Lo Strillone: anche oggi niente Strillone. O meglio uno Strillone al contrario: NON leggete i quotidiani che continuano a spacciare pubblicità per articoli

Le guerre vanno anche combattute, non soltanto dichiarate. Qualche mese fa “autocensurammo” Lo Strillone non tanto per protestare contro un malaffare che riguarda l’informazione su questioni d’arte: anche perché delle nostre proteste, specie quando di mezzo ci sono soldi, molti soldi, non importa niente a nessuno. Lo facemmo soprattutto per mettere in guardia voi, lettori, […]

Quotidiani
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Le guerre vanno anche combattute, non soltanto dichiarate. Qualche mese fa “autocensurammo” Lo Strillone non tanto per protestare contro un malaffare che riguarda l’informazione su questioni d’arte: anche perché delle nostre proteste, specie quando di mezzo ci sono soldi, molti soldi, non importa niente a nessuno. Lo facemmo soprattutto per mettere in guardia voi, lettori, dagli inganni che potete trovarvi davanti aprendo un quotidiano: nel caso di oggi, quelli che si contendono i primi due posti nelle vendite e – teoricamente – nell’autorevolezza in Italia.
Di che (ri)parliamo? Degli ampi articoli che spesso vi capita di trovare dedicati a mostre o eventi d’arte, più o meno meritevoli, più o meno obbiettivi. Perché? Perchè non si tratta di informazione, ma di palese PUBBLICITÀ mascherata da informazione. Riconoscerli è fin troppo facile: sempre ampi e molto dettagliati, corredati da molte immagioni, schede tecniche, generalmente articolo portante supportato da spalle di approfondimento. Con spazi dedicati che, a cose normali, quello stesso quotidiano non riserva neanche alla Biennale di Venezia. Un’anomalia – una delle tante – tutta italiana: del tutto sconosciuta all’estero.
Oggi – sabato 26 marzo – accade clamorosamente sui due quotidiani “leader”, per mostre sì importanti – non ne stiamo mettendo in discussione la qualità, sia chiaro – ma che negli equilibri di una redazione seria e obbiettiva meriterebbero una breve, al massimo una colonnina. E invece il giornale si fa complice di qualcosa che assomiglia molto alla TRUFFA: spacciare per un grande evento una mostra solo perché gli organizzatori della medesima scelgono di drogare la comunicazione. E, quel che è più grave, perché i giornali accettano DENARO per disinformare. Denaro, sia detto solo per inciso, che viene sottratto alla normalissima pratica della pubblicità che si dichiara come tale. E che consente – consentirebbe? – la sopravvivenza delle testate serie e obbiettive. Non comprate quei giornali.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.