esattamente come ho già detto nell’articolo. E non ritengo che questa sia diffamazione (?!), ma libertà di critica. Se per ogni stroncatura o riflessione dovessimo sperare nell’”indulgenza” dell’artista criticato, faremmo prima a cambiare mestiere. Ma lei si rende conto di quello che dice? Evidentemente no.
      Con il commento qui sopra ho solo voluto chiarire che non la mia non era una presa di posizione contro un circuito specifico o un ambito del sistema, nè si trattava di un preconcetto contro, chessò, la pittura, in favore di certi linguaggi più attuali. Manco per sogno. Questo volevo dire. E ora spero di non dover fare la spiegazione, della spiegazione, della spiegazione!

      • Giuseppe Celi

        Gentile signora, le rammendo, con molta umiltà da parte mia, che lo scopo primario di una rivista culturale dovrebbe essere quello di fornire una selezione ragionata di articoli, interventi e discussioni che abbiano come tematiche il mondo dei Beni e delle Attività Culturali, esplorando e percorrendo le scoperte e gli aggiornamenti che riescono a coinvolgere e a far mutare costruttivamente quello spirito critico e quelle conoscenze necessarie per arricchire e sollecitare noi lettori a mutare il nostro paradigma conoscitivo, e perchè no, fornendo anche un utile contributo all’avvicinamento dell’universo artistico nella convnzione che entrambi possano integrarsi e supportarsi a vicenda. Artribune da oggi, grazie anche ai suoi interventi, mi fa capire che si può andare oltre certi paletti ed espandersi nel gratuito mondo di un “gossip” sempre più patetico e dilagante nei nostri mass media nazionali.
        Vuol dire che anch’io ho perso tempo continuando a leggerLa.

        • dust

          “le rammendo”… tombolo!

          • Giuseppe Celi

            Professor Dust, non sapevo che Lei lavorasse per Artribune come correttore di bozze. Sono contento di questa sua occupazione, spero momentane, in attesa che faccia un salto di grado nella gerarchia della testata. Mi compiaccio, altresì, per la Sua simpatia e di come la usa per non far pesare gli errori e i refusi commessi da chi, come me si distrae facilmente quando scrive……
            Grazie per l’attenzione che vorrà ancora riservarmi.
            Cordialmente.

        • Cristiana Curti

          Egregio Celi, ma, secondo Lei, dove dovrebbe avere casa la critica d’arte e il diritto per chiunque, soprattutto per un “addetto ai lavori” (che – almeno sulla carta – fa questo di professione), di scrivere a favore o contro un artista, o – come accade qui – contro un sistema di selezione e di organizzazione che ha tutto a che fare tranne che con l’arte? E’ gossip denunciare che al posto di un critico, curatore o uno storico dell’arte, la selezione di chi rappresenta l’Italia artistica alle Olimpiadi di Londra è stata operata da una “docente di Cultura della Sicurezza Stradale presso la SUISM di Torino, già Prof. di Storia dell’Educazione Fisica e degli Sport presso l’ISEF di Torino” (con tutto quello che ne consegue)?
          Sappiamo dove stiamo andando e chi stiamo difendendo quando ci accaniamo contro un’opinione motivata e, fra l’altro, per me, fin troppo garbatamente espressa?

          • Giuseppe Celi

            Gentile Cristina Curti,
            rispondo volentieri alle sue domande.
            1) La professionalità è l’unica casa
            2) Scrivere a favore o contro non è un diritto per nessuno
            Per il resto dovrebbe sapere, se ha letto con attenzione i miei interventi, che la penso come Lei, come la signora Marsala e come tanti altri che sono intervenuti in questo forum, ma che al contrario di qualcuno non ho gradito il modo e i metodo di attaccare pure i due “malcapitati artisti” al posto dei veri responsabili di questo malcostume tutto italiano. Con viva simpatia e cordialità.
            G.C.

          • Cristiana Curti

            Se ho equivocato, mi scuso, non ho avuto il tempo (né la voglia, lo ammetto) di leggere ogni commento anche perché non sembra interessante seguire uno scambio di invettive, ormai consueto in queste pagine, fra chi “difende” un proprio beniamino e chi lo “insulta” (attività che la Marsala non ha esercitato né in un caso né nell’altro). Sono sempre stupita, però, che in pochi comprendano il senso dell’articolo della giornalista. Senso che dovrebbe vederci TUTTI (ammiratori o detrattori di Tamburro e, veda un poco, Tamburo stesso) dalla stessa parte della barricata.
            E’ assai triste e miserevole constatare che ci si “arrabatta” con il patrocinio di un’insegnante di (storia dell’) educazione fisica per entrare con la propria arte in qualche saletta che si pensa sia del potere.
            A meno che non esista fra i commentatori qualcuno – che invito a palesarsi, sarei davvero curiosa di conoscerlo – che ritenga invece che sia corretto e soprattutto utile alla “causa dell’arte italiana” che le selezioni per i nostri rappresentanti in un’occasione ufficiale di rilievo mondiale (benché non specificamente dedicata all’arte contemporanea) possano essere operate da chiunque passi per la strada e se ne vanti.
            In merito al diritto di sostenere una propria opinione sull’opera di un artista (questione che qui non è affrontata in primis, ma solo come conseguenza del pasticciaccio consueto tutto italiota di consegnare le chiavi del paradiso a una Freccero qualunque), invece, contesto il suo assunto. Chiunque ha il diritto di dire la propria (ci mancherebbe altro: l’arte nasce proprio per suscitare reazioni anche opposte e contrastanti fra loro), ma sono convinta che per chi lavora in quest’ambito (critica, curatela, divulgazione) sia addirittura un dovere prendere posizione. Se Helga Marsala avesse voluto calcare la mano e sostenere che Tamburro è un pessimo artista (cosa che non ha fatto: si è limitata a scrivere che non è artista di primo piano nella ricerca contemporanea né che ha un curriculum che dovrebbe far accedere così facilmente a una ribalta che più universale non si può), avrebbe dovuto motivare la sua opinione con particolare coscienza e capacità come si chiede a chi scrive professionalmente d’arte, ma – fatto ciò – non dovrebbe subire, come invece accade qui e in altre occasioni, una sorta di linciaggio per il solo fatto di avere espresso un’opinione (professionale, insisto).
            Tutti devono avere rispetto per Tamburro (così come per chiunque si cimenti in pittura, scultura, videoarte, installazione, performance, ecc. e cerchi una poetica attraverso la propria opera), non per questo si è obbligati ad apprezzare la sua produzione artistica, soprattutto se tale produzione si fregia di “rappresentarci” tutti nei confronti dell’orbe terraqueo.
            Con altrettanta cordialità. C.C.

        • carlo

          signor Celi sono d’accordo con lei. Ho capito dall’articolo della Marsala che Artibune si sta espandendo sullla scia di un “gossip” pilotato.Mi riesce difficile capire il perchè di un attacco così feroce nei confronti di Tamburro un artista così capace,moderno,creativo, mentre assistiamo indifferenti e silenziosi ad eventi vomitevoli che passano sotto il nome di ” arte”. Qualcuno ha detto che l’arte di Tamburro non rappresenta il filone artistico ( istallazioni? )che c’è in Italia? Vorrei ricordare a questo signore che il pittore più amato in Inghilterra è Lucian Freud .

  • Barbara

    Si e`spiegata fin troppo bene nel suo articolo, non serve che ci dia altre delle sue perle di saggezza. Il suo sembra piu`un tentativo di volersi giustificare per quello che ha scritto. Alle prossime Olimpiadi potrebbe proporsi lei come curatrice della mostra, chissa` che magari non si riveli un successo!. E`strano che tra I suoi pittori preferiti abbia citato solo artisti stranieri. Sarei curiosa di sapere quali sono I pittori italiani che avrebbe portato a Casa Italia visto che si sta parlando di rappresentare l`arte italiana all`estero. Tra l`altro visto che ha citato la Germania, posso garantirle che li`le opere di Antonio Tamburro si vendono alla grande e che conoscendo i tedeschi loro non si sarebbero mai permessi di parlare cosi`di un loro artista che rappresenta il loro paese all`estero, ma soprattutto I tedeschi sono un popolo che non si lascia influenzare cosi`facilmente, come accade nel nostro paese frequentemente, dal sistema modaiolo chiuso ed elittario.

    • http://www.artribune.com Helga Marsala

      Che si vendano alla grande non significa proprio niente. Ma che argomento è? Niente, senza parole. Mi arrendo. E ripeto che non ho niente da giustificare. Ho scritto quello che penso e credo con misura. Il mio ultimo commento verteva su altri argomenti, ma capisco che non è facile intavolare un discorso che vada un poco oltre la bieca faziosità e le accuse di basso profilo. Peccato.

      PS. ho scritto “tra i più forti della scena europea”. dunque, di conseguenza, nulla di quello che stiamo vedendo qui. nè pittori, nè fotografi, nè ceramisti.

      • Barbara

        Ti arrendi semplicemente perche`hai perso in partenza!

        • http://www.artribune.com Helga Marsala

          si, ho perso tempo.

          • dust

            signora Barbara, in quanto all’esterofilia di Helga Marsala, le risponderei con un solo nome (avrebbe potuto trovarlo anche lei, con una semplice ricerca su Google) : Francesco De Grandi. ma quel che non capisco di tutto questo bailamme di fraintendimenti – genuini o speciosi – è: di che cosa dovrebbe essere “invidiosa” Helga Marsala? razionalmente non riesco proprio a trovare alcun motivo…
            La provocazione che invece ho lanciato io non è stata raccolta, forse l’ho posta in modo sbagliato: invitavo semplicemente i lettori a proporre una propria selezione “alternativa”, un po’ per gioco, un po’ per misurare quando ci siano nel paese diversi mondi dell’arte poco tangenti… un po’ ci si è avvicinato – per esempio negativo, ma spero non abbia gettato un sasso pericoloso, hai visto mai qualcuno lo raccoglie… brrr – Francesco Sala.
            Inoltre, si possono anche proporre modalità di selezione alternative.
            In ultimo, non è detto che debbano esserci per forza “pittori” e basta.

    • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

      Barbara,che il Tamburro venda alla grande-come giustamente informa e garantisce- in Germania penso sia certamente notizia importante per tutta l’arte italiana,ma già che ci siamo, può anche dare i nomi delle gallerie tedesche che se ne occupano? A questo onesto pittore un’augurio per il futuro, e il consiglio di essere sempre vicino suoi informatissimi(ovviamente,si parla del contemporaneo) fan.

      • Renato Giromini

        Finora io avrei trovato tale GALLART che di opere del maestro ne vende a iosa su Ebay… Ma non mi pare sia una galleria tedesca. Sito very chic, ammazza. L’eccellenza italiana, davvero.
        http://www.gallart.net/

        • Barbara

          E`una galleria che non conosco e guardando adesso Il sito non ho trovato il nome di Antonio Tamburro, mi dispiace! Se vuole le posso elencare alcune gallerie straniere con le quali l`artista lavora:
          Galleria Slozz Parz, Grieskirchen (Austria)
          Galleria Laken Farben, Berlino (Germania)
          Galleria Vila del Arte, Barcellona (Spagna)
          Galleria Barbara Ruetz, Munchen (Germania)

    • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

      Gentile Helga,tra non molto fortunatamente tutti avremo dimenticato lo spiacevole “equivoco” Tamburro e il conseguenziale “molto rumore per (il) nulla”. Auguri per la sua attività.

