La danzatrice e coreografa italiana Susanna Egri compie 100 anni e festeggia sul palcoscenico
Una donna che ha attraversato tutto il Novecento e che continua ad essere proiettata verso il futuro. La storia, il successo e i dolori profondi di Susanna Egri
Ballerina, coreografa e tuttora appassionata insegnante di danza, Susanna Egri ha attraverso il Novecento con le sue tragedie e con le sue trasformazioni, continuando a far risuonare la propria voce, elegante ma determinata, nel panorama coreutico del nuovo millennio. Nata a Budapest nel 1926 da famiglia di origini ebraiche-ungheresi, l’artista ha compiuto il 18 febbraio cento anni: un’età portata con fresca vitalità e festeggiata con una serata d’onore organizzata presso il Teatro Maggiore di Verbania dalla compagnia EgriBiancoDanza, da lei fondata con il suo allievo prediletto Raphael Bianco. Sul palcoscenico, la ripresa di una coreografia storica di Susanna Egri, Istantanee (1953) su musica originale appositamente composta dal franco-ungherese Paul Arma; e un nuovo lavoro, Cantata profana: il cervo fatato, con cui Bianco omaggia la sua maestra, lavorando con materiale a lei caro: la musica di Béla Bartók e un’antica leggenda ungherese.
Chi è Susanna Egri
La vita ha regalato successo e riconoscimento internazionale ma non ha risparmiato dolori profondi a Susanna Egri. Figlia di Ernő Erbstein, noto allenatore di calcio ungherese, segue il padre in Italia, da dove la famiglia è costretta a fuggire dopo l’approvazione delle leggi razziali. Una fuga rocambolesca, con destinazione iniziale Rotterdam, poi deviata verso l’Ungheria, dove Susanna – che ha sempre danzato, assecondando la passione anche professionale della famiglia per il balletto – studia presso l’Opera di Budapest. Modificato il cognome in “Egri” – ungherese ma dal suono anche affine all’italiano – Susanna torna in Italia nel 1947 e qui, forte tanto della propria solida preparazione tecnica quanto della propria inventiva vena sperimentatrice, inizia una carriera in costante ascesa, che la porta a lavorare come ballerina e coreografa in prestigiosi teatri e festival italiani e stranieri e a svolgere un ruolo pionieristico nell’ambito della divulgazione della danza, realizzando per la nascente televisione italiana programmi passati nella storia dell’arte coreutica e in quella del nuovo mezzo di comunicazione.
Un’esistenza artistica costellata, dunque, da incarichi prestigiosi e altrettanti successi – ottenuti anche con la propria compagnia, I Balletti di Susanna Egri, diventata nel 1999 la Compagnia EgriBiancoDanza, di cui la ballerina-coreografa ha mantenuto la direzione artistica fino al 2012, allorché ha scelto di passarla al suo allievo prediletto, Raphael Bianco. Un’esistenza, nondimeno, segnata da sofferenze profonde: la persecuzione durante la Seconda Mondiale e, poi, la morte del padre, vittima dell’incidente aereo che, il 4 maggio 1949, spazza via l’intera squadra del Grande Torino, giocatori, allenatori e dirigenti. Fra i relitti dell’aereo viene ritrovata la valigia di Ernő Erbstein Egri: all’interno una bambolina, un regalo per la figlia che Susanna tuttora conserva, talismano prezioso e irrinunciabile.

Qual è stato il contributo di Susanna Egri alla danza italiana
Piuttosto bigio era il panorama della danza italiana nel Secondo dopoguerra, quello in cui Susanna Egri, forte di una solida preparazione acquisita con gli studi a Budapest e a Parigi, si ritrova tornando nel nostro Paese. Un contesto nel quale la giovane artista riesce immediatamente a farsi notare per la propria libertà creativa, non limitata ma, anzi, esaltata, dall’indiscutibile qualità tecnica. Una ballerina che si “disegna bene nello spazio”, come le dice il regista Guido Salvini, scegliendola – siamo nel 1948 – per il suo allestimento dell’Edipo Re all’interno dell’”Olimpichetto”, grandiosa macchina scenica itinerante che riproduce la scena fissa dell’Olimpico di Vicenza.
Una capacità di occupare inventivamente e armoniosamente lo spazio con il proprio corpo, accompagnato da partiture classiche ma anche sperimentali e incursioni nel jazz. Una disciplina che mira a una costante messa in discussione e ricalibratura ma non disdegna, anzi, un’arguta e ficcante ironia. È questo, in molta sintesi, l’apporto fondamentale di Susanna Egri all’arte della danza italiana, e non solo. Un iniettore di sviluppo rafforzato ulteriormente dall’attività di insegnamento, che l’artista svolge tuttora nella storica scuola che porta il suo nome. Una vocazione allo studio e alla diffusione della danza che, già nel 1953, aveva condotto l’artista a creare il Centro di Studio della Danza, diventano nel 1998 la Fondazione Egri per la Danza.

Com’è andata la serata “Susanna Egri: Il Centenario Un secolo di danza, tra memoria e futuro”
L’originalità e la novità portata da Susanna Egri nella danza italiana sono ben evidenti in Istantanee, ripresa di uno dei primi grandi successi della ballerina-coreografa, creato su musiche appositamente composte dal musicista franco-ungherese Paul Arma che, alla prima, nel gennaio del 1953 al teatro Alfieri di Torino, dirigeva l’orchestra. Una partitura musicale e coreografica molto complessa, costruita sul susseguirsi di sipari più o meno brevi, organizzati in tre diversi quadri: Figure nello spazio, Solitudine, Rapporti. L’astrazione del linguaggio coreografico, precisissimo e proprio per questo quanto mai pregnante, riesce a restituire situazioni e stati d’animo molto concreti, con un costante sottofondo di ironia che è cifra precipua non solo delle creazioni di Susanna Egri, ma del suo temperamento, determinato e autenticamente umano. Non a caso, durante la serata, la “festeggiata” ha rivelato come il segreto della sua lucida vitalità sia proprio il mai interrotto e radicato rapporto con spettatori e allievi. E allievi di generazioni anche molto lontane – dalle signore ormai in pensione alle bambine – hanno affollato il teatro Maggiore di Verbania, per festeggiare una Maestra con la quale, ci dice una di loro, da sempre sentono un legame profondo, anche se gli anni della scuola sono ormai molto lontani. Un pubblico partecipe e commosso, che ha applaudito con entusiasmo anche la seconda creazione proposta, il “regalo” di Raphael Bianco a Susanna Egri: Cantata profana: il cervo fatato, la messa in danza di un’antica leggenda magiara su musica di Béla Bartók.
Laura Bevione
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