Le 5 cose TOP e le 5 cose FLOP della settimana dell’arte milanese. A insindacabile giudizio della redazione di Artribune

TOP Miart Inevitabile inserire la fiera al primo posto. Solo un lontano ricordo di quell’evento spaesato, disorientato e privo di identità che era fino a qualche anno fa: ora la sensazione è di robustezza, decisione e autorevolezza, supportati da organizzazione impeccabile e da gallerie impegnate a dare il meglio di sé. Con ambizioni di arrivare […]

miart 2016, Milano
miart 2016, Milano


TOP

Miart
Inevitabile inserire la fiera al primo posto. Solo un lontano ricordo di quell’evento spaesato, disorientato e privo di identità che era fino a qualche anno fa: ora la sensazione è di robustezza, decisione e autorevolezza, supportati da organizzazione impeccabile e da gallerie impegnate a dare il meglio di sé. Con ambizioni di arrivare a contare anche sul panorama globale.

Fondazione Carriero – Fontana / Leoncillo
Complice l’affascinante location di Casa Parravicini – edificio quattrocentesco nel cuore di Milano – la Fondazione Carriero mette in scena una mostra potente, accostando due maestri del Novecento uniti dalla passione per la materia. Fontana e Leoncillo dialogano da un piano all’altro dell’edificio, in un discorso composito, il cui vocabolario visivo affonda le radici nei volumi, nel colore e nel rapporto con lo spazio. Pieni e vuoti, forma e materia scandiscono gli ambienti della Fondazione, rendendo omaggio a due artisti capaci di attribuire al termine “informale” una nuova gamma di significati.

FM Centro per l’arte contemporanea – L’inarchiviabile
Di carattere museale anche la mostra ai Frigoriferi Milanesi Inarchiviabile/The Unarchivable. Italia anni ’70, a cura di Marco Scotini, che affronta in maniera molto seria il periodo attraverso le voci più importanti, ma anche quelle meno conosciute, con opere note e altre più rare. Bellissima la carrellata all’ingresso con le photomatic di Franco Vaccari.

L'inarchiviabile, FM Centro per l’arte contemporanea, Milano
L’inarchiviabile, FM Centro per l’arte contemporanea, Milano

BASE e la festa per Le Dictateur
La cosa giusta al momento giusto nel posto giusto: con incroci fra arte, moda, design, architettura che solo Milano può fare al momento. Lo specchio di una città che pare tornata ad essere fulcro delle migliori energie creative del Paese: e intenzionata e restarlo.

Peep Hole – Paolo Gioli
La mostra di Paolo Gioli da Peep-Hole fornisce l’opportunità per la riscoperta dell’opera di un artista nato nel 1942 che dal 1968 ha sviluppato una ricerca coerente tra pittura, fotografia e sperimentazione, che nella mostra trova un racconto esaustivo, intimo, personale e molto approfondito, degno di un museo.

FLOP

Sarah Lucas
Sarà che Massimiliano Gioni e la Fondazione Trussardi ci hanno abituato non bene ma benissimo, organizzando mostre di gran livello in luoghi sempre diversi di Milano, permettendo di (ri)scoprire spazi affascinanti grazie a interventi di artisti che con quegli spazi si confrontavano con dialoghi, conflitti, seduzioni… E l’equilibrio si è sempre trovato, ogni volta differente ma sempre al limite della perfezione. Stavolta invece non ha funzionato: Sarah Lucas è stata letteralmente inghiottita dall’Albergo Diurno, acuendo la stanchezza dell’opera di un’artista che sembra non aver più molto da dire. Va da sé che perdere una partita ogni venti sta nell’ordine delle cose e testimonia del fatto che anche Gioni è umano.

Sarah Lucas, Albergo Diurno, Milano
Sarah Lucas, Albergo Diurno, Milano

Niente opening collettivo delle gallerie
Sarà perché Milano l’ha inventata, la formula, almeno in Italia e almeno su scala così ampia (la primogenitura vera e propria spetta a Torino). Sarà perché la mole di professionisti, addetti e semplici appassionati del mondo dell’arte che si è riversata nei 4 giorni di miart sulla città sembrava il brodo di coltura perfetto per il successo di un’iniziativa simile: ma perché non si è pensato ad una serata di opening coodinato delle gallerie? Che fine ha fatto StartMilano?

PAC latitante
Nessuna critica nel merito, visto che il Padiglione d’Arte Contemporanea non programmava nulla in questi giorni. Ma la critica colpisce proprio questo: perché? Perchè il centro d’arte più storico di Milano non contribuisce alla riuscita di una art week memorabile con un suo evento?

La cena post miart
Fai tutto figo, tutto giusto, tutto tirato, tutto curato. E poi fai una cena modello matrimonio piccolo borghese. Coi tavoli, col branzino, con la lasagnetta. Bello lo spazio, per carità (il Palazzo del Ghiaccio dei Frigoriferi Milanesi), ma per l’ultima di De Bellis qualcuno doveva applicarsi a qualcosa di decisamente più creativo sia dal punto di vista dell’intrattenimento che del cibo.

Niente catalogo per la mostra mostra Inarchiviabile
Per le motivazioni, si veda sopra nella sezione “TOP”. Peccato che una mostra tanto azzeccata, equilibrata e scientificamente notevole, scelga di non documentarsi con un catalogo. Pare che in corso d’opera potrebbe uscire un libro: speriamo…

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