  • http://www.danielecapra.com daniele capra

    Mi dispiace che tanti siano in mala fede o non sappiano leggere tra le righe. L’articolo di Helga non è contro l’artista Tamburro, che è certamente un stimato professionista come molti hanno scritto (e non abbiamo motivo di dubitarne), ma contro la modalità con cui il Coni ha affidato la selezione ad una persona che – per curriculum e formazione – pare francamente inadeguata. E di fatti tale persona non si può dire che abbia scelto tra gli autori più presenti nel panorama espositivo-museale, tra i collezionisti o – mi permetto di suggerire – nelle collaborazioni dei curatori e dei critici che contano nel nostro Paese. Ques’ultimo è un giudizio di valore, e ci si può pure sbagliare, ma è giusto che lei scriva ciò che ritiene più opportuno e che coorregga le notizie imprecise (come ad esempio la sua partecipazione a trasmissioni su TeleMarket). Ma per il resto siete fuori strada. Ci fosse stato che ne sò, Pessoli nessuno avrebbe avuto niente da ridire.
    E comunque ciò che non va giù a Helga, come al sottoscritto e ad altri, è il fatto della competenza. La citata prof.ssa ne sa davvero troppo poco, cosa molto mafiosamente italiana.

  • Ri.Chi.

    ” 55° edizione della Fiera della tinca e dell’asparago. Come consuetudine, il centro di Poirino diventerà un grande padiglione fieristico, dove saranno visibili, vive in vasca, esemplari di tinca gobba dorata del Pianalto che, come si sa, può fregiarsi del titolo di DOP.Gli esemplari esposti saranno oggetto di un concorso per individuare i primi tre classificati delle categorie avannotti, taglia e riproduttori.Oltre a ciò, avranno spazio in questa vetrina anche gli asparagi poirinesi, per cui sarà riproposto il consueto concorso in tre categorie: commercianti, produttori ed asparago gigante.
    Saranno esposti, commerciati e somministrati anche altri prodotti locali. Le vie del paese saranno occupate da bancarelle di ogni tipo, con possibilità di degustazioni ed acquisto di prodotti artigianali.
    Come consuetudine, nell’arco della giornata si terrà il concorso di pittura “Paolo Gaidano”: il costo di iscrizione è di 13 euro e la timbratura della tela potrà essere effettuata a partire dalle ore 8 con termine massimo di consegna alle ore 14.
    Sabato 12 e domenica 13 maggio mostra di Pittura presso Ca del Bosco.
    I visitatori potranno degustare i prodotti tipici in Piazza Italia oltre all’offerta enogastronomia dei ristoratori. “

  • marzia

    Di certo il suo articolo non si può definire un folgorante esempio di originalità intellettuale, mi sembra alquanto banale, superficiale… sempre gli stessi concetti, la solita critica fine a se stessa!!!! Cosa esprime in più ??? IL NULLA!!!! più che una snob abituata alla qualità dei piccoli circuiti specialistici, dei salotti colti, mi sembra semplicemente una scribacchina ex frequentatrice di centri sociali!!

  • tato tripodo

    emio malgrado ora ripeto , sono un po ignorante in materia; mi manca forse la snsibilità o il sentimento artistico ma preferisco il calcio ad un buon quadro.
    perdonatemi per questo. detto ciò come ho detto prima le immagini viste prima mi piacciono ; gli occhi son fatti per vedere ed ognuno giudica secondo il suo senso gusto.
    non mi sembra però che helga abbia screditato l’artista; non mi sembra che ne abbia criticato in se le qualità. mi sembra piuttosto che abbia fatto un discorso politico volto a sensibilizzare chi decide verso una visione più ampia delle potenzialità dell’arte italiana. perchè se è vero quel che ha detto helga , l’artista bravissimo ma famoso nei circuiti commerciali non è una vetrina significativa per il sottobosco dell’arte in italia. magari prendere un giovane talento sconosciuto al palcoscenico commerciale avrebbe provocato effetti propulsivi più rilevanti nei confronti del circuito.
    d’altro canto dopo aver letto un po tutti i commenti ho avuto la sensazione di trovarmi allo stadio, accerchiato da difese campanilistiche dell’autore ( della serie… signorina snob come si permette a criticare un italiano? i tedeschi non l’avrebbero mai fatto). quindi nella sostanza ritengo che l’autrice ha un problema: o non si trova di fronte la giusta platea di lettori o deve rendere più chiaro ai medesimi il significato del messaggio da lei proposto, che tra parentesi , dopo un’attenta lettura ho condiviso pienamente.

  • Alessandro Castiglioni

    Intervengo a sostegno del giusto articolo di Helga Marsala. La violenza censoria con cui le sono state mosse accuse e insinuazioni ricorda i momenti più bui della nostra storia recente e meno recente. E, a me lettore estraneo, invece che sostenere sembrano gettare una sinistra ombra sulle frequentazioni del Tamburro.
    Helga Marsala di fatto pone un problema a cui nessuno dei detrattori ha risposto, questione tra l’altro, retoricamente evitata. Il fatto in oggetto è una questione di trasparenza. Ma perché non posso chiedermi come e con quale progetto culturale, curatore e artisti sono stati scelti? Chi è e attraverso quali strumenti risponde a questo quesito?Non solo … e se, magari, volessi sapere l’impegno economico?
    Il rischio è che per l’ennesima volta l’arte in contesti pubblici ed istituzionali venga utilizzata come strumento di auto – rappresentazione. Indizio della proposizione di questa dinamica di potere è, credo, rintracciabile nella pretestuosità di attacchi che none esprimono contenuti attinenti a quanto scritto da una parte, dall’altra, per esempio il costante accenno a un binomio, sotteso, tra età anagrafica e inadeguatezza nell’espressione di giudizi critici.

    • Barbara

      Rispondo definitivamente ai detrattori del Maestro Antonio Tamburro. Ancora una volta qui non si tratta di impedire la liberta`di stampa, ma ci sono dei limiti a tutto e io in questo articolo della Marsala vedo solo un banale tentativo di mettere in cattiva luce l`artista e l`intera organizzazione della mostra per semplice partito preso. Sono fermamente convinta che se al posto della Prof.Renata Freccero (per altro curatrice da svariati anni delle mostre del Coni) ci fosse stato un Bonomi, un Bonito Oliva o un Marziani di turno, la mostra sarebbe stata lodata e blasonata alla grande.
      PURA IPOCRISIA!!!! Aggiungo che una critica e giornalista d`arte prima di sparare a zero su un artista dovrebbe documentarsi su quello che ha fatto, non prendere a caso su internet immagini e informazioni per altro scorrette!. La invito signora Helga ad andare a vedere la mostra a Casa Italia dove ci sono cinque delle bellissime tele 140×140 cm dell`artista e a leggere meglio la sua biografia nel caso le fossero sfuggite le mostre istituzionali e internazionali dell`artista, non solo quella alla Confartigianato di Prato come ha scritto lei di proposito.

      • dust

        mi pare si chiami Bonami, ma posso anche sbagliarmi. a meno che lei non volesse intendere Giorgio Bonomi.
        ma il punto non è questo.
        risponda a Castilgioni, invece: le sue domande sono molto interessanti

        • Barbara

          Se permette ritengo di essere libera di rispondere a chi voglio!

          • dust

            Barbara, lei rivendica per se stessa (e chi glielo nega!) un diritto che pretenderebbe sottrarre agli altri. A me sembrava che Castiglioni fosse entrato nel merito di questioni importanti, le stesse che aveva tentato di porre l’autrice dell’articolo. E mi pare che non abbiano nulla a che fare con la diffamazione o la denigrazione. Per fortuna le parole scritte restano sotto gli occhi di tutti.

      • Renato Giromini
      • Lorenzo Marras

        Il maestro dovrebbe preoccuparsi dei suoi tifosi altro che dei presunti “detrattori” sopratutto quando si ostinano, come Lei, a farla fuori dal vaso.
        La liberta’ di stampa non è una parola vuota e per essere tale non puo’ essere soggetta a nessun limite che ovviamente non sia altro. Ovvero Altro che non si possa chiamare liberta’ (come dire: scrivere di liberta’ non significa scrivere “deicazzipropri”, ecco).
        E dunque , giusto per tracciare i dovuti confini, è doveroso farle notare che Lei non scrive in liberta’, che è una visione ben piu’ ampia del ristretto orizzonte di parte che assilla le persone come lei.
        Se fossimo stati in un tribunale la sua difesa sarebbe costato al povero maestro l’ergastolo perche’ in fondo la sua non è tutto sommato una riflessione intorno alla questione , ma, purtroppo una serie di atti conseguenti a mera devozione (la madre di tutte le sventure).
        Ah, è in errore quando scrive che se si fosse trattato ,…. si de i bonito oliva e bono(a)mi la musica sarebbe stata altra. Si sbaglia di grosso .
        Sappia che Non c’è nessun gusto ad attaccare i “pedoni” come Tamburro bisogna sempre ambire al RE e ognuno deve potersi misurare con il proprio.

        i detrattori …ma vah vah.

        p.s. : Helga prima di andare alla mostra si consulti con il proprio commercialista e si faccia consigliare il giusto compenso per la visione del maestro, paga la Signora invitante.

  • Aldo Dei Medici

    SEI STATA SPLENDIDA! TI SARO’ VICINO ANCHE QUANDO IN PUBBLICA PIAZZA VORRANNO IMPICCARTI… SOLO PERCHE DICI LA VERITA!

  • Alfonso Leto

    Perbacco, quanta passione suscitano gli artisti di “Casa Italia”, dopo l’articolo di Helga!
    Lascio il mio commento appena due giorni fa e già ti trovo una coda che non finisce più. Mi tocca tornare domani! …E pure tanti lettori indignati per la mancanza di riguardi nei confronti del genio artistico di Tamburro, vera star di casa Italia, a quanto vedo.
    E’ la riscossa della mediocrità che si fa -finalmente- sistema ed esce allo scoperto.
    I tempi sono maturi, quì in Italia, perchè si attui “la riscossa”!
    Ne avevamo già sentito le prime avvisaglie nella biennale di Sgarbi: una sorta di arrembaggio pilotato del lido veneziano al grido di “l’arte non è cosa nostra” da parte di artisti assemblati un po con una formula che invece ricorda tanto “ballando con le stelle”, quel programma in cui le star dello spettacolo vengono abbinate a professionisti del ballo in una gara ad eliminazione. In pratica viene resa palese ed enfatizzata la formula piccolo-borghese della raccomandazione con la quale si assegna, anche a personaggi di un contesto che potremmo chiamare di varia umanità e anche di varia competenza, il privilegio di patrocinare un artista per Venezia – ieri- o per Londra -oggi- rendendosi direttamente testimonial della rassegna e della sua “filosofia” (la curatrie della mostra, Renata Freccero, mi pare di capire è docente di Teoria e storia dell’educazione e della formazione motoria e sportiva). E’ come se mettessero Helga Marsala a curare e presentare una rassegna sportiva di alta competizione (-che dici, Helga, te la senti?-)

    Il risultato è tutto in questo trionfo della mediocrità egemone e borghese tutta italiana che tanto ci ricorda quel brano de La Ricotta di Pasolini dove un glaciale e scettico Orson Welles a domanda rispondeva:

    “Che cosa ne pensa della società italiana?”
    “Il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d’Europa.”

