Il Google Cultural Institute e il Museum of Fine Arts di Bruxelles mettono in rete 19 mostre di Bruegel il Vecchio. Le sue opere come non le avete mai viste

L’arte finalmente in rete. Ad altissima definizione. L’esperimento è naturalmente di Google e basta avere una connessione internet ed essere appassionati di Bruegel Il Vecchio per parteciparvi. L’iniziativa viene da Bruxelles e diventa ancora più significativa in un momento in cui anche la cultura soffre per la serie di brutali attentati che hanno ferito la […]

L’arte finalmente in rete. Ad altissima definizione. L’esperimento è naturalmente di Google e basta avere una connessione internet ed essere appassionati di Bruegel Il Vecchio per parteciparvi. L’iniziativa viene da Bruxelles e diventa ancora più significativa in un momento in cui anche la cultura soffre per la serie di brutali attentati che hanno ferito la città e chiuso molti luoghi pubblici, tra cui anche i musei.
Partner possenti hanno sostenuto l’iniziativa del Google Cultural Institute e del Royal Museum of Fine Arts di Bruxelles: dalla Frick Collection di New York, dalla Gemaldegalerie di Berlino al Metropolitan di New York, dal Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam al Museum of Fine Arts di Budapest, fino alla Royal Collection Trust di Londra e allo Statens Museum for Kunst di Copenhagen. Questa rete di pezzi da novanta ha messo, infatti, insieme diciannove mostre virtuali e dodici dipinti per dare l’opportunità al visitatore di scoprire ad altissima risoluzione i dettagli più nascosti delle opere del maestro fiammingo vissuto nel XVI secolo.

REALE O VIRTUALE?
I percorsi, contemporaneamente connessi a terminali interattivi a Bruxelles, sono corredati di apparati didattici, aneddoti, racconti, strumenti di comparazione, ma anche di una esperienza in video in realtà virtuale. Attraverso il visore Cardboard un video caricato su youtube (e al Museo) si animerà immergendo lo spettatore nel quadro Caduta degli Angeli Ribelli (1562). Si chiama Unseen Masterpieces il progetto di Google che sempre di più si sta affacciando all’arte per esplorare le nuove frontiere dei propri mezzi e che con il Google Cultural Institute sta di fatto progressivamente catalogando una quantità esponenziale di capolavori da ogni epoca. Questo cominciato con Bruegel può essere infatti il numero zero di una esperienza scalabile in grado di cambiare progressivamente il nostro modo di rapportarci all’arte o comunque di fornire un apparato importante di strumenti didattici alle scuole di tutto il mondo e anche a chi non ha l’opportunità di spostarsi, realizzando di fatto, anche se in maniera meno epidermica, il sogno dei viaggiatori collezionisti dell’’800 o il principio del Museo Immaginario vagheggiato da Andre Malraux.

– Santa Nastro

http://www.google.com/culturalinstitute/bruegel/

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.