Voci dall’Arabia Saudita #2. Il gallerista: Mohammed Hafiz

Seconda intervista nel quadro del nostro reportage dall’Arabia Saudita. Dopo l’artista è la volta del gallerista.

L'installazione di Ayman Yossri Daydban, Treehouse, 2019, esposta alla ATHR Gallery di Gedda nella collettiva Out of Place per il decennale della galleria
L'installazione di Ayman Yossri Daydban, Treehouse, 2019, esposta alla ATHR Gallery di Gedda nella collettiva Out of Place per il decennale della galleria

Nel 2009, insieme a Hamza Serafi, Mohammed Hafiz fondava a Gedda la ATHR Gallery. Nell’anno del decennale gli abbiamo chiesto un bilancio e una previsione.

Hai co-fondato la galleria nel 2009. Com’era la scena artistica in Arabia Saudita a quel tempo?
Abbiamo fondato la galleria in reazione a ciò che stava succedendo nella Regione. L’Arabia Saudita non era ancora sulla stessa lunghezza d’onda, stava nascendo un movimento di artisti sauditi che però non erano ben rappresentati né qui né a livello internazionale. Nessuna galleria a quel tempo partecipava alle fiere, aveva contatti con le istituzioni o aiutava gli artisti a sviluppare la loro pratica da un punto di vista professionale. C’erano pochissime iniziative.

Ho intrapreso un viaggio affascinante e trasformativo con l’arte e con gli artisti. Il mio bilancio è molto positivo.

La Fondazione Al Mansouria è stata tra le poche ad aver supportato gli artisti a livello internazionale. Nella nostra mostra recente dal titolo Out of Place abbiamo “rivisitato” le opere di alcuni dei nostri artisti e abbiamo celebrato la loro crescita attraverso alcune residenze che la galleria ha facilitato e che gli artisti hanno intrapreso in modo indipendente. 

Com’è la scena artistica oggi?
Stiamo vivendo un chiaro risveglio verso le arti e l’aver istituito un Ministero della Cultura è una conferma che l’arte, la cultura e l’industria rappresentano una priorità per il nostro Paese. Numerose istituzioni come Ithra, Jameel Art, Al Mansouria e 21,39 ‒ che sono emerse negli ultimi anni ‒ vanno in quella direzione. L’infrastruttura sta prendendo forma in modo rapido. Il numero di artisti è cresciuto, così come l’interesse da parte del pubblico.

Avete appena celebrato dieci anni di attività. Qual è il bilancio?
Ho intrapreso un viaggio affascinante e trasformativo con l’arte e con gli artisti. Il mio bilancio è molto positivo, soprattutto da un punto di vista personale e per l’impatto che gli artisti hanno nella mia vita. Io e Hamza [Serafi, co-fondatore della galleria, N.d.R.] abbiamo una grande passione per l’arte e facciamo tesoro del suo effetto sulla società. È ciò che ci spinge a lottare e a supportare con rispetto profondo gli artisti e i loro messaggi.

Lavorate spesso con partner internazionali. È una strategia per promuovere gli artisti all’estero?
Assolutamente. L’arte è universale. È un linguaggio globale che viaggia intorno al mondo e distribuisce il messaggio. Vogliamo fornire piattaforme internazionali per lo scambio e per il dialogo. Abbiamo l’obiettivo di rendere visibili i nostri artisti ovunque e portare artisti internazionali all’attenzione del nostro pubblico. Lo scambio è cruciale.

Che cosa manca oggi in Arabia Saudita per quanto riguarda l’arte contemporanea?
Mi concentrerei sul nostro asset più forte e d’impatto e sulla nostra capacità piuttosto che sul cosa manca…

Collezionare non è una pratica antica in Arabia Saudita. Ci vorrà del tempo ma siamo fiduciosi.

Abbiamo una solida base di artisti sensibili, creativi e coraggiosi e ho il privilegio di lavorare con ognuno di loro. La galleria ha rappresentato un terreno di coltura per emergenti e professionisti grazie a un team appassionato che guida e supporta i nostri meravigliosi artisti. Abbiamo ottenuto molto in un tempo brevissimo. Ora abbiamo il supporto del Governo che aumenterà il nostro impatto.

Vendete le opere a collezionisti sauditi o principalmente a stranieri durante le fiere?
A entrambi. Speriamo di vedere collezionisti locali acquistare più arte saudita così come internazionale. Collezionare non è una pratica antica in Arabia Saudita. Ci vorrà del tempo ma siamo fiduciosi.

Nell’inverno 2019-2020 dovrebbe essere operativo a Gedda il nuovo distretto creativo Hayy: Creative Hub. Pensi che questa iniziativa aiuterà la comunità locale ad avvicinarsi di più all’arte contemporanea?
Sicuramente. Anche la ATHR Gallery aprirà uno spazio a Havy. Crediamo e supportiamo le iniziative di Jameel. È un contributo che si va ad aggiungere al Saudi Art Council e al 21,39. Quest’iniziativa aiuterà lo sviluppo e la crescita della scena artistica.

‒ Daniele Perra

www.athrart.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #49

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Editorialista e responsabile della copertina di “ARTRIBUNE”, collabora con “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente di Contemporary Art and Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.