    E’ quella borghesia che oggi esce allo scoperto a “Casa Italia” e che si prende la sua rivincita. La crisi è anche questa.

  • http://www.artribune.com Helga Marsala

    Informo i lettori: la gentile e-mail inviata da Antonio Nunziante, a cui è seguito un utile scambio di opinioni, chiarisce che all’interno della mostra è presente anche una sua opera, ma non un testo. L’equivoco/omissione è legato alla scarsa chiarezza e all’incompletezza dal comunicato stampa, che non dava alcuna informazione sull’opera stessa, parlando giusto di una “introduzione all’esposizione” attribuita a Nunziante. In redazione abbiamo interpretato la frase nel senso, ovvio, di una introduzione testuale.
    Pubblichiamo volentieri nella foto-gallery l’immagine dell’opera e approfittiamo per ringraziare Nunziante, che ci ha contattati per un civile confronto sui temi dell’articolo, approdato in certi punti a una sincera intesa.
    Direi che a fronte di diversi attacchi gratuiti, e in qualche caso fuori dalle righe, è significativo che uno degli artisti chiamati in causa abbia dimostrato di comprendere, preferendo la via della discussione serena. Chapeau.

    • Barbara

      Le ricordo il titolo del suo articolo: Contraddizioni Olimpiche a Casa Italia. Nella base azzurra di Londra il cibo e`top (Bottura ai fornelli), ma l`arte fa flop (Tamburro alle pareti). Qual`e` il senso?.
      Ha scritto anche: ”…Eccolo: Antonio Tamburro. Chi e`?. Ma come.”
      Ha utilizzato delle immagini dell`artista prese a caso su internet, con le didascalie incomplete e fuori dal tema. E`strano che non ha notato la foto del quadro del comunicato stampa dal titolo ”Nuoto a Fontana di Trevi”, per altro pubblicata su molte altre riviste web e testate giornalistiche, perfino sul sito della camera di commercio italiana a Londra. E per concludere, ha scritto che l`artista Antonio Tamburro insieme a Nunziante e`un affezionato del circuito Telemarket, dichiarazione falsa!. Detto questo, non so se Nunziante non si sarebbe risentito al posto di Tamburro.

      • tato tripodo

        qual è.. così si scrive

  • http://www.youtube.com/user/mrserenarte Eugenio Santoro

    “Attacchi gratuiti”…?

    Ma sa quanto ci pagano per rompervi le palle?

    Alle volte, non ne possiamo più neanche noi…..ed abbiamo addirittura sensi di colpa!!!

    Ma poi ci passano……ciao Alessandro Querci, abbi il coraggio di dire chi davvero sei, mi hanno detto tutto!!!!

  • Cristiana Curti

    Allora, mettiamola in altro modo e proviamo a comprendere perché certe persone possono “fare” e “apparire” in posti in cui non dovrebbero essere.

    Tamburro è incaricato del manifesto per le manifestazioni dei “mondiali di ciclismo” di Varese del 2008, un evento coordinato con speciali poteri (prodromo di quello che avrebbe dovuto essere l’Ente e che fortunatamente venne scongiurato) dalla Protezione Civile di Bertolaso, il quale riuscì a far spendere all’Italiano – per una manifestazione di relativa portata anche sportiva – ben 71,4 milioni di euro (per una completa disanima del caso si può rintracciare l’articolo interessatissimo di Repubblica a firma di Davide Carlucci che pone in relazione l’ “impresa” italica con quella dei medesimi mondiali tenuti a Mendrisio l’anno successivo, mondiali che costarono alla comunità svizzera 9 milioni di euro messi a disposizione prima dei mondiali – meno 100.000 che avanzarono e vennero restituiti alle casse del Cantone).

    Con ciò non si deve credere che il povero Maestro Tamburro possa essere coinvolto nel caso giudiziario che la magistratura aprì dopo l’analisi accurata della folle spesa agevolata da Bertolaso che vedeva coinvolte proprietà e società diverse, fra le quali quelle del solito Ligresti.

    Tamburro è sincero appassionato di ciclismo e il manifesto per cui ricevette l’incarico non appare come una contraddizione o un sopruso. Anche al tempo, mi immagino e non credo di sbagliare, di mezzo c’era il CONI. Ma un conto è un manifesto in occasione di un evento sportivo, un conto è una personale in rappresentanza dell’arte italiana in ambito internazionale.

    Rimane il fatto che certi Istituti hanno la possibilità (anche e soprattutto oggi e malgrado i tempi decisamente improbi) di spendere e spandere in ambiti che loro non competono e con responsabilità importanti (qui: rappresentare l’Italia dell’arte) di cui si permettono di non dover rispondere a nessuno.

    Se per la gastronomia si cerca di scegliere il meglio (o quantomeno, una vetta universalmente considerata, aldilà dei singoli gradimenti) per fornire un’immagine d’eccellenza dell’Italia, perché per l’arte (la cultura) si ricorre ai soliti giochini dei “salotti particolari” (questi sì) che non tengono affatto conto della realtà culturale del nostro Paese?

    Gentile Barbara (che difende strenuamente il lavoro della curatrice Freccero – ecco quindi il caso che cercavo nel mio precedente intervento), potrei anche avere rispetto per la Professoressa Freccero se quest’ultima si limitasse a operare nel proprio ambito che in occasione delle Olimpiadi dovrebbe già essere esaurito (conferenze sulla storia dell’educazione fisica?). Ma perché mai una persona che con l’arte non ha a che fare può organizzare mostre per il CONI e, addirittura, per le Olimpiadi di Londra? E così disporre di fondi e servizi che potrebbero essere utilizzati meglio e con più competenza da chi fa il mestiere di storico dell’arte, curatore, critico, ecc.?
    Perché l’Italiano non comprende questo semplicissimo assunto per un fatto che dovrebbe rifiutare senza esitare in quanto inficia le possibilità di TUTTI NOI di essere riconosciuti per la nostra professionalità (per il mestiere che sappiamo fare e per cui abbiamo studiato e faticato) perché si permette ai soliti riciclati in ambiti di non loro competenza con i risultati miseri che ci contraddistinguono ormai universalmente?

    A quando un Padiglione Italia costruito dalla Freccero? Mi pare che ormai i tempi potrebbero essere maturi: del resto, gli incarichi di curatela – anche in Biennale – si assegnano sempre (e solo per noi) “in emergenza”…

  • Alfonso Leto

    Ahi, ahi ahi, Signora Marsala… Non ha notato la foto del quadro ”Nuoto a Fontana di Trevi”…. “per altro pubblicata su molte altre riviste web e testate giornalistiche, perfino sul sito della camera di commercio italiana a Londra.”
    Studi, signora, studi e s’ informi prima di scrivere!

  • AnChi

    “Tanto la medaglia ce la danno uguale” uguale a che?
    è il tanto livore ( e lo scarso scrupolo deontologico) di cui è colorato il suo articoletto che le fa usare un aggettivo al posto dell’avverbio?
    Signora Marsala, essendo a digiuno di conoscenza delle”eccellenze delle ricerca contemporanea”,alimento la mia collezione di opere di Antonio Tamburro.
    La saluto con la testimonianza di un grande Maestro:

    Caro Antonio,

    ci troviamo così immersi in questa confusionaria e debordante

    “civiltà dell’immagine”che ormai il nostro occhio scivola su ogni proposta

    senza particolari emozioni.

    Ci abituiamo a vivere in una epoca in cui il destino di ogni immagine

    sembra quello di venire cancellata dalle mode che si susseguono l’una alle altre.

    Ciò non può creare che sconcerto e diffidenza verso il lavoro degli artisti.

    Si cerca di arginare questa crisi del rapporto con l’arte dando a questa il valore

    di una merce di lusso.

    Nel campo dell’arte oggi si studia e si riflette molto poco;

    oggi si cercano e si fanno affari.

    Tu mi appari come un pittore che con energia e talento,

    col lavoro esemplare della propria opera,voglia opporsi a questa logica perversa.

    Il tuo lavoro si confronta col tempo lungo della storia e della vita dell’uomo:

    con la sua sofferenza,con la sua malinconia,anche con la sua forza di esistere.

    Tu, Antonio,ami intingere il tuo pennello nei colori grigi della periferia dove gli uomini

    appoggiano le biciclette ai muri;nei colori tenui delle spiagge di autunno

    dove la gente comune si gode in pace l’ultimo sole.

    La tua pittura è sostenuta da un mestiere magistrale

    e da una sensibilità attenta e coltivata.

    Per questo mi auguro che la tua pittura raggiunga quella completezza

    che le permetterà di durare oltre ogni moda dato che è così connessa

    alla lunga storia degli uomini.

    Alberto Sughi

    • Barbara

      Stilisticamente non e`corretto in italiano!. o

      • Barbara

        Mi riferivo alla risposta della Marsala (cancellata) al commento di AnChi, che giustamente le faceva notare di aver usato un aggettivo al posto di un avverbio nel titolo dell`“articolo“.

        • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

          Meneghetti,(filosofo),siamo tornati al famoso “Lascia o raddoppia”? Ma come,avverti che sei “fuori”-e per quanto riguarda l’arte, lo sei certamente- e poi eccoti, come fulmine a ciel sereno, rientrare e lasciarci tutti a bocca aperta come nulla fosse?.Devo confessare che a parte tutto,però, penso che averti letto-seppur parzialmente- fa riconciliare con la vita-e non sempre accade- e da speranza(“anche se del doman non v’è certezza”).Tre modesti consigli:se puoi leggi qualche buon libro-magari di poesia, fai lunghe passeggiate, e lascia stare l’arte che, come è stato ben scritto da Leo Longanesi, è evidentemente” una chiamata a cui rispondono troppi non chiamati”.

          • Paolo Meneghetti

            Sono laureato in filosofia, mi occupo d’estetica contemporanea, e quindi anche di arte.

          • esteta

            Paolo Meneghetti, da quello che lei scrive qui mi pare chiaro che di Deleuze non abbia capito nulla (altrimenti già non utilizzerebbe il termine ‘fenomenologia estetica’). Usare poi il pretesto di bassissimo livello del ‘vitalismo’ per leggere Temburri in chiave deleuziana o bergsoniana è semplicemente ridicolo, uno come lei può lavorare giusto in Italia (perché nel mondo anglosassone, e in particolare dove si stanno portando avanti le ricerche di Deleuze e Guattari, la prenderebbero a calci nel sedere).
            Insomma, caro Meneghetti, lei è proprio degno di rappresentarci, alla stregua di Tamburri e di Sgarbi. È l’italiano che tutti abbiamo in mente: tronfio, pieno di sé, e profondamente ignorante. Le consiglio anch’io di leggere qualche buon libro, di andare a qualche bel concerto (possibilmente Renato Rinaldi, e non quello schifo di Bocelli) e di andarsi a vedere qualche bella mostra, ogni tanto. Si rilegga anche Deleuze, ma lo faccia possibilmente senza pedanteria e senza i pregiudizi che qui ha dimostrato di avere e che invalidano tutto il suo già ridicolo costrutto. Forse solo così potrà lasciare ai posteri qualcosa di utile.

