Museo Madre di Napoli. Le mostre della stagione 2016/2017 puntano sull’arte italiana con Fabio Mauri e Gian Maria Tosatti

Con il MADRE di Napoli si apre un ciclo di news sui programmi dei musei d’arte contemporanea per la stagione espositiva autunno-inverno 2016-2017. Ne abbiamo parlato con il direttore Andrea Viliani.

Cesare Accetta - In Luce, frame dell'opera acquisita dal Madre di Napoli con Toni Servillo
Cesare Accetta - In Luce, frame dell'opera acquisita dal Madre di Napoli con Toni Servillo

La nuova stagione espositiva del MADRE si apre il 3 ottobre nel segno della continuità: l’acquisizione dell’installazione video In Luce di Cesare Accetta (in mostra fino al 28 novembre) – uno dei più importanti fotografi e light designer italiani – prosegue, infatti, il progetto di incremento progressivo della collezione del museo, inaugurando, anche, la programmazione della nuova Project room, collocata al piano terra. Organizzata in stretta collaborazione con lo Studio Fabio Mauri, la mostra Fabio Mauri. Retrospettiva a luce solida (26 novembre-6 marzo) comprenderà, invece, in un percorso appositamente concepito per i singoli spazi del museo, più di cento fra opere, installazioni, azioni e documenti. Con un differente punto di vista, ma complementare alla retrospettiva che la GAMeC di Bergamo dedicherà all’artista romano quasi nello stesso periodo. Infine, dal 17 dicembre al 20 marzo, sarà possibile rivivere il “dietro le quinte” di Sette Stagioni dello Spirito, il progetto pluriennale di Gian Maria Tosatti – promosso e organizzato dalla Fondazione Morra con il sostegno della Galleria Lia Rumma – che ha coinvolto l’intera città di Napoli dal 2013 al 2016.
Abbiamo parlato con direttore del museo, Andrea Viliani, di aspettative e progettualità della stagione che va a cominciare. Partendo da un riflessione su quella precedente.

C’è qualcosa nella programmazione dello scorso anno che ha deluso le sue aspettative o al contrario l’ha invece sorpresa?
Nel 2016 il MADRE ha avviato un nuovo progetto dedicato alla collezione permanente come archivio “in azione” dell’arte in Campania: un archivio rivolto sia al passato, che ricostruisce e ritrasmette, che al presente, di cui sonda le necessità, mettendosene al servizio. Per_formare una collezione. Per un archivio dell’arte in Campania è un progetto dalle grandissime potenzialità, come è risultato già nel 2016 con le narrazioni documentali ed esperienziali di Brigataes e Cesare Accetta, mentre nel 2017 il museo commissionerà ad alcuni giovani artisti progetti che, oltrepassando il concetto di opera o ricerca, divengano “archivio di futuro”.

Fabio Mauri - Ricostruzione della memoria a percezione spenta, 1988
Fabio Mauri – Ricostruzione della memoria a percezione spenta, 1988

Su quale aspetto crede che il suo museo debba migliorarsi?
Rafforzare la funzione del museo come strumento di ricerca, in una sempre più stretta relazione/identificazione anche con l’ambito universitario. Comunicare e promuovere l’enorme patrimonio culturale di questo territorio – fra archeologia, arte, musica, teatro, cinema, scienze, riallacciando anche il rapporto con saperi artigianali e filiere produttive – in modo da far divenire il museo un attivatore di contemporaneità, ma non solo nel suo ambito specifico.

Qual è l’identità della programmazione di quest’anno: su cosa puntate?
L’arte italiana è il fulcro della programmazione 2016, con mostre, anche nel loro impianto metodologico, proposte come possibili narrazioni critiche dell’arte italiana in generale: le grandi retrospettive di maestri quali Mimmo Jodice (ancora in corso fino al 24 ottobre N.d.R.) e Fabio Mauri, la mostra-diario Sette Stagioni dello Spirito di un artista più giovane come Gian Maria Tosatti, i progetti sulla collezione.

In che proporzione le vostre mostre sono interamente prodotte dal museo, coprodotte con altre istituzioni o acquisite da soggetti esterni? Con quale variazione rispetto agli anni precedenti?
Tutte le mostre del 2016 sono prodotte dal museo, mentre nel 2015 e 2017 sono state e saranno diverse le co-produzioni. Occorre però rafforzare la possibilità di presentare le nostre produzioni all’estero, soprattutto quando dedicate all’arte italiana. E per far questo, forse, bisognerebbe concedersi di fare meno mostre ma con il lusso della ricerca e dell’approfondimento, proponendo progetti che siano in grado di generare nuova storia dell’arte e di parlare quindi ad un pubblico più ampio di quello abituale per i musei italiani.

– Claudia Giraud

http://www.madrenapoli.it/

 

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).