Festa privata a Palazzo Pitti? Eike Schmidt spiega perché è giusto farla

Il Direttore degli Uffizi criticato per aver autorizzato nei giorni scorsi una cena privata nel cortile dell’Ammannati, avvenuta dopo la chiusura al pubblico. Fruttando al museo 70mila euro utili per restauri e ammodernamenti. Ecco la sua magistrale risposta

Eike Schmidt
Eike Schmidt

Non è certo una novità, che noi di Artribune fin dall’inizio vedemmo di buon occhio il grande concorso franceschiniano per i 20 direttori dei principali musei italiani, per lo spirito innovatore che lo informava e per l’aria nuova che potenzialmente avrebbe apportato a un’amministrazione dai meccanismi spesso asfittici e autoreferenziali. Così come non è una novità il nostro plauso per le prime mosse dei nuovi direttori, i quali – non tutti e non sempre, ma tendenzialmente – mostrano un approccio al proprio incarico in linea con gli standard internazionali, e con le nuove fattispecie economiche e gestionali che la contingenza generale richiede. Fra questi, il più citato e forse il più attivo è il Direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, al quale non facciamo mancare sporadiche critiche, ma più spesso elogi per il piglio direttivo e per l’equilibrio mostrato fra responsabilità culturali e attenzione agli aspetti comunicativi e anche finanziari. Ora proprio da lui arriva un documento che da una parte ci pare esemplare per testimoniare la passione e l’impegno con cui assolve al suo delicato incarico; dall’altra crediamo potrebbe essere assunto a sorta di “vademecum” per un direttore di museo responsabile e libero da zavorre ideologiche e da preconcetti museologici. Lo spunto? La notizia circolata di una presunta festa di “addio al celibato” da lui autorizzata a Palazzo Pitti. Notizia acriticamente assunta a verità – e come ti sbagli – dallo specialista Tomaso Montanari, che dalle colonne di Repubblica assicura che “Mercificare la bellezza è un delitto imperdonabile”, domandandosi – fra l’ilarità generale – se “Ci saranno anche le spogliarelliste?”. Ecco la risposta, integrale, dell’ineffabile mister Schmidt…

LA LETTERA DI HEIKE SCHMIDT
Anche sulla base delle testimonianze riportate miei colleghi preposti al controllo dell’evento svoltosi ieri sera nel Cortile dell’Ammannati di Palazzo Pitti, vorrei calmare gli animi e smontare le inutili polemiche che si sono sollevate in questi ultimi due giorni. Innanzitutto, i fiorentini non devono dubitare della cura e della severità con cui pochi ma efficientissimi funzionari si occupano delle concessioni dei nostri begli spazi monumentali, e anche del fatto che per ognuno di questi eventi vi sono controlli di sicurezza in ogni fase della preparazione. Naturalmente vi è un dibattito sull’opportunità o meno di ammettere questo tipo di feste nei musei, come considerazione generale, d’altra parte se venissero a mancare gli introiti da esse garantiti, dovremmo alzare i prezzi dei biglietti, o rinunciare a restauri, o diminuire gli spazi aperti al pubblico.

Ma veniamo a quanto si è detto e scritto circa l’evento di ieri: si è trattato veramente di una cena aziendale, come dichiarato sin dall’inizio da coloro che hanno chiesto lo spazio, ovvero la ditta Palazzi & Gas Srl di Roma, e non di un addio al celibato, come riportato dai giornali (nessuna delle goliardate che vengono di solito in mente quando ci si riferisce a quel tipo di festa, né balli o altro). C’è stato anche un augurio con battimani al presidente della compagnia che ha pagato il canone, per il suo matrimonio oggi, tutto qui, e del resto il personale delle Gallerie aveva come sempre disposizione di interrompere e far evacuare gli spazi in caso la serata non corrispondesse ai termini previsti negli accordi.

UN PARTY DA 70.000 EURO
L’allestimento nel cortile è stato seguito passo passo dai tecnici e dagli architetti delle Gallerie degli Uffizi e da quelli dell’istituzione “gemella”, la Soprintendenza ai Monumenti, coinvolta paritariamente in ogni fase. Per le richieste di cambiamenti all’ultimo minuto, abbiamo applicato una maggiorazione del canone originariamente previsto, e rinforzato i controlli sui materiali portati e sulla struttura montata nel cortile – “bella” o “brutta” a seconda dei gusti, su quello si può dibattere: i palloni comparsi solo l’ultimo giorno sono serviti a sospendere da terra un mimo, che non aveva nulla di volgare o di eccessivo, con sottofondo di musica classica. Sorprende lo sdegno per un evento che è stato assolutamente in linea con quelli che si sono svolti questo stesso anno anche negli altri musei fiorentini e statali, come del resto è avvenuto nell’arco degli ultimi decenni. La cena di ieri nel cortile dell’Ammannati, avvenuta dopo la chiusura al pubblico aiuta fortemente il museo: il canone prepagato (70.500 euro, più altri 13.000 euro circa per il personale e le varie occorrenze) sarà utilissimo per restauri e ammodernamenti”.

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.