            P.S.: Prima di risponderle non ho resistito, e sono andato a cercare la sua biografia e i suoi testi pubblicati online. Ho pensato che magari mi sarei potuto sbagliare, che avrei potuto fare una figuraccia consigliando a lei un percorso che dovrebbe conoscere quanto, se non meglio, di me. Devo ammettere di non aver tirato però un sospiro di sollievo quando ho letto i suoi vaneggiamenti estetici, degni figli della tradizione estetica italiana mainstream che ha portato ai giri di parole per sopperire al vuoto pneumatico delle idee.
            Si metta studiare seriamente, e mi creda: non è mai troppo tardi. Fino ad allora, il consiglio che le dò è quello di smettere di citare Deleuze, Derrida, Bachelard… è chiarissimo che non è andato neanche vicino a comprendere la portata delle loro idee, e usarli semplicemente come bandiera dietro la quale coprire la propria ignoranza è davvero mortificante.

            P.P.S.: il fatto che lei consideri addirittura ‘geniale’ Donà avrebbe dovuto trattenermi dal leggere tutto il resto, purtroppo devo confessare che per sopravvivere in questo paese ho dovuto sviluppare una sorta di passione per il trash.

          • Paolo Meneghetti

            E’ vero che Deleuze prese le distanze dalla “fenomenologia”, tuttavia io – talvolta – provo ad “incastrare” la “fenomenologia” del singolo artista che m’interessa (p.s. Nel caso di Tamburro, quella può essere la “compressione del tono”) nel pensiero “antifenomenologico” di Deleuze.

            Bisogna giocare sui “tre piani”. C’è il citazionismo teoretico, c’è l’artista, ci sono io.

            E’ dura lavorare “sui tre piani”, però ci provo. E’ meglio – per dirla proprio “alla Deleuze” – che i concetti filosofici “si rendano creativi”. Il mio tentativo è quello di “scombinarli e ricombinarli”, spero “creativamente”, facendoli passare tramite una serie di “allacciamenti” (dalla filosofia teoretica alla poetica dell’artista, e viceversa, passando per la mia rielaborazione personale).

            E’ difficile, però garantisco che lavoro “tecnicamente”.

            Donà non sarà Heidegger, però Donà è riuscito ad allacciare Platone, Worringer e Beuys in maniera importante. Non sarà stato geniale, ma bravo sì.

            Ribadisco che il 90% dei docenti universitari di filosofia riconosce che ho citato bene gli autori. Poi, ammetto i miei limiti di “profondità”.

            Io sono uno scacchista. Ho la categoria di “Terza Nazionale”, che è bassa.

            Non ho la “profondità” di Kasparov, quando gioco a scacchi, esattamente come non ho la “profondità” di Heidegger quando scrivo di filosofia teoretica.

            Però: ha davvero senso – per recensire l’arte – che io debba avere la “profondità” di Heidegger (o di Kasparov)? Forse, basta che io abbia quella d’una “Terza Nazionale”, che può essere comunque interessante.

            Una volta il mio docente “relatore di laurea” mi disse: PAOLO, MA PERCHE’ LEI USA CITARE COSI’ TANTO, A FRONTE DELLA SUA RILETTURA PERSONALE?
            Io gli risposi: PERCHE’ COSI’ MI SENTO PIU’ ONESTO.

            Non c’entrano nulla le “bandiere”, si tratta – semplicemente – di dire (bene) quali “fonti” si usano. La mia è onestà intellettuale, tutto qua.
            Scusi ancora: ma qual è il “problema”? Boh…

            Respingo tutte le accuse alla mia persona, che lei – secondo me con grave volgarità – ha pubblicato nel suo “post” precedente.

            Solo una considerazione: lei davvero preferisce firmarsi come “esteta”, anziché come “estetologo”? Mi sembra una scelta un po’ contraddittoria, visto la sua straordinaria attenzione ai libri di teoretica (che persino mi rinfaccia).

            Non mi pare – sinceramente – che l’arte e la cultura in generale abbiano bisogno degli esteti.

  • Paolo Meneghetti

    Salve. Scelgo di ripubblicare qui la mia prima “recensione d’estetica” per i quadri di Antonio Tamburro (che avevo riallacciato al “vitalismo” di Bergson).
    Essa risale all’Aprile del 2010. Ciò significa che qui non studio i quadri di Tamburro esposti a Londra.

    Su FACEBOOK, curiosamente, “pende” da tempo la mia “richiesta/d’amicizia” a Helga Marsala… Aha aha aha!!!

    PER LA COMPRESSIONE DEL TONO
    (I quadri di Antonio Tamburro)

