Lo Strillone: le stime dei danni a Palmira con il figlio di Khaled al Asaad su La Repubblica. E poi musei in crisi, elenci dei restauratori

“Difendeva l’arte, così l’hanno ucciso“. La Repubblica torna a Palmira: “tra macerie, mine e graffiti dell’Is, ecco cosa rimane del sito archeologico, patrimonio dell’Unesco, una settimana dopo la fine dei combattimenti che hanno messo in fuga verso Raqqa i miliziani. E i danni sono incalcolabili”. Ma nel macabro tour incontra uno dei figli di Khaled […]

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Difendeva l’arte, così l’hanno ucciso“. La Repubblica torna a Palmira: “tra macerie, mine e graffiti dell’Is, ecco cosa rimane del sito archeologico, patrimonio dell’Unesco, una settimana dopo la fine dei combattimenti che hanno messo in fuga verso Raqqa i miliziani. E i danni sono incalcolabili”. Ma nel macabro tour incontra uno dei figli di Khaled al Asaad l’anziano archeologo ed ex direttore del museo e del sito di Palmira ucciso dagli jihadisti per esser si rifiutato di rivelare dove erano state nascoste le statue e gli oggetti preziosi portati via quando si ebbe sentore che gli uomini del Califfato stavano per invadere Palmira: “Basti vedere come è stato ridotto il tempio di Bel, dove la famosa ‘cella’ composta dall’altare per i sacrifici, il sancta sanctorum e le nicchie, ciascuna ricavata da un solo blocco di marmo, è stata fatta saltare con 30 tonnellate di esplosivo, dopo due tentativi non riusciti con cariche inferiori di tritolo”. Alla testa di un gruppo di giovani archeologi venuti da Damasco, Hamed Dib, responsa bile del settore museale del ministero della Cultura siriano, sta cercando di fare l’ inventario del disastro: “una stima è difficile, abbiamo appena iniziato a tracciare la mappa del sito e l’elenco dei reperti. Quel che posso dire è che per fortuna almeno 400 importanti oggetti sono stati salvati prima che arrivassero i miliziani del Daesh”.

Dopo gli attacchi a Parigi dello scorso novembre calano drasticamente le presenze al Louvre che perde quasi 700mila visitatori”. Lo scrive Il Giornale, secondo cui la paura del terrorismo colpisce pure la cultura: “i musei perdono 8 milioni di visitatori in totale”. L’elenco dei collaboratori restauratori che hanno ottenuto la qualifica dopo aver partecipato al bando di selezione pubblica tiene banco su Italia Oggi: “continuano a emergere discordanze e mancanze che stanno creando sconcerto e confusione. È una situazione che lascia costernati. Non si può continuare a maltrattare i restauratori e i loro collaboratori, persone di indubbio sapere e capacità professionali riconosciute in tutto il mondo. Possedere, o meno, la qualifica per loro significa poter lavorare o rimanere disoccupati”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.