Attribuita a Francesco Borromini una cappella a Siena, finora terreno berniniano per antonomasia

Si tratta della Cappella del Crocefisso nella chiesa di San Martino, assegnata al celebre architetto del Barocco romano da studiosi della Harvard University e dell’università di Amsterdam

La facciata della chiesa di San Martino, a Siena
La facciata della chiesa di San Martino, a Siena

Se per moltissimi, anche dei più coinvolti con la storia dell’arte, verrà registrata a titolo di inventario, o al più commentata come curiosità, come nuovo contributo, per qualche studioso e specialista questa notizia potrebbe rivelarsi un vero fulmine a ciel sereno. Una mezza bomba che esplode su anni, decenni di ricerche, archivi dissezionati fin nelle più piccole note, analisi comparative che mettono insieme contributi storici, artistici, sociologici, politici. Una congerie che solo chi è consapevole delle tensioni che regnavano nella Roma papale del ‘600, che coinvolgevano in prima linea anche pittori, scultori e architetti, può sapere quanto fosse animosa. Ec in questo quadro, ad assurgere a paradigma anche popolare è rimasta la rivalità, spesso sfociata in contrapposizione, fra Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Qual è dunque la notizia? Che nella Siena finora assegnata alla “sfera di influenza” berniniana, un’importante opera viene ora attribuita proprio a Borromini.

LO STUDIO SARÀ PUBBLICATO A SETTEMBRE DAL BURLINGTON MAGAZINE
Si tratta della Cappella del Crocefisso nella chiesa di San Martino, e ad attribuirla al disegno del celebre architetto del Barocco romano è ora uno studio del professor Joseph Connors della Harvard University e dalla professoressa Machtelt Brüggen Israëls dell’università di Amsterdam, che – come riferisce il Corriere di Siena – sarà pubblicato sul numero di settembre della prestigiosa rivista internazionale The Burlington Magazine. Quale sarebbe la portata a suo modo rivoluzionaria, qualora l’attribuzione fosse confermata e sorretta da convincenti apparati documentali? Sintetizzando, la Siena del Seicento era dominata dalla famiglia Chigi, notoriamente vicina al Bernini, tanto da affidare a un suo disegno la cappella di famiglia nel Duomo di Siena, nota come Cappella della Madonna del Voto. E a creare il legame diretto fra Siena e Roma c’è il ruolo di Fabio Chigi, Papa fra il 1655 e il 1667 con il titolo di Alessandro VII.

LA FACCIATA FU INIZIATA NEL 1613
La chiesa di San Martino, che ospita la Cappella del Crocefisso, accoglie al suo interno molte opere importanti, dalla tela di Domenico Beccafumi raffigurante la Natività di Gesù a quella di Guido Reni con la Circoncisione di Gesù Cristo, fino alla tela del Guercino, il Martirio di san Bartolomeo. Pur risalendo ad epoca medievale, ebbe importanti sviluppi proprio nel ‘600, tanto che la facciata – opera di Giovanni Fontana, fratello del più celebre Domenico – sarebbe stata iniziata nel 1613 e il campanile fu terminato addirittura nel 1738. Opere ricadenti quindi anche nel “regno” di Papa Chigi: che quindi non potrebbe mai essere ignaro della commissione a Borromini, e ne sarebbe anzi il probabilissimo ispiratore…

Massimo Mattioli

 

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.