    Il filosofo Bergson dice che le immagini non si danno entro la restrizione della mente. Quelle sono piene della cosa cui ci rimandano, comprimendo la forma della sua profondità (l’idealità), già indefinita ed illimitata. Un’immagine fa in modo che lo sguardo nasca “astrattamente”: per l’appunto, da essa stessa (anziché dal più “organico” bulbo oculare). Lo diciamo perché ivi la mente “si riempie all’infinito” di ciò che vede, senza che ne posizioni e basta la forma. Per Bergson, l’immagine sta a metà strada fra l’opacità esterna della materia e la chiarezza della coscienza interiore. Lui osteggia tanto il realismo quanto l’idealismo. Per Bergson, tutto ciò che sta intorno a noi è immagine. Essa non si dà solo nella mente che rappresenta. Bergson abolisce ogni distinzione fra il mondo fisico (dove vige il movimento) e l’interiorità psichica (che si pone in via statica).
    Si consideri il quadro che Antonio Tamburro chiama Incidente (anno 2004, olio su tela). Egli adopera il pennello in modo tale da “comprimere” col colore il plasticismo della figura. In primo piano ci pare che una donna si disperi alla vista dell’uomo investito, mentre un’altra cerca di sorreggerla col braccio. Qui la testimonianza non è tanto per la dinamica dell’incidente, quanto piuttosto verso il suo esito tragico, anche mediante il simbolismo dell’abito nero. A stringersi intorno al dolore d’una donna, prettamente ci pare l’astrazione d’una forma nelle linee, anziché il “peso” di questa. In via visiva sembra che Tamburro comprima il corpo di ambedue le spettatrici, nell’unità della loro compartecipazione emotiva. Ciò accade tramite la convergenza quasi “schiacciante” della linea pennellata. Si vedono più che altro i capelli della donna che “consola”, mentre quella sostenuta è percepita idealmente per la sua colonna vertebrale. La compartecipazione al dolore si dà nell’astrazione dell’unità col dittico figurativo. Tamburro dipinge non tanto le donne, bensì l’immagine di queste che le “riempie” completamente. Lui “comprime” la forma delle due spettatrici nella profondità astratta della loro linea. Tamburro dipinge proprio “l’immagine… riempita all’infinito di ciò che vede”. Qualcosa di simile accade per l’automobile in lontananza, compressa oltre il margine della carrozzeria dal pennello (pallidamente in luce, entro il possibile “abbaglio” dell’incidente, causato dall’immaturità, dalla distrazione, dalla “leggerezza” ecc…). Nel portello aperto risuona il grido simbolistico della pena. Esso comprime in se stesso il tono “scuro” (già lugubre) di tutta la scena. Forse l’immagine della macchina sta a metà strada fra l’opacità materiale del mero episodio e la chiarezza della coscienza intima (interiore) che ne abbiamo. Negli incidenti la più “fredda” ricostruzione della dinamica s’accompagna all’immediata compartecipazione del dolore. Certo, senza la macchina questi nemmeno ci sarebbero. Qui interessa il cromatismo del bianco pallido, cosicché il triste accaduto simbolicamente si “rivela” nella trascendenza impura del dubbio, o forse della fatalità (che l’uomo non può comandare). Di fronte all’incidente, la stessa donna che si dispera ha subito un “abbaglio”: quello per cui perdutamente ci chiede .
    Nel quadro che s’intitola Tonalità in musica (anno 2006, acrilico), lo strumento del sassofono si mostra col padiglione che virtualmente ruota a livello tonale. Più che la figura, ne vediamo l’immagine. Ancora una volta si percepisce in primis la pienezza del padiglione, mentre il colore gira intorno a questo, così da comprimerne la forma verso la profondità più indefinita. La pittura del sassofono pare a metà strada fra l’opacità della materia metallica e la lucentezza interiore (che simbolicamente deriva dalla melodia sonora). Contro il realismo figurativo o l’idealismo dell’astrazione, Tamburro dipinge essenzialmente la situazione dell’immagine. Noi vediamo che il sassofono “si riempie” di se stesso, tramite il colore. Tamburro riconduce il dinamismo della materia (che è tale in quanto occupa uno spazio) alla staticità astratta della mente (che ne prende coscienza). Il colore costruisce la figura del sassofono, facendo in modo che questo si dia in rapporto a se stesso. Nella compressione della forma, tramite il dinamismo della pennellata, la staticità d’ogni concetto (significato) non si rende più pensata (intesa), bensì unicamente da vedere. Si consideri il quadro che Tamburro chiama Grattacieli in musica (anno 2009, acrilico). Lo strumento del sassofono s’astrae nel geometrismo che denota l’architettura. La successione dei tasti ripete idealmente quella delle “finestre”. Nel contempo, l’architettura acquista il dinamismo che la musica porta con sé. Tamburro comprime la forma dello strumento a livello del suo padiglione (in basso). Il filosofo Goodman ricorda che il codice simbolistico della pittura o della scultura è autografo, perché sta nell’opera stessa. Quello della musica si rende allografo. Uno spartito preso in se stesso non dà l’opera d’arte, parendo solo un oggetto che “annota” il suo simbolismo, da rimandare all’esecuzione del brano. Qui il codice simbolistico della pittura pare sia autografo sia… allografo, vigendo pure l’allusione sinestetica alla musica. Nel quadro di Tamburro, esiste lo “spartito delle finestre”. Esse tramite l’intermittenza della loro illuminazione “tracciano” la percezione più melodica. Presa in se stessa, la finestra s’usa in funzione di qualcos’altro: per arieggiare la stanza, perché l’ambiente circostante si mostri. La musica è un’arte che si coglie direttamente. La visione ed il tatto mediano fra l’occhio o la mano, rispetto all’oggetto da percepire. Nel quadro di Tamburro, accade che la compressione della musica nella ricezione uditiva (senza che l’orecchio “interceda”) chiami quella della sua immagine pittorica. I “tasti sulle finestre” vanno astraendosi, per via d’una luce intermittente, entro l’oscurità blu della sera. Torna così il tema sinestetico che connette la musica alla pittura. Esattamente come i tasti s’alzano e s’abbassano, gli interruttori nelle stanze dei grattacieli s’accendono e si spengono. A sinistra del quadro un sassofono riceve una luce pallidamente lunare all’altezza dell’ancia. Trattasi d’una scelta che ci interessa in via estetica. La Luna comprime in se stessa tutta la luce che emana, durante la notte (esattamente come il Sole per il coevo giorno). L’ancia qui è sul serio “densa di sé”, mentre cerca d’espandersi in via indefinita verso la profondità. Dunque ne abbiamo precisamente un’immagine; può anche darsi che Tamburro dipinga il suo plenilunio. Qui la musica esprime “un’architettura d’intermittenze psichedeliche”, che si comprimono nella tonalità del colore. Di conseguenza, la pittura va esclusivamente sentita. In termini musicali, ricordiamo che la nota comprime in se stessa la tonalità di riferimento, verso la profondità della sua melodia.
    Per Bergson, la realtà in senso lato consta d’immagine. La fenomenologia di Husserl ha un’impostazione ben diversa. Se la coscienza “è sempre di qualcosa”, alla fine accade che l’immagine resti a metà strada fra l’intenzione mentale e le cose, ma per conto suo (senza riassumere in se stessa i due piani della realtà). A Husserl preme unicamente il “posizionamento dell’uomo che riflette sul mondo”. Bergson invece annulla il “problema del di (della cosiddetta intenzionalità)”, pensando che tanto la materia quanto lo spirito constano di immagini. L’intera realtà è fatta da queste. Con la mente, si percepiscono le cose in se stesse (giammai entro di noi, siccome anche la materia esterna si dà nell’immagine). La coscienza dell’uomo s’immerge nella materia. Di nuovo, ciascuna immagine porta con sé una percezione di tipo infinitamente compressa. Qualcosa di simile accade quando affrontiamo lo spazio indeterminato dell’immersione.
    Nel quadro che Tamburro chiama Interno vissuto (olio su tela, 1996) vediamo una donna. Sdraiata, lei ha i piedi che s’appoggiano sullo schienale bianco d’una sedia. La donna è chiaramente immersa nei suoi pensieri, mentre dorme. La compressione estetica operata da Tamburro qui si dà in più livelli. Da un’ottica figurativa, vediamo che due sedie quasi “s’incastrano” fra di loro. Ne deriva che esse acquistano il peso sufficiente a bilanciare la corporatura della donna. L’allacciamento delle gambe femminili alla sedia con lo schienale bianco favorisce la visione compressa del quadro. C’è poi l’immersione della donna nei propri pensieri, che intimamente si racchiude in se stessa. Infine Tamburro avanza una sorta di “compressione atmosferica”. La tonalità grigio-verde dello sfondo connota tanto le pareti della stanza quanto la visione oltre la finestra (nell’illusione di renderla col trompe-l’oeil). Percepiamo l’aria d’una colorazione per così dire… “sommersa”, sotto la pressione d’un fondale almeno onirico. L’impossibilità di discernere a livello tonale l’ambiente interno da quello esterno (oltre l’allusione alla finestra) favorisce tale suggestione. Si noti che l’insistenza di Tamburro a dipingere la fila di righe (sulle calze o sullo schienale d’una sedia) dà un senso di “chiusura figurativa”. Ma la donna per l’appunto si raccoglie in se stessa… Inoltre il “cerchio visivo” che la tonalità bianca traccia idealmente (fra la testa e lo schienale dove poggiano i piedi) fa in modo che la luce resti “immersa”, senza riflettersi. Tamburro intitola il suo quadro col nome di Interno vissuto, allacciando la compressione della mente (nel sogno) a quella della stanza (ambientale). Si può dire che lui ha annullato il problema del “di” (posizionamento) intenzionale, seguendo la filosofia di Bergson. Qui la donna percepisce sul serio le cose “in se stesse”, immergendosi a quelle. Quando si sogna, l’immaginazione degli oggetti è essenzialmente compressa: la loro delimitazione spazio-temporale si confonde, e gli eventi in cui compaiono si succedono molto rapidamente. La donna del quadro ha un’attività onirica che per la nostra visione accentra in sé anche la doppia immagine della sedia.
    Per Bergson, la situazione di vivere non è banalmente empirica, né solo spirituale. Un uomo esiste “nella lontananza dall’esterno che determina la profondità dell’interno”. Anche così si spiega la “compressione infinita” dell’immagine. Questa certo identifica “ciò che appare”: una condizione che è giocoforza di tipo dinamico. L’immagine della cosa ha in se stessa un “piano d’immanenza”. E ciò che “si guarda con… la mente” sta sempre nella compressione figurativa d’un orizzonte. Ogni immagine è un movimento qualitativo, nell’apparenza che “spiana” essenzialmente (in via ideale) la cosa cui rimanda. Per Bergson la materia ha una vena infinitamente divisibile. Essa va a distendere lo “slancio vitale” che si dà con l’immagine. E la durata spiega il campo della quantità, contro l’estensione all’infinito nel “piano… d’immanenza”. Le immagini stanno entro la realtà stessa, che in chiave essenziale (idealmente) vibra di continuo. Ammesso che l’intero mondo si percepisca così, ne deriva che il dinamismo della singola cosa coinvolge quello di tutte le altre. Bergson dice che in senso lato l’Essere si comprime nell’immagine continua di sé.
    Si consideri che il quadro che Tamburro denomina Purificazione (anno 2002, olio su tela). Da un’ottica puramente artistica, la pittura a taglio informale si concede la vena della figurazione surreale. Tamburro ama l’astrazione di Vedova, che una volta dichiarò quanto dipingesse la vena in movimento dell’immagine (per cui successivamente varò il ciclo dei Plurimi berlinesi). Ora questa si realizza in via più surreale che simbolistica. Una donna si lava il volto, e tuttavia la sua riflessione speculare ci confonde. In particolare sul vetro si stampa l’immagine d’un braccio alzato, con le dita della mano che passano il rossetto sulle labbra. Fra le due donne, appare una sagoma in ombra (cominciando da uno dei tre lavandini). Ripresa la tesi di Bergson, si può dire che mediante la figura virtuale noi percepiamo “la lontananza dall’esterno che origina la profondità dell’interno”. Ovviamente all’intimità della donna che si lava il volto (in via di purificazione) corrisponde la “superficialità” dell’altra, che vediamo fuori di lei (oltre il vetro riflettente). L’ombra rappresenta il medium della “trasfigurazione (purificazione) speculare”. In via fenomenologica, sempre essa porta con sé la lontananza verso l’esterno d’un corpo entro la sua profondità interiore (ivi, nell’inconsistenza materiale di chi la lascia). Normalmente si pensa che l’immagine di qualcosa ce ne dia per l’appunto un’ombra (un’apparenza). Tamburro non lesina di dipingere ancora la compressione dei toni, ove si dilegua la linea astrattamente informale. Le pennellate di colore bianco favoriscono la percezione scenica del “piano-sequenza” per cui la donna col volto lavato si purifica da quella avente il rossetto in bocca. Noi davvero “guardiamo… con la mente”, pena l’impossibilità di cogliere il senso d’una riflessione tanto enigmatica in via figurativa. Non dobbiamo tanto vedere, quanto aver l’orizzonte della vista, che per così dire “si comprime su se stessa”. Di nuovo: bisogna percepire la vena sempre in movimento dell’immagine.
    Nel quadro chiamato Tavolo rosso (anno 2006, acrilico), Tamburro dipinge una donna che sta in balia del suo corpo. Noi abbiamo la sensazione che lei possa addirittura precipitare, da un momento all’altro. Il tavolo rosso cui il titolo del quadro allude è molto più… “urbanistico” di quanto si creda! Pare che la “cipollina” d’una sua gamba sveli la forma inquietante dell’autovettura (riconoscendone il parabrezza ed i fari accesi). Dunque la donna rischia di cadere dal terrazzo d’un palazzo? Spesso Tamburro dipinge la pericolosità esistenziale dell’ambiente metropolitano (col traffico, l’intermittenza invadente delle luci, lo stress per l’attesa al semaforo ecc…). La donna del quadro sta nel vortice tonale del bianco sulla veste, e del rosso sul piano aggettante (a partire dai capelli, passando per le ginocchia). Qui tutta la realtà vibra, sia in via materiale (nelle gambe, nella palla sopra il braccio destro) sia simbolicamente (col rischio della caduta vitale, per la frenesia urbana dell’autovettura). Tamburro ha compresso tre toni: il bianco entro la veste, il rosso del terrazzo, il blu del vuoto. In chiave strettamente metaforica, noi possiamo subire la contorsione della paura, del gioco, dello stress. Ci interessa notare che qui l’immagine di tre cose immanenti (il vestito, il terrazzo, il vuoto atmosferico) si dà nella percezione del loro “spianarsi” a livello tonale.

    Analisi estetica a cura di:
    PAOLO MENEGHETTI

    • Barbara

      Paolo, ribadisco che scrivi benissimo e credo che la Marsala si sogni di scrivere come te. Con grande stima!. Continua cosi`.

      • Paolo Meneghetti

        Non sono d’accordo. Io penso che Helga Marsala venga da studi in estetica, il che in lei mi attrae parecchio.

        Tuttavia, penso pure che Tamburro sia un pittore “avente una chiara fenomenologia estetica” (che si può studiare – secondo me – partendo dal “vitalismo” di Bergson e Deleuze).

        Dunque, mi piacerebbe leggere una recensione d’estetica di Helga Marsala ai quadri di Tamburro, dopo averli accolti favorevolmente.

        Saluti a te, Barbara.

        PAOLO MENEGHETTI

      • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

        Mereghetti:” Ma va là”.

        • Paolo Meneghetti

          Salve, Giuliano.

          In effetti Paolo Mereghetti (il noto critico cinematografico) è nato nel 1949, ed è laureato in filosofia.

          Io sono nato nel 1979 (esattamente 50 anni dopo) e sono – come lui – laureato in filosofia.

          • Paolo Meneghetti

            p.s. 30 anni di differenza, ovviamente… Sbaglio il calcolo; e forse è un bene. Così “pareggio” il suo errore. 1-1 e cordiali saluti.

          • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

            Meneghetti,(filosofo):

            Sai com’è,quando si leggono cose di tale importanza, come le tue, sul nulla, ci si può,evidentemente, confondere anche sul nome.

  • Il nipote di Husserl

    Meneghetti, benedetto dio, ma cosa scrive?? Bergson, la donna dal volto lavato, la purificazione speculare, la compressione temporale… Ma cosa va mescolando e come fa a scomodare i pilastri della teoretica per descrivere due quadrucci di tal livello? La prego, sia buono, che qui c’è da diventare matti. Un testo di 20mila battute scritto come nemmeno mio nonno, pieno di confusione e di aggrovigliamenti deliranti. E’ giovane, veda di riprendersi, faccia qualcosa. Prenda fiato. Sinceramente sconvolto, le faccio i miei migliori auguri.

