Palmyra senza tregua. Ora sono le truppe siriane a saccheggiare il sito archeologico

La denuncia dell’archeologo tedesco Hermann Parzinger: anche i soldati di Assad hanno bombardato colonne e antiche mura per fini militari

L'Arco di Trionfo di Palmira
L'Arco di Trionfo di Palmira

In pochi immaginavano che con la cacciata dei miliziani dell’Isis da parte delle truppe siriane sostenute da raid aerei russi fossero finiti i problemi per il celebre sito archeologico di Palmyra. Ma nessuno probabilmente avrebbe immaginato che gli sviluppi sarebbero stati quelli inquietanti denunciati da uno studioso tedesco durante una due giorni organizzata a Berlino con 170 scienziati, archeologi, architetti, chiamati proprio a studiare le soluzioni per proteggere i siti del patrimonio della Siria devastati dalla guerra.
Palmyra sarebbe in sostanza passata dalla padella nella brace: visto che le spoliazioni nell’antica città sarebbero riprese subito dopo gli ultimi scontri di marzo.
Fin dal 2015 l’archeologo-investigatore Mark Altaweel fu incaricato di mappare la presenza di reperti archeologici provenienti dall’area siriana presso antiquari a mercanti di Londra, scoprendo reperti provenienti dalle rovine di Palmira e Nimrud. Quel che è più grave, quasi paradossale, è che ora sarebbero soldati siriani fuori servizio a condurre scavi illegali e a saccheggiare il patrimonio del sito Unesco. La denuncia arriva da Hermann Parzinger, presidente della Prussian Cultural Heritage Foundation, che al Frankfurter Allgemeine Zeitung ha detto: “la riconquista di Palmyra è stata un’importante vittoria per la cultura, ma questo rende Bashar al-Assad e i suoi sostenitori i salvatori del patrimonio culturale. Anche i soldati di Assad hanno saccheggiato le rovine fin da prima dell’uscita dell’Isis e anche le loro bombe hanno indiscriminatamente colpito colonne e antiche mura, quando questo poteva comportare un vantaggio militare minimo”.

Massimo Mattioli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.