Google invita gli artisti a dipingere sulle pareti dei suoi data center. Ecco foto e video del Mural Project

Quando si parla di Internet si fa spesso riferimento alla sua presunta natura immateriale, fatta solo di bit e flussi di energia. In realtà, l’enorme mole di dati che ogni giorno viaggia sulle reti telematiche non potrebbe esistere senza l’ausilio di un’ingombrante dose di fisicità: computer, cavi, antenne. Per rendersene conto, basta guardare qualche fotografia […]

Quando si parla di Internet si fa spesso riferimento alla sua presunta natura immateriale, fatta solo di bit e flussi di energia. In realtà, l’enorme mole di dati che ogni giorno viaggia sulle reti telematiche non potrebbe esistere senza l’ausilio di un’ingombrante dose di fisicità: computer, cavi, antenne. Per rendersene conto, basta guardare qualche fotografia dei cosiddetti “data center”, enormi edifici che contengono decine e decine di server, le macchine che servono ad ospitare i siti web e a gestire le tante richieste di connessione che arrivano da ogni angolo del mondo.
Com’è facile immaginare, un colosso del web come Google possiede numerosi data center in tutto il mondo. Questi palazzoni, che passano totalmente inosservati per la loro conformazione anonima e la collocazione spesso molto periferica, vengono oggi rivitalizzati grazie al progetto The Data Center Mural Project, una delle tante iniziative che l’azienda di Mountain View ha dedicato alla creatività contemporanea (basti pensare a tutte le iniziative del Google Cultural Institute).

UN WORK IN PROGRESS
Le gigantesche facciate bianche dei centri dati si stanno colorando grazie all’intervento di una serie di artisti specializzati in opere murali.
Per ora due facciate sono state completate: quella di Jenny Odell in Oklahoma e quella di Oli B in Belgio, mentre sono in preparazione altri due interventi a Dublino e in Iowa, a cura di Fuchsia Macaree e Gary Kelley.
Sul sito web del progetto è possibile vedere le opere nel dettaglio, conoscere i loro autori, scoprire il work in progress e persino sbirciare all’interno dei data center, dove ci viene  presentato il personale di Google impegnato nelle attività di tutti i giorni.

– Valentina Tanni

https://datacentermurals.withgoogle.com

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.