La pelle di Alexander McQueen ricreata in laboratorio col DNA. Per farci delle borse

Una studentessa inglese estrae DNA dai capelli del celebre stilista morto nel 2010, e lancia il progetto Pure Human. Anche per sollevare l’attenzione sulle lacune legislative che le consentono di farlo

Tina Gorjanc, Pure Human, 2016
Tina Gorjanc, Pure Human, 2016

Capita a volte di leggere, con riferimento ad un’opera postuma o comunque non creata direttamente dal suo ideatore, che la stessa contenga il DNA dell’autore: un artificio dialettico che vuol intendere che l’opera ne rispetta i dettami, lo stile, gli intendimenti. Ora però potrà capitare di leggere l’affermazione in senso letterale: dopo che Tina Gorjanc, una studentessa del prestigioso Central Saint Martins College di Londra, ha annunciato che produrrà una serie di accessori realizzati in pelle umana, ottenuta dal DNA di una persona scomparsa. E non si tratta di una persona qualsiasi, bensì di Alexander McQueen, la star del fashion britannico – anch’egli allievo del Central Saint Martins – scomparso a soli 40 anni nel 2010, ma ancora molto presente nell’immaginario collettivo inglese.

Tina Gorjanc, Pure Human, 2016
Tina Gorjanc, Pure Human, 2016

GRAVI LACUNE LEGISLATIVE
Una provocazione? Certo la componente concettuale nel progetto chiamato Pure Human – per ammissione della stessa studentessa – è molto forte: ma si basa su un fondo di assoluta verità. La Gorjanc ha incaricato un laboratorio di estrarre DNA di McQueen da alcuni suoi capelli, che lo stilista aveva inserito nelle etichette della sua prima collezione, Jack the Ripper Stalks His Victims; e da questo DNA tramite una coltura cellulare sono stati sintetizzati tessuti cutanei geneticamente appartenenti a McQueen, che intende utilizzare per creare borse e accessori, di cui ha esposto dei prototipi realizzati con pelle suina alla mostra di fine corso. Non manca un forte accento provocatorio, mosso dalle lacune legislative in materia genetica: “Se uno studente come me è in grado di brevettare un materiale estratto dalle informazioni biologiche di Alexander McQueen, e nessuna norma è in grado di fermarmi”, ha dichiarato Tina Gorjanc, “possiamo solo immaginare quello che grandi aziende con notevoli finanziamenti potrebbero fare in futuro in questo settore“.

– Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.