    • Cristiana Curti

      Per una volta, smentendo la mia intolleranza a criticare le opinioni altrui sull’arte, mi associo al nipote di Husserl. E invito Meneghetti a leggere opere (giusto per rimanere a casa nostra, che, per una volta, è eccellente) come “La Resurrezione di Piero della Francesca” (e molti altri) di Massimo Donà, che in quanto a metodo gnoseologico intorno alle questioni di estetica – credo – non sia secondo a nessuno.
      Comunque – qui e là – abbiamo ben capito che Helga Marsala si sbaglia: la Freccero fece benissimo a portare Tamburro come vessillifero dell’Italia artistica a Londra, considerati i fans numerosi e agguerriti che assomma. E’ un vero peccato che i medesimi continuino a ignorare (volutamente? la Freccero è il prototipo di tutti coloro che – non avendone i mezzi professionali – possono arrivare dovunque a sgomitate) l’assoluto disprezzo del corretto modo di intendere una selezione di opere e autori in una ribalta internazionale. Aldilà della scelta in sé.
      Questo caso mi ricorda – pateticamente – un simile accadimento, quello che avvenne in terra di Cina, protagonista Maria Cristina Carlini, onesta scultrice dai tenaci (e ben “installati”) sostenitori. Nel 2010 fu invitata a rappresentare l’arte italiana a Pechino per la Biennale Internazionale d’Arte e a Shanghai in concomitanza dell’Expo 2010. In quel caso, a “promuovere” la nostra “scultrice della terra” (che – a mio modestissimo e opinabilissimo parere – è comunque qualitativamente più strutturata di Tamburro, benché anch’essa di non entusiasmante poetica, ma certamente non è del calibro, dell’età sì, però, di uno Spagnulo, ad esempio) fu Vincenzo Sanfo, presidente del Centro Italiano per le Arti e la Cultura, Istituto emblema di come si concepisce “ai piani alti” il sistema dell’arte in Italia.
      Come cambiare – senza offendere gli artisti nominati – questo stato pernicioso di cose?

      • Paolo Meneghetti

        Non ho letto quel testo di Donà, onestamente.
        Lui è bravissimo, è evidente.
        Per esempio, Donà aveva letto magistralmente Beuys e Worringer, passando da Platone… Geniale.

        Se Donà criticasse un mio testo, sicuramente lo accetterei. Comunque non credo che lo criticherebbe “in toto” (p.s. Altrimenti davvero dovrei cambiare mestiere), bensì in qualche “dettaglio”.

        Un caro saluto.

        PAOLO MENEGHETTI

        • Cristiana Curti

          Visto che ognuno si vanta di quel che può, io mi posso vantare (di certo immodestamente) di aver lavorato, anche assai recentemente, con Massimo Donà, che è caro amico da molti anni. E posso assicurare che la Sua scrittura e la Sua impostazione sono lontani anni luce dal suo metodo di analisi. Se ciò non bastasse, per quanto io non mi possa fregiare – come Lei o come i Suoi interlocutori – del titolo di “grande filosofa”, posso almeno vantare studi classici e una laurea in materia che mi permette di apprezzare tecnicismi (o argomenti) d’estetica. Ma questa è davvero cosa che qui non importa. Un poco come la Sua recensione – antica – delle opere di Tamburro, della cui qualità artistica non si sta qui discutendo.

          • Paolo Meneghetti

            Io vengo dalla fenomenologia e dalla decostruzione. C’è molta tecnica nel mio stile di recensione. Si può non condividerlo. Ma dietro c’è una tecnica, assolutamente.

          • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte)

            Paolo, per porre fine a questa sterile discussione su Tamburro…, il nipote di Rameau ci consiglia la lettura di quache buona raccolta di massime, di aforismi, di sentenze, perché quasi sempre una massima riesce a dire cose con poche parole una verità importante, chiara e sempre utile.

            Ed è bene seguire i migliori pittori che non dipingono, alcuni dei quali sono veramente dei notevoli artisti e validi filosofi.

            Oggi più che di pittori illustrativi abbiamo bisogno di artisti-pensatori, non di quelli accademici che dipingono le ovvietà della realtà, ma di quelli che possono giungere a interrogare la realtà contemporanea ed esigere che la gente si interroghino su di essa.Che questa prassi creativa sia antifigurativa o anticelebrativa è solo la conseguenza e la sua rinuncia ad un’estetica accademica.

            Una pittura di qualità, non necessariamente ha bisogno di essere avvalorata da un critico d’arte o da una teoria filosofica. Perché un artista di qualità china la fronte soltanto davanti alla sua autenticità creativa e alla verità provata.

    • Paolo Meneghetti

      Salve, NIPOTE DI HUSSERL. Mi piacerebbe spedirle il mio testo nella sua versione grafica “ufficiale”, che comprendeva i corsivi (qui subito spariti).

      Uso i corsivi per aiutare il lettore a “soffermarsi” sulle parole che – almeno secondo me – abbiano un valore concettuale. Credo che il mio testo sarebbe “più facilmente leggibile”, con la sua segnalazione dei corsivi.

      Di solito invio sempre i miei testi d’estetica a qualche “grande filosofo”, dopo averli pubblicati. Sin qui, non s’è mai lamentato nessuno, in merito al mio stile. Nessuna accusa di “grovigli deliranti”.

      Scomodare i “pilastri della teoretica”? Non ho inventato nulla. Merleau-Ponty scrisse di Foucault, Deleuze di Bacon, Heidegger di Van Gogh ecc… Io uso (con molta modestia) Merleau-Ponty, Deleuze, Heidegger ecc… per studiare Tamburro (alla fine, anche arrivando ad una “mia filosofia”, oltre quella solo citazionistica).

      Per il resto, ribadisco che questa mia recensione d’estetica riguarda la fenomenologia di alcuni quadri “vecchi” (che io vidi due anni fa). Non sono stato a Londra. Non è detto che mi piacerebbero anche i nuovi quadri di Tamburro, se li vedessi dal vivo.

      Ma che Tamburro abbia “un’estetica”… Beh, sì. Ne sono convinto.

      Sempre per la mia recensione d’estetica, va inevitabilmente aggiunto che qui non ho potuto allegare le fotografie dei quadri che avevo studiato (e citati nei loro titoli).

      Magari anche lei potrebbe apprezzarli, esteticamente, quantomeno più di quelli attualmente esposti a Londra.

      • Paolo Meneghetti

        Merleau-Ponty scrisse di Cezanne, ovviamente…

        • Eva Bevilacqua

          Paolo, i filosofi che hanno scritto di artisti li conosciamo in molti. E proprio perchè li abbiamo letti restiamo attoniti di fronte a questo suo (presuntuoso, mi perdoni, e abbastanza farneticante) scritto. Ma poi scusi, vorrebbe accostare Cèzanne a Tamburro, e se stesso a Merleau-Ponty?! Ma questo è un circo o cosa? Forse la redazione dovrebbe mettere fine a questa discussione che sta prendendo una piega surreale. Meneghetti, dia retta al nipote di Husserl e a Cristiana Curti. Si fermi a riflettere e lasci perdere questa roba. Proprio non è il caso.

          • Paolo Meneghetti

            Il mio non è un testo né presuntuoso né farneticante. No. Direi proprio di no.

          • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

            Paolo Meneghetti,(filosofo):”Ma va là”.

            L’arte è altra cosa.

  • http://www.youtube.com/user/mrserenarte Eugenio Santoro
    • Paolo Meneghetti

      Ma certo, Eugenio.

      Le mando via “e-mail” la mia “lettera di presentazione personale”, contenente tutti i “links” alle pubblicazioni d’estetica contemporanea che tengo in Internet.

      Saluti.

      PAOLO MENEGHETTI
      (“Critico d’estetica contemporanea”, nato nel 1979)

      • Lorenzo Marras

        Meneghetti mi raccomando , ci offra uno scritto piu’ contenuto , non c è nessun bisogno che un quasi filosofo come lei si smarrisca nella tastiera.
        La prego , massimo trenta righe eh , vivaddio altrimenti l’abbiamo sulla coscienza per quei lavori forzati nella scrittura. Gesu’ non vorrei trovarmi nei panni della sua fidanzata che l’aspetta .
        E si ricordi che sono bandite le citazioni su Vattimo. Se lo ricordi.

    • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

      Meneghetti,(filosofo),da fonti beneinformate sembra che il prossimo argomento da dibattere sarà l’ippica.Appena lasciato li questo “tanto rumore per (il) nulla” si parte.E li ti vedo proprio bene(dopo averti letto si possa aver dubbi?):sarai come pesce in acqua e potrai finalmente esprimere tutto il tuo inespresso talento.Ti consiglierei di ben prepararti rileggendo qualcosa sull’argomento.Nel frattempo speriamo che piova perchè in campagna siamo quasi all’emergenza.

      • Paolo Meneghetti

        La parola “estetica” è la più importante ed abusata che noi conosciamo, nella storia dell’arte.

        Tuttavia, io penso che “almeno qualcuno” debba usare la parola “estetica” partendo dalla sua vera origine, che è quella strettamente filosofica.

        A me interessa fare una “teoretica estetica”. La stessa che leggiamo dai libri di Heidegger (per Van Gogh), Deleuze (per Bacon), Merleau-Ponty (per Cezanne), Derrida (per Titus-Carmel), Donà (per Beuys), Foucault (per Magritte) ecc…

        Personalmente, ho scelto di fare “teoretica estetica” col “metodo fenomenologico”, soprattutto “forzando” la mia interpretazione delle opere d’arte (seguendo l’esempio di Heidegger) e “ri-creandone” la loro percezione (seguendo l’esempio di Deleuze).

        Non potendo studiare i vari Van Gogh, Cezanne, Beuys ecc… (in quanto già trattati, dai filosofi più importanti), devo farlo coi vari Tamburro, Vedova, Fischer, Aubertin ecc… (p.s. Cito questi nomi perché realmente li ho già studiati).

        Sono laureato in filosofia. E’ assolutamente congruo che io mi occupi di “teoretica estetica” (in specie di ramo “fenomenologico”).

        Di solito invio sempre i testi che scrivo ai docenti universitari di “filosofia”, dopo che li ho pubblicati. Sempre loro mi confermano che ho letto bene, proprio dal punto di vista “teoretico”, i grandi autori che amo citare (come Deleuze, Bataille, Derrida, Bachelard, Dufrenne…).

        Del resto, lamentarsi che io scriva “tortuosamente” è un po’ ingenuo. Allora cosa diremmo dei libri di Derrida? Anche Deleuze – che io considero il più grande filosofo di sempre – scrisse dei libri “difficilissimi” da leggere (p.s. Come “Differenza e ripetizione”, ad esempio). Se è già difficile il “grande filosofo”, chiedere al suo saggista di semplificarlo è giusto, ma – quantomeno – riconoscendo il suo “coraggio”.

        Può capitare – lo ammetto – che qualche critico d’arte “non condivida in pieno” le mie scelte artistiche.

        Io ad esempio trovo che Tamburro dipinga “con una chiara fenomenologia estetica”, che deriva dal “vitalismo” di Bergson e Deleuze.
        Altri non amano l’arte di Tamburro? Vabbé… Vorrà dire che abbiamo opinioni diverse. Non so che altro aggiungere. Io non penso che i quadri di Tamburro siano “commerciali” (al di là della sua capacità tecnica di base).

