Bartolomeo Pietromarchi è il nuovo direttore del Maxxi Arte. Priorità? Lavoro di squadra e collezione permanente, anticipa ad Artribune

“Il mio primo pensiero operativo? Rafforzare la squadra. La forza del Maxxi deve essere proprio nel perfetto lavoro di equipe: è una struttura molto articolata, il primo impegno di chi si trova in ruoli dirigenziali deve essere quello di tracciare la migliore strategia per ottimizzare le risorse”. Ci sorprende per la prontezza delle risposte, Bartolomeo […]

Bartolomeo Pietromarchi

Il mio primo pensiero operativo? Rafforzare la squadra. La forza del Maxxi deve essere proprio nel perfetto lavoro di equipe: è una struttura molto articolata, il primo impegno di chi si trova in ruoli dirigenziali deve essere quello di tracciare la migliore strategia per ottimizzare le risorse”. Ci sorprende per la prontezza delle risposte, Bartolomeo Pietromarchi, che raggiungiamo al telefono pochi minuti dopo aver appreso della sua nomina a Direttore del Dipartimento Arte del Maxxi. La scelta parte dalla procedura avviata lo scorso 22 febbraio con la pubblicazione di un avviso pubblico, al quale hanno risposto oltre 30 candidati: fra questi la Presidente Giovanna Melandri ha estratto una rosa di tre nomi, avvalendosi della collaborazione di tre esperti come Gianfranco Maraniello (Presidente AMACI e Direttore del MART di Rovereto), Pierpaolo Forte (Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee che gestisce il Museo MADRE di Napoli) e Hou Hanru (Direttore artistico del Maxxi).

NEL FINALE SUPERATI BONACOSSA E SALVADORI
I tre candidati così individuati sono stati Ilaria Bonacossa, Direttore artistico del Museo di Villa Croce di Genova, Alberto Salvadori, Direttore artistico del Museo Marino Marini di Firenze, e appunto Bartolomeo Pietromarchi, già Direttore del Macro di Roma e curatore del Padiglione Italia della 55ma Biennale di Venezia. Nello step successivo la Melandri e Hanru hanno svolto colloqui con i tre candidati, al termine dei quali hanno proposto al Consiglio di Amministrazione il nome di Pietromarchi, che entrerà in carica dai primi di maggio, per un incarico la cui durata è – come da bando – legata a quella della presidenza, ma comunque rinnovabile anche indipendentemente. “Fra le mie prime priorità ci sarà l’implementazione della collezione permanente, spesso punto debole individuato dall’opinione pubblica nel museo romano. È un asset fondamentale, date anche le dimensioni del Maxxi, e per questo intendo spingere ancora l’ottimo lavoro svolto fin qui. Quanto alle mostre”, confida ancora il neodirettore ad Artribune, “la linea generale spetta al direttore Hou Hanru: con il quale c’è perfetto accordo, avendo curato assieme la recente mostra di Nannucci e lavorando attualmente gomito a gomito per quella sull’Iran”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.

11 COMMENTS

  1. Mi sembra sempre più interessante come in italia e non solo la figura autoriale dell’artista sia sempre più sostituita da quella del super curatore che intercetta e gestisce la committenza, avvalendosi poi di artisti che agiscono come comparse e comprimari. Questa tendenza crea un vuoto sostanziale, in quanto il curatore NON è un regista, ossia non propone un’opera d’arte unitaria ma affianca e seleziona opere. Opere sempre più deboli perché gli artisti sono appunto debolissimi. Ma visto che il mercato vende opere d’arte e non curatori, ecco che le case d’asta e le gallerie spingono per caricare le opere debolissime di valore, proponendo sostanzialmente ikea evoluta. Gli artisti sono oggi vetrinisti di lusso, per l’aperitivo in centro a milano (alla vascellari) o per la mostra internazionale impegnata (alla biscotti). Mentre l’artista italiano è in una profonda crisi che ormai è diventata una serena consapevolezza (il vetrinista di lusso o quasi lusso consapevole) i curatori italiani giovani e meno giovani fanno carriera: gioni, bonami, manacorda, cramerotti, de bellis, lo pinto, pietromarchi, bonacossa, ecc ecc. Dobbiamo chiederci dove sia oggi l’opera d’arte, dove sia il centro dell’opera, e chi sia l’artista. Sicuramente non dove stiamo guardando.

  2. Dopo aver rubato come direttore del MACRO ‘mo gli diamo anche il MAXXI?!! Non capirò mai certe logiche di potere..

  3. Sono cariche politiche che non hanno nulla a che vedere con la cultura l’arte contemporanea, che oramai abita altrove.

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