Inizia lo YAP FEST 2016 al Maxxi. Lo studio Parasite 2.0 racconta la sua installazione in tre padiglioni

Inaugura oggi lo YAP FEST 2016 e il Maxxi inizia la sua programmazione estiva. Nella piazza del museo romano abbiamo incontrato lo studio Parasite 2.0, vincitore del premio YAP e autore dei tre padiglioni che animeranno la stagione espositiva all’aperto…

Parasite2.0, YAP fest 2016, Maxxi Roma, ph Cecilia Fiorenza
Parasite2.0, YAP fest 2016, Maxxi Roma, ph Cecilia Fiorenza

“Abbiamo progettato innanzitutto un programma e un processo, prima ancora di una forma architettonica. Coerentemente con il tema del concorso, la sostenibilità, abbiamo riflettuto su alcuni temi che ci interessano molto, come l’Antropocene – la nostra era geologica, in cui la presenza umana ha radicalmente modificato l’intero pianeta – e l’Instagram architecture – che trasforma l’oggetto architettonico in una scenografia bidimensionale per selfie” Così i Parasite 2.0  raccontavano ad Artribune il loro progetto di padiglione per gli eventi estivi del Museo nazionale del XXI secolo di Roma, il giorno in cui sono stati nominati vincitori dello YAP MAXXI 2016.
A 4 mesi di distanza, oggi aprirà al pubblico l’installazione MAXXI Temporary School: The museum is a school. A school is a Battleground e la stagione culturale estiva del museo. Sono diversi gli elementi di novità di questa edizione a partire dalla possibilità di estendere il progetto all’intera area esterna del museo, una piazza che è da sempre uno straordinario luogo di incontro per cittadini e turisti.

3 PADIGLIONI E UNA APP PER I SELFIE
Ai tre padiglioni, in perfetto stile Parasite 2.0, è associato inoltre un programma curatoriale di eventi utili ad approfondire la tematica centrale del progetto, attraverso ospiti internazionali. I giovanissimi architetti, anche qui come in altri casi, non si limitano a disegnare e costruire lo spazio ma danno forma a un progetto curatoriale complesso. Inoltre i tre padiglioni diventano palcoscenici in cui il pubblico del museo è invitato ad interagire anche virtualmente attraverso un’applicazione studiata per l’occasione.Attraverso la app, ciascuna struttura diventa la cornice di un green screen per i selfie, che si trasforma con scenari naturali da condividere attraverso i social. “Ci interessa l’idea di trasformare il selfie, ossessione narcisistica attuale, in uno strumento di riflessione e critica sui temi più importanti della nostra contemporaneità – il cambiamento climatico, il mercato della produzione e della trasmissione di informazioni e immagini”. Li abbiamo incontrati in anteprima e ci hanno raccontato il loro lavoro in una video intervista.

– Emilia Giorgi

www.parasiteparasite.com

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Emilia Giorgi
Emilia Giorgi (Roma, 1977) è critica e curatrice di arti visive e architettura contemporanee. Dal 2002 al 2009 collabora con il MiBACT, tra le altre attività alla definizione del programma culturale del museo MAXXI di Roma, dove poi lavora dal 2010 al 2012. Come curatrice indipendente ha collaborato tra gli altri con La Triennale di Milano, la Fondazione Feltrinelli, il Centro Pecci di Prato, l’Istituto Centrale per la Grafica, la Fondazione VOLUME!, la Fondazione Pastificio Cerere (Roma). Nel 2015 cura la sezione Cut and Paste del Padiglione Italiano (diretto da Cino Zucchi) della Biennale di Architettura di Venezia. Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni, scrive per le principali testate italiane, come Il Manifesto, Artribune, Flash Art, Domus, Abitare, Icon Design. Il suo libro più recente è "Giorni come stanze. Riappropriarsi della città" (Libria, 2020). Fa parte del direttivo dell’IN/ARCH Lazio.