Se il barcone degli sponsor copre la vista di Triumphs and Laments. Roma e Kentridge: come fare di tutto per guastare un grande evento di arte contemporanea

L’artista Davide Dormino – ma forse anche altri – non si è fatto sfuggire la battuta: Triumphs and Laments, ovvero Trionfi e lamenti. La fotografia della gestione del grande evento legato all’enorme murale della superstar sudafricana William Kentridge, realizzato lungo i muraglioni del Tevere. Trionfi, per la rilevanza cosmica dell’operazione, la più grande opera pubblica […]


L’artista Davide Dormino – ma forse anche altri – non si è fatto sfuggire la battuta: Triumphs and Laments, ovvero Trionfi e lamenti. La fotografia della gestione del grande evento legato all’enorme murale della superstar sudafricana William Kentridge, realizzato lungo i muraglioni del Tevere. Trionfi, per la rilevanza cosmica dell’operazione, la più grande opera pubblica di uno degli artisti più apprezzati a livello mondiale. Con potenziali anche di attrattiva turistica che solo una città nel perenne caos come Roma può – come sta facendo – trascurare. Lamenti, per quella che noi stessi chiamavamo Kentridgemania: come se fosse la prima volta che un grandissimo artista mettesse piede in città da secoli, una pletora di mostre, raccolte fondi, incontri, interviste, prime pagine, workshop, presentazioni, cene, salotti e con cadute di stile ed eccessi tipici della casa.

SPETTACOLO NEGATO A CHE GUARDAVA DALL’ALTRA PARTE DEL LUNGOTEVERE
L’acme però si è toccata nella serata inaugurale bis, il 22 aprile, che alle 20.30 e alle 22.30 prevedeva un programma teatrale live gratuito a beneficio della cittadinanza con performance sulle musiche originali del compositore sudafricano Philip Miller e Thuthuka Sibisi. La cui visione però è stata a molti impedita dall’ingombrante presenza in acqua di un barcone con a bordo gli sponsor finanziatori del progetto e i loro ospiti vip che, non sazi della cena del giorno prima a Santo Spirito in Saxia, sguazzavano sul natante nel bel mezzo del fiume, in barba a chi era sceso sulle banchine per godersi la rappresentazione a pelo d’acqua. “L’imbarcazione doveva inizialmente posizionarsi sotto il lungotevere dei Tebaldi, accanto a una grossa barca sequestrata. Ma questo ci è stato impedito. Dispiace che sia andata così”, ha ammesso con il Corriere della Sera la stessa Kristin Jones, organizzatrice dell’evento con l’associazione Tevereterno. Risultato? Il barcone è rimasto a fare da barriera interponendosi a lungo tra chi guardava l’evento dall’altra parte del e impedendo anche a molte tv di riprendere adeguatamente lo spettacolo musicale. Il tutto, ad ogni buon conto, ha una sua coerenza: Kentridge aveva inteso fare una rappresentazione allegorica di Roma. E l’arroganza egoista e cinica di chi passa avanti infischiandosene del prossimo ne fa parte alla perfezione. Ad ogni modo, per chi l’altra sera si è vista la visuale ostacolata dal barcone, arriva in soccorso Artribune: con il video che vedete qui sopra, realizzato proprio dall’imbarcazione…

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.