Centro Pecci di Prato. Il direttore Fabio Cavallucci sarà confermato dopo la mostra inaugurale?

A 48 ore dall’inaugurazione del museo rinnovato torna d’attualità il rinnovo del contratto del suo direttore, in scadenza nella primavera 2017. La riconferma non sarebbe scontata

Fabio Cavallucci
Fabio Cavallucci

Non è detto che nel 2017 non ci sia un Cavallucci bis”. Getta acqua sul fuoco Irene Sanesi, presidente della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana, l’organo nato nell’estate 2015 per la gestione del Centro Pecci di Prato, formato dall’Associazione Culturale Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci Prato e dal Comune della città toscana, con il contributo della Regione. Perché stando ai rumors il mancato rinnovo del contratto del direttore del museo, in scadenza a primavera 2017, potrebbe suonare come una bocciatura anticipata del suo lavoro, che lo metterebbe nella paradossale condizione del dead man walking, chiamato tra meno di 48 ore a inaugurare uno spazio che ha contribuito a riaprire ma sul cui futuro non avrebbe voce in capitolo. “È vero che Cavallucci chiedeva un rinnovo a lungo termine, ma è anche vero che il nuovo CdA si è insediato solo nella primavera del 2016” continua Sanesi. Morale della favola: rischioso vincolarsi con un matrimonio tra partner che non si conoscono così a fondo, meglio darsi tempo per valutare reciprocamente il modo di lavorare e rimandare la decisione a bocce ferme.

LA POSIZIONE DI CAVALLUCCI
È una decisione che forse Cavallucci non ha condiviso, ma che alla fine ha accettato: ha lavorato e sta lavorando in questi mesi pensando già alla programmazione del Centro per il 2017. Questo è un segno di grande professionalità da parte sua, che non passa certo inosservato”. Sicuri quindi che non si tratti di una bocciatura? “Nell’attuale CdA ci sono tre membri di quello precedente, che hanno votato e scelto Cavallucci come direttore a seguito di una call internazionale” commenta Sanesi, come a indicare che non ci sarebbero motivi per un eventuale clamoroso dietrofront. E rilancia: “porre l’accento su questa questione non rende giustizia al grande lavoro che è stato fatto negli ultimi mesi per arrivare alla riapertura del Centro”. Domanda a bruciapelo, allora, allo stesso Cavallucci: si sente sfiduciato? “Assolutamente no!” la risposta. “Credo che la mancata decisione sulla futura direzione del Centro sia dovuta esclusivamente a questioni di tempo”. Insomma: con tutto il lavoro che c’è da fare per riaprire il museo, la questione contrattuale passa in secondo piano.

Centro Pecci, Sensing the waves, Nuova ala progettata da Maurice Nio (foto Ivan D’Alì)
Centro Pecci, Sensing the waves, Nuova ala progettata da Maurice Nio (foto Ivan D’Alì)

LA LISTA DEI PAPABILI
Fabio Cavallucci, romagnolo classe 1961, arriva alla guida del Centro Pecci nel 2014, dopo l’esperienza di quattro anni alla direzione del Centro d’Arte Contemporanea Castello Ujazdowski di Varsavia. Prima di allora aveva diretto, dal 2001 al 2008, la Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento; proprio in virtù di quell’incarico aveva coordinato l’edizione di Manifesta che si tenne, nel 2008, in Trentino e Alto Adige. Primo contatto professionale con la Toscana, prima dell’arrivo a Prato, nel 2010, quando diresse la Biennale Internazionale di Scultura di Carrara. Chi potrebbe guidare allora il Pecci nel prossimo futuro? Nel caso Cavallucci non venisse riconfermato in pole position viene dato Lorenzo Giusti, nato proprio a Prato nel 1977: direttore del MAN di Nuoro dal 2012 e membro del direttivo di AMACI, l’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, vanta una buona esperienza anche sulla piazza locale (con la curatela di mostre importanti a Palazzo Strozzi e al Centro EX3 di Firenze), garantendo così almeno sulla carta quel dialogo con il territorio che si dice Cavallucci abbia fatto fatica a costruire. Un’altra pista porta a Sergio Risaliti (classe 1962), lui pure pratese: ideatore e direttore (tra 1998 e 2001) dell’esperienza di Palazzo delle Papesse, il centro per l’arte contemporanea di Siena, è stato nel 2007 tra gli artefici dell’apertura del MARCA di Catanzaro. Come outsider viene dato infine Tommaso Sacchi (Milano, 1983), tra 2011 e 2013 ha diretto nel capoluogo lombardo l’ufficio progettuale dell’assessorato di Stefano Boeri: proprio l’architetto lo ha portato con sé a Firenze, quando nel 2014 accetta dal neo-eletto sindaco Nardella l’incarico di assessore alla cultura. Oggi Sacchi, che vanta esperienze curatoriali nell’ambito delle più recenti Biennali di Venezia (sia fronte arte che fronte architettura) e Biennale di Berlino, è responsabile della Segreteria Cultura del Comune di Firenze.

– Francesco Sala

Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
Prato, Viale della Repubblica 277
http://www.centropecci.it/

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.