23 siti archeologici distrutti nello Yemen. Ma stavolta non c’entra l’Isis: sono il risultato dei bombardamenti guidati dall’Arabia Saudita

Ma’rib, Aden, Dhale, Sa’ada, Ta’iz, Hodayda, Shabwa, Hajjah. Cosa sono? Sono siti archeologici distrutti dai bombardamenti nello Yemen: sei antiche città, sei castelli, tre musei, due moschee, quattro storici palazzi, in totale 23 antiche strutture gravemente danneggiate o distrutte, testimoni di una civiltà risalente in qualche caso a 8mila anni fa. Ancora patrimonio culturale vittima […]

Sa'ada, una delle città colpite nello Yemen

Ma’rib, Aden, Dhale, Sa’ada, Ta’iz, Hodayda, Shabwa, Hajjah. Cosa sono? Sono siti archeologici distrutti dai bombardamenti nello Yemen: sei antiche città, sei castelli, tre musei, due moschee, quattro storici palazzi, in totale 23 antiche strutture gravemente danneggiate o distrutte, testimoni di una civiltà risalente in qualche caso a 8mila anni fa. Ancora patrimonio culturale vittima dell’aggressione dell’Isis nella bollente regione mediorientale? No, perché in questo caso responsabili delle distruzioni sono gli attacchi contro la regione guidati dall’Arabia Saudita. Lo ha reso noto Mohannad al-Sayani, direttore dell’organizzazione generale delle Antichità e dei Musei del paese arabo, specificando che fra le vittime dell’aggressione indiscriminata ci sono alcune fra le più antiche e riccamente decorate moschee del mondo. Lo scorso 12 giugno anche Sana’a, la storica capitale, patrimonio mondiale dell’Unesco, era stata bombardata dai sauditi: ma per fortuna la città, assieme ad altri dieci altri siti dello Yemen in corsa per entrare nella Lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco, hanno finora – con l’esclusione di Sa’ada – subito danni minori dagli attacchi aerei.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.