        Sono laureato in filosofia, mi sono specializzato in “teoretica estetica fenomenologica”. Tutto qua.

        Perezzani: Ma davvero lei toglierebbe il diritto di fare “fenomenologia estetica”, forse, ad uno che è laureato in filosofia? Aha aha aha…

        Esco definitivamente da questo “forum”. Non vorrei personalizzarlo troppo. Solo, volevo rispondere – un’ultima volta – all’ennesima “provocazione”, da parte del signor Perezzani.

        Ci sono dei filosofi tendenzialmente restii a “forzare di teoretica estetica” l’analisi dell’opera d’arte (p.s. A me viene in mente Cacciari), io invece la faccio. Tutto qua.

        Chiudo il mio intervento, ricordando a Perezzani che cosa io intendo per estetica (con le “30 righe” volute da Marras):

        Il senso estetico… Per me, è ‹ l’accordo percettivo che s’instaura fra una
        capacità tecnica ed una concettualità simbolica (o fine a se stessa) ›. La
        qualità materiale della prima ‹ ri-entrerà › in quella astratta della
        seconda. La ‹ percezione › deve ‹ intensificare › una più semplice (ed
        immediata) ‹ sensazione ›, conferendole il ‹ senso ›. Ogni ‹ concordanza ›
        accade sempre ‹ nel “ri-entro” di se stessa ›. L’arte acquista un valore
        estetico se ‹ colpisce ›. Ciò accade tramite la ‹ percezione ›, che porta la
        ‹ sensazione › a ‹ concettualizzarsi ›, ma solo ‹ ri-entrando continuamente
        in se stessa ›. Il senso estetico infatti non può ‹ servire ›, pena la sua
        ‹ stabilizzazione nel banale ›.

        Esco definitivamente da questo “forum”. C’è il rischio che io lo personalizzi troppo. E questo non fa parte del mio carattere.

        Saluti.

        PAOLO MENEGHETTI
        (“Critico d’estetica contemporanea”, nato nel 1979)

        • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

          Gentile Meneghetti,l’uscita è indubbiamente opportuna.
          Tutto,o quasi,è stato divertente ma ha anche un naturale limite.Si è partiti parlando d’arte(mancata) e si è arrivati a un “Critico d’estetica contemporanea”,nato nel 1979, per cui praticamente siamo finiti “fuori binario”.Mi permetto di portarti a conoscenza quanto scritto da Bruno Munari:”Il problema dell’arte è che la si vuole spiegare”.
          Appunto.

        • Lorenzo Marras

          Meneghetti ma lei ha studiato veramente tanto ecco perche’ le escono tutte queste cose con estrema facilita’. Provi a scrivere qualcosa di suo , personalmente suo , senza frugare nella tasche di tizio e caio, e allora si che si potra’ parlare di personalizzazione.

          • Paolo Meneghetti

            Contraddico il mio proposito d’abbandonare questo FORUM, però è giusto che io risponda a Marras, il quale – mi sembra – sposti la discussione iniziale verso altri “problemi”.

            Io sono un po’… “pessimista”, sul fatto che un filosofo possa fare “teoretica” (nell’accezione più classica del termine) partendo “da zero”, senza citare gli altri autori.
            Bisognerebbe davvero avere il “genio”, che però a me manca.

            Io penso che sia meglio partire dai “grandi autori”, certo ricavandosi – alla fine – se non una propria “teoretica” almeno una propria “interpretazione della teoretica altrui”.

            Ciononostante, posso affermare con sicurezza che alla fine nei miei testi “qualcosa di solo mio esce fuori”, anche in chiave strettamente teoretica.
            Io di solito cerco di mantenere tali “proporzioni”, nei miei testi: un 33% di filosofia teoretica “storica” (autorale, citazionistica); un 33% per la poetica personale dell’artista (p.s. Tanto per fare un esempio, calzante: Antonio Tamburro non è Henri Bergson, né tantomeno ha letto i suoi libri…); un 33% di “rielaborazione teoretica mia”.

            Il 33& della “mia rielaborazione teoretica” è la parte più difficile da scrivere. Ci vuole molta tecnica. Soprattutto in filosofia teoretica, il rischio di “scoprire l’acqua calda” è alto. Io cerco d’arrivare al mio “buon 33%” di “rielaborazione teoretica personale” riallacciando la “filosofia citazionistica” alla “poetica personale dell’artista”.

            “Riallacciare” non significa “trasferire”. Del resto, la cosa non sarebbe manco possibile. Non si può “trasferire fedelmente” la filosofia teoretica (ad esempio di Bergson) su un’opera d’arte (ad esempio di Tamburro). I due piani sono diversi, anche proprio in via fenomenologica. La filosofia è astratta, l’arte ha una componente materiale del tutto “fondamentale” (da cui ricaviamo ad esempio la “capacità tecnica”). Un “trasferimento” dalla prima alla seconda non è proprio possibile.

            “Riallacciare” è invece possibile – a mio avviso – pensando ad un “chiasmo”. Se la “filosofia teoretica” ha delle “categorie astratte”, io allora la “riallaccerò” alle “categorie percettive” dell’opera d’arte. Se l’opera d’arte ha delle “categorie astratte”, io allora la “riallaccerò” alle “categorie percettive” della “filosofia teoretica”.

            Evitando di “trasferire” l’astratto sull’astratto, oppure il percettivo sul percettivo, forse è possibile raggiungere – anche tramite l’intuizione – quel “33% di rielaborazione teoretica personale” (oltre il mero citazionismo degli autori “classici”, ma anche oltre la mera “riproposizione” del “pensiero poetico” che l’artista giustamente rivendica per se stesso).

            Nel mio precedente testo su Tamburro, giustamente il NIPOTE DI HUSSERL (che ora saluto con affetto, benché io non sappia chi esso sia) ha trovato alcuni concetti che appartengono “a quel 33% di mia rielaborazione teoretica personale”: la “purificazione speculare”, la “compressione temporale del tono” ecc…

            Comunque, su questi “problemi di gnoseologia” ci sto ancora lavorando. Posso invece affermare con sicurezza.
            a) che il 90% dei docenti di filosofia mi riconoscono d’aver letto bene il 33% della parte autorale (citazionistica), fermo restando la difficoltà degli stessi “grandi autori”
            b) che arrivo quasi sempre ad almeno un 33% di mia “rielaborazione teoretica personale”.

            Nel 75% o anche 80% dei casi, ho potuto constatare che tale “citazionismo di partenza” non “disturba” affatto gli artisti che recensisco. Gli artisti “s’offendono” quando tu li “trasferisci” su altri artisti, non “riallacciandoli” ai filosofi (i quali s’occupano d’altro).

            In tutti i casi, scrivo d’estetica sempre usando un metodo, abbastanza rigoroso. Che poi esso possa piacere, o dispiacere ai critici d’arte… Vabbè: non è un problema mio.

            L’importante è che io non venga preso per un critico d’arte contemporanea. Da sempre, io stesso “metto le mani avanti”, dichiarando che sono un “critico d’estetica contemporanea” (di ramo soprattutto fenomenologico, con qualche “scelta grafica” – penso ai corsivi, alle virgolette, agli anacoluti ecc… – che rientrano nella decostruzione).

  • Ugo

    Scusate se mi intrometto…

    Ho letto che <>.

    Ho letto che per essere un critico d’arte è necessario <>.

    Ho letto che uno sconosciuto, tale Alberto Sughi, ha scritto che il talento di Antonio Tamburro: <>.

    Non sono un cuoco, non sono un critico e non so dipingere: sono una persona semplice a cui piace leggere. Dopo aver letto l’articolo di Helga Marsala sono rimasto un po’ confuso, perché ho ancora in mente una frase: <>. (Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, 1819).

    Scusate il disturbo, continuate pure…

  • Ugo

    Scusate se mi intrometto…

    Ho letto che nella primavera 2009 la cucina di Bottura entro’ nell’inchiesta di Striscia la Notizia sulla cucina molecolare, accusata di far uso di additivi chimici potenzialmente non sicuri.

    Ho letto che per essere un critico d’arte è necessario non avere una vita sociale, avere i capelli bianchi e lunghi, avere minimo 50 anni e avere una forte attrazione verso gli orinatoi di Duchamp. Il critico d’arte vaga di mostra in mostra alla ricerca di gente ignorante con la quale fare lo spaccone; si trascina di rete regionale in rete regionale con la speranza di fare una ridicola comparsa. Gli Autogrill non saranno più gli stessi dopo il suo passaggio…

    Ho letto che uno sconosciuto, tale Alberto Sughi, ha scritto che il talento di Antonio Tamburro, che spesso sembra toccare il virtuosismo, non ha paura di chiedere a se stesso di inoltrarsi dentro il frullatore della società contemporanea e del suo immaginario. Può inoltrarsi su queste strade tortuose senza perdersi solo chi possiede la bussola che lo salva. E’ la bussola che indica agli artisti veri l’impervia strada della ricerca, la gioia di essere pittori, la generosità di offrire al pubblico immagini che testimoniano la complessità, l’ombra e la luce del tempo che viviamo. Per questo la tua pittura, rifuggendo da ogni definizione di tendenza, spesso gioca d’azzardo e vince in nome della libertà dell’arte.

    Non sono un cuoco, non sono un critico e non so dipingere: sono una persona semplice a cui piace leggere. Dopo aver letto l’articolo di Helga Marsala sono rimasto un po’ confuso, perché ho ancora in mente una frase: davanti a un’opera d’arte bisogna comportarsi come di fronte a un principe, e mai prendere la parola per primi. Altrimenti, si rischia di sentire soltanto la propria voce. (Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, 1819).

    Scusate il disturbo, continuate pure…

  • http://www.danielecapra.com daniele capra

    Caro Meneghetti, volevo ringraziarti per i tuoi testi. Mi hai fatto venire in mente l’inesperienza verso il mondo di Peter Kien in “Auto da fé” e la capacità dialettica di Pangloss nel “Candido”.
    Ti prego dicci che Tamburro é il migliore dei pittori possibili!

    • Paolo Meneghetti

      Non ho letto quel libro, non lo conosco. Mi spiace.

