Proteste alla nuova Tate. Artiste&attiviste femministe contro l’assenza di Ana Mendieta dalla collezione

Ana Mendieta non è presente con le proprie opere alla nuova Tate Modern? Le femministe non ci stanno. E protestano all’opening del museo inglese

Ana Mendieta - Galerie Lelong, New York 2016
Ana Mendieta - Galerie Lelong, New York 2016

La triste storia di Ana Mendieta è nota a tutti coloro che da tempo seguono le cronache dell’arte contemporanea. Nel 1985, infatti, la donna si trovava nell’appartamento a Manhattan che condivideva con il partner, l’artista Carl Andre. Misteriosamente, durante una conversazione concitata con lui, cadeva dal trentaquattresimo piano e moriva. Alla tragica morte seguì un processo lungo tre anni, quindi la scarcerazione di Andre chiudeva il caso come accidentale.
Perché dopo trent’anni torniamo a parlare di questo drammatico avvenimento? Accade che, in occasione dell’opening della nuova ala della Tate Modern, i gruppi di attiviste femministe Sister Uncuts e WhereisAnaMedieta – un progetto che in memoria dell’artista sostiene le colleghe nella promozione della loro arte – abbiano notato l’assenza delle opere della Mendieta e la presenza invece di quelle del compagno Carl Andre.

Ana Mendieta, On Giving Life, 1975
Ana Mendieta, On Giving Life, 1975

LA PROTESTA
Come riporta il blog Hyperallergic, i manifestanti, riuniti intorno al nuovo edificio, tappezzato di posters e recando al petto rose nere, hanno percorso dalla cattedrale di St.Paul alla Tate Modern la città di Londra scandendo uno slogan, pressappoco così:“Ohi Tate, abbiamo una vendetta, dove diavolo è Ana Mendieta? Andre, Andre, Andre cosa stai facendo, cosa stai facendo mentre stiamo arrivando per te? E infine, un sordido “Sono stata spinta, non sono caduta”, evidente allusione ai fatti del 1985. Ma la marcia è finita a tarallucci e vino. Come racconta Isabella Smith, nel corteo come giornalista e come supporter, i manifestanti hanno superato i cordoni che vietavano l’ingresso al pubblico e hanno raggiunto le porte a vetri mostrando i cartelli con lo slogan Where is Ana Mendieta. Ma sono stati poi invitati ad entrare e a spiegare pacificamente le proprie ragioni. Chi deve aver sudato freddo è stato sicuramente il povero Carl Andre, presente all’opening e nuovamente raggiunto da questa brutta storia.

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3 COMMENTS

  1. Questa storia di ordinaria follia sembra dimostrare che l’associativismo tra persone, a volte aiuta a far degenerare i singoli che compongono il collettivo stesso.

    • uhm , non capisco bene , intendi dire che non hai una buona opinione di queste “femministe” ? premetto, anche se forse non è importante, che dal punto di vista artistico a me personalmente non interessa nè il minimalismo di Andre ne il lavoro della Mendieta : li trovo come due riflessi ribaltati di uno stesso riduzionismo . Certo il processo stabilì che si trattò di un incidente e non è obbligatorio esporre anche il coniuge se uno diventa un artista influente.

      • Queste cosiddette femministe, in un’altra occasione, hanno sporcato con del sangue e della interiora di animale l’entrata di una galleria dove Andre esibiva dei suoi lavori, per ricordare la caduta della Mendieta dal 34 piano.
        Alla scemenza umana non c’è limite…

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