Voci dall’Arabia Saudita #1. L’artista: Sultan bin Fahad

Il nostro reportage dall’Arabia Saudita continua dando voce ai protagonisti della scena culturale del Paese.

Ritratto dell'artista Sultan bin Fahad. Photo Daniele Perra
Ritratto dell'artista Sultan bin Fahad. Photo Daniele Perra

Nato a Riyad nel 1971, Sultan bin Fahad lavora con la Galleria ATHR della stessa città e ha in curriculum una serie di mostre personali e collettive, allestite soprattutto nella regione, fra Gedda, Medina, Sharjah e Manama. Una sua mostra colossale si sta spostando proprio in questi giorni da Riyad a Gedda.

Quando e perché hai iniziato a fare l’artista?
Faccio arte sin dall’infanzia, ancor prima di sapere che si trattasse di una pratica artistica. Ho iniziato a fare mostre nel 2005. Il perché è difficile da dire, penso sia qualcosa d’inevitabile, una pulsione a creare.

I tuoi primi lavori sono dei dipinti. Poi hai cominciato a usare altri mezzi. Quanto è stato importante nel tuo lavoro sperimentare nuovi media come il video, la fotografia e l’installazione?
Colleziono oggetti da molti anni e, mentre esponevo i dipinti, sviluppavo parallelamente il mio lavoro più recente. Sapevo che gli oggetti trovati – che sono poi diventati gli elementi principali del mio corpus di opere più recente – li avrei usati. La variabile temporale e il luogo sono stati cruciali. La pittura è la mia comfort zone e una pratica meditativa. I nuovi strumenti sono per me un modo per superare i confini. Credo che sperimentare nuovi media sia cruciale per la crescita di ogni artista.

Hai da poco realizzato una mostra monumentale a Riyad al Red Palace. Che significato ha per te quel luogo storico?
Sono sempre stato affascinato dal Red Palace, tanto che la mia casa è dipinta con lo stesso colore. Ho una passione per tutti i palazzi reali sauditi e sono emozionato che la mostra si sposterà a giugno in un altro palazzo reale a Gedda. Sono grato per aver avuto l’opportunità di fare quest’esperienza pubblica in spazi, una volta privati, prima che fossero riconvertiti.

Quando è cominciato il progetto?
Ho sempre avuto l’idea. È difficile stabilire un momento preciso perché ho cominciato a raccogliere gli oggetti molto tempo fa. È stato un processo lento che ha impiegato anni a maturare. Poi è arrivato il momento giusto, quando abbiamo cominciato a “costruire” la mostra. L’opportunità di usare il palazzo ha velocizzato il lavoro perché s’integrava perfettamente al contesto.

L'opera con gli chandeliers dell'artista Sultan bin Fahad che apre la mostra The Red Palace a Riad, 2019
L’opera con gli chandeliers dell’artista Sultan bin Fahad che apre la mostra The Red Palace a Riad, 2019

Quali sono i temi principali che indaghi nella tua ricerca?
La memoria e la nostalgia. A essere sincero, i temi sono sempre in continuo cambiamento. È un mix di temi personali, regionali e locali. I capitoli principali esplorati nel Red Palace erano: la Guerra del Golfo, dal mio personale coinvolgimento come volontario durante la guerra; l’economia santa, focalizzata sulla Mecca; e una cena nel palazzo, che punta i riflettori sul ruolo del lavoro all’interno dell’edificio. 

Com’è la scena artistica attuale in Arabia Saudita?
Fiorente! È ancora una scena giovane ma è super entusiasmante. È una combinazione straordinaria di artisti sauditi consolidati ed emergenti di grande talento. Non vedo l’ora di vedere lo sviluppo di questi artisti e dell’industria intorno a loro. È stata da poco annunciata una grande iniziativa di arte pubblica e il supporto governativo è fondamentale per la crescita attuale della scena.

Sei tra coloro che stanno fortemente contribuendo all’apertura del Paese. Come vedi l’Arabia Saudita nei prossimi anni?
Vedo uno sviluppo rapido e in meglio. Sono felice di supportare la visione del Re e del Principe Ereditario. Sono personalmente entusiasta di osservare come si stia sviluppando il Paese e che si stia aprendo ai visitatori. Sono felice della possibilità di condividere la ricca cultura saudita con il resto del mondo.

Daniele Perra

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #49

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Editorialista e responsabile della copertina di “ARTRIBUNE”, collabora con “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente di Contemporary Art and Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.