Coppie che scoppiano. Ulay cita la Abramović per i diritti mentre Brangelina litiga per 25 milioni di opere d’arte

La celebre ex coppia di performer in tribunale: lui ottiene 250mila euro per le royalties sulle opere congiunte realizzate tra il 1976 e il 1988. E in molti si chiedono che fine farà la collezione milionaria di Brad Pitt e Angelina Jolie

Angelina Jolie

Avete presente la performance The Artist is Present, realizzata da Marina Abramović nel 2010 al MoMA di New York? La domanda è quasi retorica, per lettori attenti e appassionati d’arte contemporanea, tanto fu il clamore del progetto, poi confluito in diversi video virali e in un popolare e premiatissimo film. E fra quei video, il più noto resta di certo quello che immortala l’incontro – fra tanti visitatori coinvolti nell’azione – con Ulay, storico partner di Lady Performance nel lavoro e nella vita, prima della rottura del 1988. Un incontro intenso e commovente, da molti letto nei suoi aspetti sentimentali, da altri visto più come una “trovata” comunicativa. Quel che ora è certo è che – non è certo una novità – non si trattava di un riavvicinamento né di una riappacificazione: e a sancirlo, strappando alla vicenda anche i residui barlumi di spiritualità, arriva ora un tribunale olandese, che ha ordinato alla Abramović di pagare a Ulay oltre 250mila euro a seguito di una causa da lui intentata per una violazione del contratto esistente in materia di opere congiunte realizzate tra il 1976 e il 1988. “Marina e io abbiamo condiviso un periodo di intensa collaborazione artistica, e le opere di quel periodo sono di nostra proprietà spirituale comune”, ha commentato l’artista vittorioso. “Io rispetto quello che Marina ha realizzato da allora, tuttavia mi sono sentito in dovere di difendere la mia eredità, i miei diritti morali come coautore e il mio diritto alle royalties concordate dalla vendita di queste opere“.

DA BANKSY A NEO RAUCH
Per una coppia (artistica) che scoppia, o meglio ufficializza e suon di carte bollate la sua disgregazione, ce n’è un’altra che inopinatamente, e quindi ancor più clamorosamente, deflagra. Siamo nel mondo dorato del cinema, parliamo di Angelina Jolie e Brad Pitt, per anni citati come esempio vivente di rapporto inossidabile, uniti dai sei figli (tre dei quali adottivi) e da miriadi di interessi comuni. Fra questi – ecco la ragione per cui anche noi ne parliamo – c’è quello per l’arte contemporanea: e ora, dopo l’istanza di divorzio presentata dalla Jolie, si pone l’interrogativo sulla destinazione della loro collezione, che ha un valore stimato di 25 milioni di dollari. Tanto che nel 2015 Pitt fu posto al settimo posto nella lista dei top art collectors di Hollywood stilata dalla società di ricerca Wealth-X. Gli highlights della raccolta? Molti vi ricomprendono fra l’altro un Banksy acquistato nel 2007 alla Lazarides Gallery di Londra per 1 milione di sterline (circa 2 milioni di dollari di oggi), un Neo Rauch da 1 milione di dollari preso ad Art Basel nel 2009, molte opere di Tristan “Schoony” Schoonraad e dello street artist britannico Dom Pattinson.

Massimo Mattioli

 

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.

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