Le Sette opere di misericordia di Caravaggio al Quirinale per il Giubileo? Per i tecnici si possono spostare, ma arriva il veto del partito della conservazione

“I tecnici avevano ribadito l’assenza di rischi di integrità dell’opera per l’eventuale spostamento. Tra l’altro non si sarebbe trattato di un semplice prestito a qualche prestigiosa mostra, ma dell’esposizione in uno dei palazzi simbolo di Roma, per l’occasione dell’Anno Santo. Eppure le polemiche hanno avuto la meglio”. Non c’è niente da fare: in Italia non […]

Madonna col Bambino e angeli, da Le Sette opere di misericordia di Caravaggio

I tecnici avevano ribadito l’assenza di rischi di integrità dell’opera per l’eventuale spostamento. Tra l’altro non si sarebbe trattato di un semplice prestito a qualche prestigiosa mostra, ma dell’esposizione in uno dei palazzi simbolo di Roma, per l’occasione dell’Anno Santo. Eppure le polemiche hanno avuto la meglio”. Non c’è niente da fare: in Italia non si sfugge al manicheismo che riesce a ideologizzare tutto, anche in materia di patrimonio artistico. Che è successo? Lo racconta – sue le parole qui sopra – Michele Anzaldi, il deputato del Partito Democratico da sempre attentissimo alle questioni artistico-culturali: in occasione del Giubileo della Misericordia, si era pensato di esporre al Quirinale Le Sette opere di misericordia, il capolavoro del Caravaggio conservato presso il Pio Monte della Misericordia di Napoli.
Ma lo spostamento del ciclo, superato lo scoglio tecnico, si è arenato con quello ideologico: “Polemiche e diatribe”, prosegue Anzaldi in un intervento pubblicato sull’Huffington Post, “hanno costretto il Colle, il cui stile imposto dal presidente Mattarella è apprezzato da tutti, a fare un passo indietro. Il Quirinale ha preferito far sapere di voler rinunciare all’opera, che resterà quindi a Napoli. È stato evitato un possibile danno dalla città campana? Oppure si tratta di un’occasione persa? Stavolta la battaglia lanciata da alcuni intellettuali è apparsa decisamente fuori strada, probabilmente dettata da qualche ideologismo di troppo”. Niente da fare: il manicheismo ancora una volta vince, vanificando quello che “potrebbe diventare uno straordinario strumento di promozione per Napoli”…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.