Lo Strillone: William Kentridge racconta il murales del Tevere su Il Messaggero. E poi #MuseumWeek, Matthew Monahan

“L’opera durerà sette anni, le patine di sporco nel tempo diventeranno più sporche e il bianco si scurirà fino a trovare un equilibrio nelle stratificazioni, ma è così che deve evolvere senza essere toccata”. Il Messaggero intervista William Kentridge che aggiunge nuovi particolari all’enorme murales a cui sta lavorando sui muraglioni del Tevere a Roma: […]

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L’opera durerà sette anni, le patine di sporco nel tempo diventeranno più sporche e il bianco si scurirà fino a trovare un equilibrio nelle stratificazioni, ma è così che deve evolvere senza essere toccata”. Il Messaggero intervista William Kentridge che aggiunge nuovi particolari all’enorme murales a cui sta lavorando sui muraglioni del Tevere a Roma: “l’unica accortezza che chiede: ‘Almeno una volta l’anno togliere l’erbetta che cresce tra i massi’. Il percorso del progetto, promosso dalla Tevereterno Onlus guidata dall’architetto Luca Zevi, e prodotta con 600mila euro dalle gallerie Lia Rumma e Marion Goodman, si è trascinato per anni in un limbo di incertezza, tra sospensive e tavoli tecnici, fino all’accordo sancito nel settembre del 2015. Contò molto l’interesse di Franceschini che sanò scrupoli dei suoi uffici”.

Gli italiani primi nella Museum Week di Twitter. È La Stampa ad informare che “sono stati 3.500, di cui 355 solo in Italia, i musei e gli enti culturali in tutto il mondo che hanno preso parte alla terza #Museum Week. Appena conclusasi, la settimana che Twitter dedica all’arte ha registrato una partecipazione crescente: l’hashtag #MuseumWeek ha generato oltre 664mila tweet, visti oltre 294 milioni di volte”. “Per la seconda volta, quello scrigno romano incantato – e classicamente implacabile – di Palazzo Altemps, viene ‘contaminato’ (dopo l’ottimo Maurizio Donzelli) da un’artista contemporaneo, questa volta californiano, Matthew Monahan (1972, Eureka, Stati Uniti), le cui otto opere sono sculture bronzee pensate una ad una in rapporto con i capolavori antichi della collezione permanente del Museo archeologico”. Il racconto della mostra su Il Fatto Quotidiano.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.

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