La voce fatta carne evanescente. Leonard Cohen nel ricordo di Marcello Faletra

Un ricordo d’autore del grande cantautore canadese appena scomparso a Los Angeles. Legato a quel concerto milanese, in compagnia di Roberto Vecchioni…

Leonard Cohen
Leonard Cohen

Ieri, 11 novembre, vi abbiamo informato al mattino della triste notizia con una breve nota semplicemente informativa. Poi in serata alla scomparsa del grande cantautore Leonard Cohen abbiamo dedicato l’ampio e circostanziato omaggio della caporedattrice di musica per Artribune, Claudia Giraud. Ora ci giunge il ricordo del giornalista e scrittore – columnist per Artribune Magazine, fra molto altro – Marcello Faletra, che lo arricchisce di una preziosa esperienza personale: lo trovate qui sotto…

Leonard Cohen è morto. Robert Zimmermann era suo estimatore ed amico. Per certi aspetti divenne il suo alter ego. Negli anni Sessanta, sulla scia di un vertiginoso crescendo rock, fino all’acidità, Cohen scelse di essere una voce lirica. Lontana dai tumulti del rock. Una scelta controtendenza. Eppure, questa scelta apriva una geografia dell’ascolto musicale che coesisteva armoniosamente col diluvio Rock. Questo e quest’altro…potevano diffondersi senza esclusioni.
Oggi, dopo la sua scomparsa, Nancy, Suzanne, The Partisan, Hallelujah… sono fantasmi che si aggirano fra noi. Ieri De André e Cohen… Dylan e Cohen… Baez e Cohen…Nina Simone e Cohen… Chi era Cohen? Era nel verso. Era un poeta. È esistito nelle malinconiche note delle sue canzoni. Per Cohen non c’era canzone che non facesse della parola il suo Orfeo. Scendere, con la grazia malinconica del verso, fino ai confini delle passioni, dove l’irreversibilità del tempo, la sua ineffabile lontananza, si traduceva in un “Hallelujah”; vale a dire il canto inaugurale della vita.
Nel 1988 venne per la prima volta in Italia. Venne al teatro dell’Elfo a Milano. Ero ospite di Roberto Vecchioni, il quale aveva ricevuto per quella circostanza dei biglietti omaggio. Nelle prime tre file c’era il gotha dei cantautori italiani. Un concerto mozzafiato. Erano in sette. Bassista, chitarrista, contrabbasso, tastiere, due coriste, e Cohen. A fine concerto gli applausi furono un uragano. Un concerto-lezione. Cohen andava all’essenziale della voce. Andava all’essenziale delle sonorità. Per molti cantautori italiani conosciuti e in erba, Cohen era il “Song”, era la voce pura della lirica fatta suono. La voce fatta carne evanescente, poesia…

Marcello Faletra

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Marcello Faletra
Marcello Faletra è saggista, artista e autore di numerosi articoli e saggi prevalentemente incentrati sulla critica d’arte, l’estetica e la teoria critica dell’immagine. Tra le sue pubblicazioni: “Dissonanze del tempo. Elementi di archeologia dell’arte contemporanea” (Solfanelli, 2009); “Graffiti. Poetiche della rivolta” (Postmedia Books, 2015), “Memoria ribelle. Breve storia della Comune di Terrasini e Radio Aut nel ’77” (Navarra, 2017), “Camp, postcamp e altri feticci” in “Feticcio” (Grenelle 2017); “Nomi in rivolta: il demone del graffitismo” in “Sporcare i muri”, a cura di Alessandro Dal Lago e Serena Giordano, Derive/Approdi 2018; “Mostri in cornice”, Aut Aut, n° 380 (2018); “Hyperpolis. Architettura e capitale” - con Serge Latouche (Meltemi 2019). È redattore di “Cyberzone” ed editorialista di “Artribune”. Insegna Fenomenologia dell’immagine e Estetica dei New Media all’Accademia di Belle Arti di Palermo.