Al Philadelphia Museum of Art la lettera di Gandhi a Hitler. Sotto forma di (spettacolare) installazione immersiva di Jitish Kallat

a lettera, scritta dal Mahatma nel 1939 con la speranza di scongiurare il conflitto mondiale viene proiettata su una parete di nebbia che gli spettatori possono attraversare, in una relazione biunivoca tra la storia del passato e il nostro presente

Jitish Kallat, Covering Letter, 2012 ( courtesy Galerie Templon, Paris and Brussels. © B.Huet-Tutti)
Jitish Kallat, Covering Letter, 2012 ( courtesy Galerie Templon, Paris and Brussels. © B.Huet-Tutti)


Covering Letter
– per la prima volta negli Stati Uniti – è un’installazione immersiva con videoproiezione dell’artista di Mumbai Jitish Kallat. Proiettata su un muro di nebbia, quest’opera – protagonista di una mostra personale che fino a metà marzo sarà visitabile al Philadelphia Museum of Art – presenta un documento storico, sconosciuto ai più e di rara preziosità. Si tratta, infatti, della lettera scritta dal Mahatma Gandhi ad Adolf Hitler nel 1939, poche settimane prima della Seconda Guerra Universale. “Nello spirito della sua dottrina dell’amicizia universale”, ci tengono a chiarire gli organizzatori, Gandhi scrive al più temuto e odiato dittatore della storia del mondo, introducendo la lettera con un “caro amico”.

LA LETTERA
Alcuni amici”, scrive il Mahatma, “mi hanno chiesto con insistenza di scriverle una lettera per il bene dell’umanità. Io ho resistito alla richiesta, a causa della sensazione che qualunque lettera da parte mia sarebbe stata interpretata come un atto di impertinenza. Tuttavia, qualcosa mi spinge a fare lo stesso un tentativo, qualunque valore esso possa avere. È evidente che lei oggi è l’unica persona al mondo che possa scongiurare una guerra che potrebbe riportare l’umanità ad uno stato selvaggio. È disposto a pagare questo prezzo per raggiungere il suo obiettivo, qualunque valore questo obiettivo possa avere per lei? Ascolterà l’appello di uno che ha deliberatamente rinnegato il metodo della guerra, non senza considerevoli risultati? In ogni caso le anticipo le mie scuse se in qualche modo ho sbagliato decidendo di scriverle”.

L’INSTALLAZIONE AL MUSEO DI PHILADELPHIA
Jitish Kallat descrive questa lettera come un invito aperto all’autocritica, attuale ancora oggi che il mondo è attraversato da brutali violenze. L’artista è interessato a bonificare la storia attraverso le azioni e le parole dei personaggi che l’hanno fatta. Nella serie Public Notice per esempio ha messo insieme interventi scultorei e interattivi che allo stesso modo si appropriano dei testi di Gandhi, di Jawaharlal Nehru (primo premier dell’India), e del monaco indù Swami Vivekananda. Rivisitando questi documenti storici, Kallat richiama l’attenzione alle possibilità di pace e di tolleranza in un mondo afflitto dalla violenza e dalla strategia del controllo.

Santa Nastro

http://www.philamuseum.org/

 

 

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.