McDonald’s in tribunale. Ha plagiato l’opera (e il nome) dell’artista americano Dash Snow

A intentare presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti la causa per violazione del copyright è Jade Berreau, ex compagna dell’artista dal quale ebbe anche un figlio

A sinistra il graffito di Snow, a destra la grafica usata da McDonald
A sinistra il graffito di Snow, a destra la grafica usata da McDonald

La storia di grandi aziende che si appropriano inopinatamente e di fatto illegalmente dell’opera di artisti – particolarmente di street artists o graffitisti – non è certo nuova, come non è nuovo il fatto che i contrasti che ne nascono finiscono prima o poi davanti a un giudice. Era accaduto un paio di anni fa allo stilista italiano Roberto Cavalli, accusato da un trio di graffiti artists – Jason Williams, Victor Chapa e Jeffrey Rubin, noti come Revok, Reyes e Steel – di aver copiato un loro murale a San Francisco replicandolo su diverse creazioni della linea Just Cavalli. Più recentemente, all’inizio di quest’anno, a finire nella bufera era stata un’altra azienda della moda italiana, Moschino, chiamata in causa – nella persona del direttore creativo e designer Jeremy Scott – dall’artista di Brooklyn Joseph Tierney, meglio noto come RIME. Casus belli? Il plagio dell’opera Vandal Eyes, riprodotta – a detta dell’artista – in copia esatta su alcuni abiti di Moschino, come quello indossato da Katy Perry al Metropolitan Museum of Costume Art Institute Gala. Ora la questione si ripropone, e con maggior clamore, visto che a fronteggiarsi sono una multinazionale come la leader dei fast food McDonald’s e un artista celebre e a suo modo mitologico come Dash Snow, scomparso giovanissimo nel 2009.

RIBELLE, CONTESTATORE, SREGOLATO
La denuncia arriva da Jade Berreau, ex compagna dell’artista dal quale ebbe anche un figlio, che ha intentato una causa per violazione del copyright presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti di Los Angeles. Sostenendo che la catena abbia utilizzato l’opera di Snow “come arredamento in centinaia di ristoranti McDonald’s, usando ingannevolmente il suo nome e la sua firma, tanto da indurre a pensare che lui abbia creato tutte le opere presenti nei locali”, come ha dichiarato alla rivista The Fashion Law. “Hanno usato anche una firma stilizzata del suo pseudonimo SACE, una copia sfacciata del suo lavoro“. Ad aggravare il presunto plagio – ognuno può giudicare dalle due immagini qui sopra – il fatto che McDonald’s abbia utilizzato queste immagini anche nella campagna mediatica, e che Snow sia stato menzionato per nome in almeno un articolo di stampa, “sotto il falso presupposto che lui stesso abbia autorizzato l’uso del suo materiale”, puntualizza Berreau. Ma a rendere particolare questa nuova disputa legale c’è soprattutto la personalità dell’artista coinvolto: un contestatore degli ordini costituiti, un ribelle abituato alle droghe e al carcere, appartenente alla ricchissima famiglia De Menil, ma sempre contrario alle logiche commerciali e finanziarie. Delle quali ora si trova, con McDonald’s, ad essere involontario testimonial…

Massimo Mattioli

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.