Morto a Torino l’artista Piero Fogliati. Nel più assoluto silenzio. Ricercatore instancabile e appartato, raffinato e sperimentatore

“Fogliati risulta quasi ignorato dalla critica e ignoto al mercato, pur essendo un autentico inventore e un artista finissimo”: parola di Tommaso Trini. Ma siamo nel 1989. Piero Fogliati è morto a Torino, ottantaseienne, lo scorso 25 marzo, la notizia però è stata diffusa da pochissime ore. Non è cambiato poi tanto dalle considerazioni appuntate […]

Piero Fogliati

Fogliati risulta quasi ignorato dalla critica e ignoto al mercato, pur essendo un autentico inventore e un artista finissimo”: parola di Tommaso Trini. Ma siamo nel 1989. Piero Fogliati è morto a Torino, ottantaseienne, lo scorso 25 marzo, la notizia però è stata diffusa da pochissime ore. Non è cambiato poi tanto dalle considerazioni appuntate quasi trent’anni fa da Trini: Fogliati ha continuato a vivere appartato, a operare con un approccio personale e autonomo, e il sistema dell’arte ha sostanzialmente continuato a ignorarlo, salvo rare eccezioni in cui però la sua opera non è mai stata approfondita e valorizzata con continuità e rigore.

LA RICERCA SULLA LUCE
Una ricerca, la sua, che ha inteso anzitutto sollecitare la percezione del fruitore, in un certo senso co-autore delle sue ingegnose e poetiche installazioni, in cui l’arte faceva i conti con la percezione e noi spettatori eravamo coinvolti, sforzando retina e sensi, a viverle e completarle. Attorno a uno studio approfondito della luce, del suono e del colore nascono e si sviluppano, sin dai primissimi anni Sessanta, i suoi lavori.

LE MOSTRE, IN ATTESA DI UNA RETROSPETTIVA
Opere in collezioni importanti – Panza di Biumo, per esempio –, partecipazioni alle Biennali di Venezia del 1978 e del 1986 e una storia espositiva che negli ultimi vent’anni si però sempre più diradata, mentre la sua presenza in mostre museali di ricognizione è stata praticamente nulla. La mostra del 2014 alla GAM, nella sua Torino, ha avuto il merito di offrire una prima panoramica, ma il suo lavoro è così vasto e complesso, anche nella sua dimensione installativo-ambientale, che oggi – seppur con un amaro ritardo – meriterebbe un progetto serio e definito, retrospettivo e filologico, espositivo e contestualmente editoriale. Ma arriverà?

Lorenzo Madaro

 

 

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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro (1986) è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e collabora con Robinson e Artribune. Tra le mostre recenti curate, "Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro" (Galleria Fabbri, Milano, 2019); "‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana" (Castello di Otranto, 2018); "To Keep At Bay" (Galleria Bianconi, Milano 2018); "Spazi igroscopici" (Galleria Bianconi, Milano 2017); "Mario Schifano e la Pop Art italiana" (Castello Carlo V, Lecce, 2017); "Edoardo De Candia Amo Odio Oro" (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); "Natalino Tondo Spazio N Dimensionale" (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); "Andy Warhol e Maria Mulas" (Castello Carlo V, Lecce 2016). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce.

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