La moda nell’età del rame. Clamorose scoperte dagli studi sulla mummia Ötzi

Un’equipe di scienziati irlandesi analizza vestiario e accessori legati all’Uomo del Similaun. Che aveva un cappotto cucito con almeno quattro pelli diverse

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Negli anni scienziati di ogni provenienza e specializzazione ne hanno esaminato anche i più isolati dettagli, andando a studiare anche le più piccole tracce del contenuto dello stomaco, o della composizione del sangue. Del resto Ötzi, la cosiddetta Mummia del Similaun, quando fu ritrovata nel 1991 sulle Alpi Venoste, ai piedi del ghiacciaio del Similaun, al confine fra l’Italia e l’Austria, pose davanti alla comunità scientifica un caso preziosissimo: un essere umano di sesso maschile, risalente a un’epoca compresa tra il 3300 e il 3100 a.C. (età del rame), conservatosi con caratteristiche uniche grazie alle particolari condizioni climatiche esistenti all’interno del ghiacciaio.

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PELLI DI DIVERSE SPECIE ANIMALI
A nessuno però finora era passato per la testa di andare ad indagare il guardaroba dell’Uomo del Similaun: ci ha pensato il professor Niall O’Sullivan, ricercatore dell’Institute for Mummies and the Iceman in Italy e dell’University College Dublin, che ha poi affidato i risultati della sua ricerca a un testo pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Ne emerge che la faretra e i vestiti associati a Ötzi furono realizzate assemblando pelli di diverse specie animali, almeno sei o sette. In particolare la faretra per le frecce sarebbe realizzata con pelle di una specie selvatica, forse un capriolo, mentre la giacca sarebbe stata cucita con pelli di capre e pecore addomesticate. “Solo il cappotto testimonia la combinazione di almeno quattro pelli e due diverse specie“, precisa lo studio.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.