Mosca accusa le fotografie di Jock Sturges di pedofilia. E ne chiude la mostra

In Russia mostra del fotografo statunitense Jock Sturges chiusa per una protesta pubblica di attivisti conservatori. Foto scattate in colonie nudiste accusate di pedopornografia

Jock Sturges, Absence of Shame
Jock Sturges, Absence of Shame

Che la Russia, disorientata da un assetto sociale che in pochi decenni l’ha radicalmente trasformata, da dilanianti sperequazioni economiche, da una guida politica che più divisiva non potrebbe essere, sia da tempo terreno anche di sperimentazioni creative decisamente estreme, non è certo una novità. Basterà solo ricordare le scorribande spesso giocate sul filo della legalità di gruppi come Voina – fra le loro gesta si ricorda l’assalto a una stazione di polizia di San Pietroburgo con relativo incendio di un veicolo parcheggiato all’interno – o le più celebri Pussy Riots, performer “nudiste” ucraine ma attive in Russia. O le scioccanti azioni dell’artista Pyotr Pavlensky, il quale non ha in passato disdegnato pratiche estreme come cucirsi le labbra o letteralmente inchiodarsi i testicoli al pavimento della Piazza Rossa di Mosca.

“MINACCE DI PERSONE ASSOLUTAMENTE DELIRANTI”
Ma il disorientamento sociale cui si accennava sopra porta anche ad estremizzazioni contrarie: porta ad esempio ad una mostra fotografica chiusa per una protesta pubblica di attivisti conservatori, a causa delle “minacce di persone assolutamente deliranti“. Parliamo dell’esposizione del fotografo statunitense Jock Sturges dal titolo Absence of Shame, aperta dallo scorso 8 settembre al Lumiere Brothers Center for Photography di Mosca ma chiusa nei giorni scorsi dopo che membri del gruppo nazionalista Officers of Russia ne hanno bloccato con la forza l’ingresso. Il motivo? Tra le quaranta opere in mostra c’erano fotografie di adolescenti e delle loro famiglie scattate in colonie nudiste in America. “Gallerie e musei di tutto il mondo non hanno visto pornografia in queste foto”, ha commentato Sturges in un’intervista con la russa Ren TV. La curatrice della mostra Natalia Litvinskaya ha precisato che la decisione di chiudere non ha “nulla a che fare con le accuse di pedofilia”, e che non ci sono richieste in tal senso da parte della polizia o delle autorità. Alcune immagini le vedete nella fotogallery: le definireste pornografiche?

– Massimo Mattioli

www.lumiere.ru

 

 

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.