  • http://www.spazioannabreda.com anna breda

    Povera Italia! Ci meritiamo d’essere quello che siamo. Dei parolai inconcludenti, bravi solo a fare chiacchiere da salotto perchè non costano nulla e soprattutto non ci fanno prendere delle responsabilità, quelle vere intendo. Helga , carina, quale rischio d’impresa corri atteggiandoti e scrivendo queste baggianate fondate solamente su una conscenza artistica molto superficiale del Maestro Tamburro?hai citato però ad hoc mostre, sempre di livello ,fatte dal Maestro per gli amici a titolo gratuito, sì mia cara perchè il Maestro Tamburro oltre ad essere un grande talento è ancora uno dei pochi personaggi che crede nei rapporti umani, nella socialità, nel gusto dello stare insieme e certamente non campa su queste cose ma si arrichisce di conoscenze leali, vere e semplici. Come mai non hai citato l’Antologica fatta a Palazzo Venezia di Roma, o della bi – personale che lo ha visto a Padova insieme a un Grande personaggio del design italiano Gaetano Pesce al Centro culturale San Gaetano ( Palazzo del ‘ 600) e sponsorizzato dalle Istutuzioni Culturali della città ? E molto altro. E che ne dici del magnifio libro edito da Mondadori in cui si parla della vita travagliata del Maestro che lo ha visto accanto a grandi quali Sughi, Calabria, Orfeo Tamburi ecc. e che ne dici del suo percorso pittorico che dura da 40 anni in continua evoluzione, dalle biciclette, alle spiagge ai caffè fumosi,,,, che denunciano una società parallela che nessuno vuole vedere, una società fatta di solitudine? Questo è il messaggio universale del Maestro che attraverso le sue tele ha commosso davvero tanta gente che lo ha acquistato e non solo per riempire pareti vuote … non mi dilungo oltre , vorrei conoscerti e farti davvero capire chi è questo Personaggio. Lo conosco da 15 anni , lo conosco profondamente e lo stimo profondamente. Fai un saltino nel suo studio ad Isernia e ti raccomando, prima di arrogarti giudizi inutili, documentati a tutto tondo e poi scrivi. Magari ti pagano anche! Mia cara è proprio in questi momenti che dobbiamo portare alta la nostra bandiera e certamente non lo fai criticando i tuoi stessi connazionali che vivono davvero di arte non come fai tu. Poi ultima cosa: perchè hai inserito immagini di opere che non c’entrano affatto con le tele dei giochi olimpici? E’ obiettività la tua o è solo semplice provocazione tanto per darti un pò dii visibilità? Per inciso il Maestro non si è mai prostituito a Telemarket…

    • http://giulianoperezzani giuliano perezzani

      Anna Breda,guardi che si è tentato di parlare dell’”altra” arte quella che evidentissimamente purtroppo non conosce.Di questo,in caso,non se ne faccia eccessivo cruccio: fortunatamente é una delle cose dove certamente non è mai troppo tardi per rimediare(anche se dalla sua posizione qualche difficoltà potrebbe averla).

  • Francesca

    Chissà perchè a controbattere in difesa di questo assurdo articoletto studiato a tavolino sono sempre le stesse persone. (?) Molte di queste guarda caso scrivono sempre su questa Artribune di part…..e.
    E come godono a massacrare chi è di opinioni diverse dalla loro!.

  • Lorenzo Marras

    Meneghetti sa mi delude , ora avrebbe dovuto rispondere al nostro Perezzani che non si entra ne’ si esce da un gia’ aperto e L’arte questo lo è sempre stata.
    Con tutto quel ben di dio di cui dispone , sia piu’ audace , eh glielo dice uno che ha solo la licenza media e anche sudata.

  • Ezio Morgante

    Che Tamburro, i ceramisti o i pittori sconosciuti scelti dalla Freccero abbiano familiari e amici che li apprezzano è normale. Ci mancherebbe. Ma dire che ci siano le credenziali per una mostra istituzionale, chiamata a rappresentare il contemporaneo italiano, è FOLLE. Meno male che qualcuno trova ancora la forza di denunciare. Sbigottito.
    Questo video mi pare dica tutto. Vergogna. Chi accetta di partecipare dimostra mediocrità tanto quanto chi organizza. Maestri o non maestri: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=V95zH6dVsVc

  • Ermanno Cristini

    Mi stupisce tanto clamore, Helga Marsala ha semplicemente segnalato un fatto su cui c’è poco da discutere, la partecipazione italiana a Londra si qualifica come l’ennesima dimostrazione di ignoranza, quella stessa che ci ha fatto governare per tanti anni da due improbabili individui come Berlusconi e Bossi. Cultura, dignità e impegno sono parole prive di significato in questo paese che non è sull’orlo del baratro, ma ci è dentro fino in fondo.
    Magari se la scuola avesse funzionato meglio anche questo blog si sarebbe risparmiato tante parole inutili.

  • Francesca

    Bravissima Helga!
    Finalmente leggo una critica vera.
    il tristissimo problema dei vari sistemi malati che ci sono in Italia (il settore dell’arte e’ solo uno dei tanti) e che davanti a tanti nepotismi ed incapacita’ pochi hanno il coraggio delle proprie opinioni.
    Oltre alla discutibile scelta degli artisti si vede dalle foto pubblicate nell’articolo uscito oggi che la mostra e’ “allestita” come il peggiore dei mercatini.
    A quanti hanno detto che non ti devi permettere di offendere il lavoro di un artista (bravo o meno che sia) suggerirei di leggere solo Topolino o la Settimana Enigmistica così’ non rischiano di incappare nella fastidiosa libertà di stampa e in una recensione coraggiosa.
    Non ti preoccupare per i commenti aggressivi dei numerosi parenti e di qualche amico del pittore in mostra che si sentono offesi dal tuo articolo, del resto si sa che una critica negativa non fa piacere a nessuno.
    Chi intraprende questo mestiere pero’ deve mettere in conto non solo gli apprezzamenti degli amici ma anche il giudizio del pubblico e della critica,
    cosa che in Italia sembra non esistere più.

  • esteta

    Il problema di fondo è che Deleuze non era interessato a interpretare, né tanto meno a giustificare. Credo che abbia gettato le fondamenta per scardinare la roccaforte autoreferenziale dei critici ‘venduti’ al sistema, si chiamino anche Rosalind Krauss o Achille Bonito Oliva. Usare Deleuze per interpretare e giustificare, anziché per andare oltre in un discorso più ampio e sovra- (o pre-) personale, significa tradirlo profondamente e ‘svenderlo’, a mio avviso.
    Altrimenti, a forza di citazioni si può attribuire un valore posticcio (e vacuo) a tutto, un po’ come fa Diprè, o come mi sembra faccia lei con le pessime fotografie di modelle da catalogo Postalmarket (mi scusi, ma quelle cose vanno bene per gli estetisti più che per gli estetologi – e almeno non ho mai affermato che l’arte e la cultura abbiano bisogno di me).

    Apprezzo la sua onestà intellettuale e la sua modestia, e le assicuro che chi le scrive probabilmente non è più colto di lei, ma è decisamente stanco di come le cose funzionano in questo Paese. Anche se, devo ammetterlo, il fatto che lei giustifichi la sua scelta di occuparsi di autori ‘minori’ perché dei ‘grandi’ hanno già scritto altri, mi fa pensare più alla necessità di trovare uno sbocco a tutti i costi, più che all’urgenza di far valere delle idee, e un metodo innovativo da proporre.
    Forse pecco di idealismo, ma mi sento di consigliarle – sinceramente, e questa volta affettuosamente – di dedicarsi con passione agli artisti che lo meritano. Credo che anche le opere di Duchamp e Beuys abbiano bisogno di essere messe sotto una luce nuova, e di proiettare di riflesso una luce nuova che possa contribuire a trovare soluzioni e nuove chiavi di lettura per questioni attuali. Alcuni allievi di Nick Land e di Ian Buchanan stano portando avanti un lavoro molto innovativo e interessante occupandosi anche di cinema e di arte, e con il suo background teorico le consiglierei davvero di puntare a fare ricerca e a sperimentare, piuttosto che a trovare vie per elogiare chi probabilmente non lo merita.

    Con i migliori auguri per la sua ricerca e per il suo lavoro,

    La saluto cordialmente

    • Paolo Meneghetti

      Condivido la sua lettura di Deleuze, è ovvio.

      Ma io non uso Deleuze per “giustificare” l’arte; io uso Deleuze per “fare teoretica” sull’arte. La fenomenologia è diversa, nei due casi.

      A me interessa dare “un pensiero forte” anche alla critica stessa, e non solo all’arte.

      Forse i “critici venduti” non vogliono giustificare “il loro stesso esercizio di critica”, bensì semplicemente l’arte che vogliono vendere.

      Mi piace moltissimo l’idea del “Deleuze infinitamente CREATORE di concetti”. Bene. Facciamo in modo che “anche” l’esercizio della critica “crei” (o forse meglio “ri-crei”) se stesso, mentre “crea” (o forse meglio “ri-crea”) l’arte cui si rivolge.

      E’ vero che mi occupo di “glamour fotografico”. E’ altresì vero che i fotografi e le modelle “del glamour” sono letteralmente “ossessionati” dalla parola “magica” ESTETICA. La cercano sempre (o quantomeno ci provano).
      Vorrei scrivere un libro sul “glamour fotografico”, è vero. Ma non significa che esso poi debba rientrare – necessariamente – nel “sistema dell’arte contemporanea”.

      Facciamo i “deleuziani” fino i fondo!
      Voglio dire: io sto scrivendo un libro sul “glamour fotografico” per inserirlo – creativamente – “entro il sistema del glamour fotografico contemporaneo”. La lezione deleuziana è questa: “se non puoi entrare in un sistema, CREATENE uno di tuo”.

      Nel “glamour fotografico” c’è un “sistema di riferimento” (con le sue riviste, le sue collezioni ecc…). Io devo scrivere il mio libro – creativamente – entro quel “sistema là”, non in quello dell’arte contemporanea.

      Chiudo l’ennesima… “risposta” (!?) ad un “post” altrui (p.s. Helga Marsala perdoni le mie intrusioni “a casa sua”!) con una battuta:

      Cari “detrattori” (!?), facciamo così: segnalatemi un artista che vi piace, e magari io anche ve lo recensisco (p.s. Rigorosamente col mio metodo!!!!!), spero al più presto”.

      Non so cos’altro aggiungere.

  • Antonio

    Vorrei capire da cosa è originata tutta questa discussione. Qualcuno scrive che è stato scelto un artista -di dubbio valore secondo chi scrive l’articolo- per illustrare i giochi olimpici. La persona che scrive dice anche che l’artista in questione ha già alle spalle dei lavori di genere sportivo realizzati per il “Giro d’Italia” e per i campionati del mondo di ciclismo. Quindi totalmente sconosciuto non è; estraneo al mondo dello sport neanche. E allora dove sta il guaio? Ah, vuoi vedere che essere nel “giro” di Telemarket è il “peccato” che deve espiare l’artista in questione? Sì, allafine sono giunto a questa conclusione. GUAI a fare parte di coloro che Telemarket propone; sei tagliato fuori per sempre. Chissà cosa ne penserebbero De Chirico, Cascella e Manzoni (e non vado oltre) che vengono proposti da Telemarket. Forse che questi non sono grandi artisti? Ma poi, perchè mai per illustrare le Olimpiadi bisognava chiamare chissà chi? Forse per pagarlo di più? I grandi nomi costano. Se poi si hanno delle prove che sotto c’è la solita pastoia, bene denunciamo i colpevoli, perchè è diritto – e dovere -di ogni cittadino che le pastoie vengano punite; se non si hanno prove, però, è meglio stare un po’ attenti perchè si rischiano denunce .

    • http://www.ufofabrik.co.uk Mauro Defrancesco

      Antonio, diciamolo, francamente la mostra non era un granché.