Perché ha vinto Brexit? Dal mondo dell’arte britannico arriva qualche risposta

Munira Mirza: paghiamo all’UE 481 milioni di dollari ogni settimana. Il Segretario di Stato per la Cultura di Cameron: ora la scena artistica e culturale potrà prosperare

Brexit, in una celebre illustrazione del Guardian
Brexit, in una celebre illustrazione del Guardian

La Gran Bretagna contribuisce al budget dell’Unione Europea per 481 milioni di dollariogni settimana. Di questi solo la metà circa viene restituita sotto forma di borse di studio o finanziamenti vari (e solo una piccola frazione di questi destinati a progetti culturali)”. Ragionevoli, condivisibili, pragmatiche, oppure incoscienti, ottuse, autolesioniste: quale che ne sia il giudizio – noi non prendiamo partito in questa sede -, sta nelle parole di Munira Mirza una delle possibili letture della clamorosa affermazione di Brexit. Certo, parliamo dell’ex assessore alla Cultura a Londra sotto il sindaco pro-Brexit Boris Johnson, quindi il suo personale pensiero non sorprende: eppure riesce a centrare il tenore delle riflessioni che – speculazioni a parte – ha portato il 52% dei britannici a votare Leave.

IL BILANCIO DELL’ARTS COUNCIL
Anche perché poi la politica conservatrice mette il dato di cui sopra nel contesto: “pensiamo che il bilancio annuale dell’Arts Council England è di circa 825 milioni di dollari”. Tradotto: in un anno un’istituzione nodale per la cultura UK come l’Arts Council riceve fondi pari a quelli che il Paese versa all’UE in 10 giorni. E queste sono ragioni che segnano, specie chi è ormai nauseato da fumosi o comunque specialistici ragionamenti macroeconomici, e per converso fatica a riscontrare nella quotidianità benefici dall’adesione all’Europa. Ripetiamo, se serve: magari sono ragionamenti basic, ma sono quelli che hanno portato al trionfo dell’OUT.

John Whittingdale, ministro della Cultura per il Governo Cameron
John Whittingdale, ministro della Cultura per il Governo Cameron

PARLA IL MINISTRO DELLA CULTURA DI CAMERON
Ma se le posizioni della Mirza possono dirsi scontate, non altrettanto lo sono quelle di John Whittingdale, a maggio 2015 nominato da David Cameron Segretario di Stato per la Cultura, Media e Sport. “La Gran Bretagna ha un grande successo sulla scena artistica e culturale, liberata dalle catene delle normative europee può solo prosperare“. Nel governo conservatore si nascondevano dunque – e si nascondono, ancora – convinti euroscettici? Un nuovo segnale della pessima gestione di Cameron di tutta questa partita: e del fatto che i leavers non si trovano solo nelle contee più rurali e lontane dalla multietnica Londra…

-Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.