Apre a maggio 2017 il nuovo museo di arte contemporanea di Toronto. Con una collezione che parte dal 2000, una programmazione centrata sulla vita nel nuovo millennio e un grande archivio digitale

Anche Toronto avrà il suo museo: il 2 maggio 2017. Inaugura, infatti, il prossimo anno il nuovo spazio dedicato all’arte del XXI secolo di una delle città più produttive del Canada di lingua anglofona. Il 2017 sarà un grande anno per il mondo dei musei con tante aperture e riaperture in tutto il mondo, dal […]

Mocca, Toronto
Mocca, Toronto

Anche Toronto avrà il suo museo: il 2 maggio 2017. Inaugura, infatti, il prossimo anno il nuovo spazio dedicato all’arte del XXI secolo di una delle città più produttive del Canada di lingua anglofona.
Il 2017 sarà un grande anno per il mondo dei musei con tante aperture e riaperture in tutto il mondo, dal Crystal Bridge a Betonville negli Stati Uniti al Macan in Indonesia e così via a riconfermare che i privati e le istituzioni nell’arte ci credono, in tutto il mondo. Il Mocca (Museum of Canadian Contemporary Art) nasce dall’esperienza del Centro per l’arte contemporanea di Queen Street West, un percorso sviluppato per dieci anni che a partire dal 2017 darà vita ad una struttura museale, sviluppando una programmazione internazionale e una collezione in cui il 2000 segna l’anno di inizio della raccolta.

L’ARCHIVIO AL CENTRO DELLA STRATEGIA
Nella città di Marshall McLuhan, il museo vuole basare gran parte del suo lavoro sullo sviluppo di un archivio digitale di rilevanza per il mondo dell’arte contemporanea, collegato agli archivi specializzati a livello globale, lavorando con il web in modo proattivo e creativo, sviluppando un pubblico più vasto, sia on-site e on-line. Questo “salotto per tutti”, questa agorà, come amano dire i promotori, svilupperà la programmazione e le strategie intorno al concetto di 20/20. Nel 2020 infatti il mondo avrà già affrontato due decenni nel XXI secolo e potrà tirare le fila dell’arte e della vita che caratterizza il nuovo millennio. La sfida canadese sarà proprio questa: attraverso tre mostre ed un programma di eventi collaterali, il Museo cercherà di raccontare cosa significa vivere nel XXI secolo e come gli artisti possono aiutarci a migliorare la nostra visione del mondo globalizzato in cui ci muoviamo. Una programmazione ed una dichiarazione di intenti che pare essere molto vicina alla sensibilità adottata da Fabio Cavallucci nel saggio sulla fine del mondo che fa da incipit alla sua mostra di apertura del Centro Pecci di Prato, già disponibile sulla area blog del sito dello spazio toscano. A curare, invece, i progetti del primo anno a Toronto sono Chantal Pontbriand anche direttrice del Museo, David Liss, sempre membro dello staff e Catherine David del Centre Pompidou di Parigi.

www.museumofcontemporaryart.ca

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